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Street Politics

Scontri tra copti e salafiti la polizia sta a guardare

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Undici persone sono state arrestate in seguito alle violenze settarie tra copti e musulmani alle porte della cattedrale di San Marco del quartiere di Abbasseya al Cairo. Gli scontri sono scoppiati dopo l’intervento delle forze di sicurezza mentre erano in corso i funerali delle quattro vittime delle violenze inter-religiose dello scorso venerdì a Kasous, vicino la città di Qalubiya, a nord del Cairo, che hanno causato due vittime e 89 feriti.

Il corteo funebre era stato attaccato da assalitori sconosciuti, causando i primi incidenti. Gli assalitori sono saliti sui tetti della cattedrale, dopo aver bruciato i veicoli fuori dalla chiesa. All’interno dell’edificio di culto, gruppi di copti hanno iniziato a cantare slogan contro la Fratellanza e il presidente islamista Mohammed Morsi. A quel punto, secondo Nader Shoukry, portavoce dell’associazione Maspero (che ricorda la strage di copti dell’ottobre 2011), «senza ragioni» sono stati lanciati dei gas lacrimogeni all’interno della cattedrale. Si tratta della prima volta che scontri violenti coinvolgono direttamente il principale luogo di culto dei cristiani egiziani. Per questo, i copti hanno criticato duramente la polizia per mancanza di un intervento adeguato. Il cortile della chiesa è stato trasformato in un ospedale da campo. Nel caos, un pickup sul quale erano sistemati alcuni uomini, che mostravano le loro croci tatuate sui polsi, ha fatto ingresso nel cortile della cattedrale. Gli uomini hanno urlato: «vogliono ucciderci». Nella giornata di ieri, sono stati attivati anche comitati popolari per ripristinare la calma intorno alla chiesa. Secondo la stampa locale, quattro tra i copti uccisi a Khasous sono stati colpiti da proiettili. Per il prete della chiesa locale, le violenze sono state causate da una disputa tra una famiglia copta e una musulmana, iniziata tre mesi fa.

Quando lo scontro sembrava finito, un salafita avrebbe molestato una ragazza della famiglia cristiana rivale, dando il via alle violenze. «Alcuni sheikh hanno incitato nei loro sermoni a rivalersi contro i copti», ha detto il prete Suriel della chiesa di Mar Girgis a Khosous. «Le forze di sicurezza sono arrivate tardi e gli scontri sono continuati anche in loro presenza», ha aggiunto l’abouna. Dei vandali mascherati hanno poi dato alle fiamme l’infermeria della chiesa di Mar Girgis e la chiesa battista nelle vicinanze.

Il papa copto Tawadros II ha chiesto che si ritorni subito alla calma per preservare la salvezza del paese, ma ha assicurato che i copti non accetteranno mai «uno stato che non sia laico». Dal canto suo, il presidente Morsi ha detto in un intervento televisivo: «Ogni attacco contro i copti è un attacco contro di me».

Nel contesto di assenza dello stato si ripetono i gravi episodi di settarismo dei mesi seguenti alle rivolte, dimostrando ancora una volta la debolezza delle forze di polizia.

Articolo apparso sul manifesto del 9 aprile.