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Bar Condicio

Sconcertante: la strage di Parigi provocata dalle scie chimiche, qui le prove

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Perché i poliziotti uccisi, quando erano in auto non hanno bloccato la strada ai terroristi? Forse perché si trovavano sotto le raffiche di mitra risponderà il solito stolto. Errore: perché erano parte del complotto, anche se poi sono stati uccisi.

Ma tu guarda, la testa del poliziotto freddato a terra da un colpo di Kalashnikov non è esplosa come un cocomero. Ecco la madre di tutte le prove.

Roba da pazzi, voi credete ancora alla storiella dell’assalto in redazione? Dopo queste prove schiaccianti che avrebbero convinto anche un novello San Tommaso? Siete dei cretini, lasciatemelo dire. Avete la mente intorpidita dalle frottole della propaganda ufficiale.

Anche quella del manifesto, che ospita questo blog. Ma non lo sapete che il primo numero del manifesto è uscito il 23 giugno del 1969, cioè poco meno di un mese prima del presunto sbarco sulla luna? Aaah, ingenui!

E scommetto che neanche sapete che proprio in quello stesso anno Georges Pompidou e Willy Brandt furono eletti presidenti della Francia e della Repubblica Federale Tedesca. Non siete che povere pecore che seguono la massa.

Così probabilmente vi sfuggirà anche che nello stesso anno accadde un altro fatto, Golda Meir diventa primo ministro d’Israele. E a dicembre ci fu la strage di piazza Fontana.

Tutto si tiene come qualcuno di voi avrà finalmente capito: il manifesto fa parte di un disegno nato per convincere anche la sinistra che lo sbarco sulla luna ci fu davvero e poi per sostenere un disegno massonico di portata planetaria che aveva basi poco solide e in Italia aveva bisogno del supporto della sinistra extraparlamentare, creata ad hoc da un gruppo di banchieri riuniti su una portaerei americana al largo delle coste russe.

E ora un pochino di serietà, per quanto possibile.

La strage di Parigi dei nazisti (nazisti sì, proprio così, perché uccidere un uomo sulla base dell’identità è un atto nazista) islamici ha prodotto un’immensa solidarietà mondiale, una nuova presa di coscienza nelle democrazie occidentali.

Come corollario al #jesuischarlie c’è stato l’orgasmo multiplo dei complottisti di tutto il mondo , cui non è parso vero poter disquisire su una messinscena hollywoodiana di proporzioni epiche, seconda solo all’11 settembre.

Un mare di cazzate sparate senza alcuna cognizione di causa, perché la tesi del complotto degli illuminati da sempre affascina e soprattutto spiega con semplicità fatti molto complessi, per capire i quali è necessario studiare, approfondire, ascoltare, leggere, confrontarsi, sentire esperti, testimoni, recarsi sul luogo, leggere le carte, insomma, fare un lavoro giornalistico d’inchiesta.

Con le teorie del complotto, invece, vale la massima ‘tutti giornalisti uguale nessun giornalista’.

Il successo del complottismo è facile da capire: offre facili verità senza poter essere smentito.

Come spiega benissimo e con grande ironia il libro LaScia o Raddoppia. Il sottoprodotto di questa tendenza razionalmente assurda è uno, perfettamente in linea con il livello di partecipazione alla vita politica del paese: una parte dell’opinione pubblica non riesce più a distinguere il vero dal falso e non ha fiducia né nei giornalisti né nelle istituzioni. Figuriamoci dei partiti e della politica.

Un uso distorto della rete (da soli davanti allo schermo a confrontarci solo con chi la pensa come noi, a cercare nei siti più improbabili la conferma delle nostre tesi più assurde) ha ampliato una sorta di onanismo politico-sociale-culturale, alimentando dei circuiti che non fanno controinformazione (magari…) ma promuovono l’assurdo.

Le verità nascoste esistono eccome, i gruppi di potere e di pressione anche. Ma non agiscono certo come se fossimo su un set del Truman Show.

Cari amici complottisti, andate all’osteria, bevete un buon bicchiere. Anzi, più d’uno.

Guarderete il mondo con occhi diversi. Cin!