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Napoli centrale

Scampia, il compost della discordia

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Che ci piaccia o meno in tutte le campagne zero waste si è sempre detto che una delle tecniche più avanzate per il recupero e il riciclo virtuoso dell’immondizia organica è la biodegradazione naturale. A Napoli si è deciso di bandire una gara per un impianto da 20mila e 500 tonnellate di umido annuo, con 7500 tonnellate di compost ottenuto. Luogo individuato: Scampia. E nemmeno il tempo di annunciarlo, a torto o a ragione, si è scatenata la fine del mondo. Il ghetto resta ghetto è un po’ il sentimento degli abitanti che si ritrovano con un carcere, un campo rom per nulla integrato, le piazze di spaccio, i casermoni dell’edilizia popolare e il deserto quanto a servizi e tempo libero. Peccato che ancora una volta a cavalcare il risentimento popolare sia la destra o comunque esponenti di una politica alla Le Pen, come l’avvocato (anche di Maradona) Angelo Pisani presidente dell’ottava Municipalità e fondatore del movimento anti-Equitalia, che su questi argomenti cavalca le sacche di malcontento e di degrado della periferia, come avvenuto poche settimane prima proprio contro” l’accampamento degli zingari”. Poi c’è il capo dell’opposizione in consiglio comunale Lettieri che si dice pronto alle barricate, chi ricorda che la raccolta differenziata è ferma, e chi come il governatore Caldoro che improvvisamente ricorda di volere in quella zona un Policlinico. Il vice sindaco Tommaso Sodano ha dichiarato più volte nelle ultime 48 ore che la decisione è stata presa in comune accordo con le popolazioni e le associazioni del territorio. Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania ha sostenuto proprio oggi che l’impianto deve essere realizzato con tutti i crismi, funzioni secondo le regole e che sia gestito nella massima efficienza ed efficacia. Mandando una frecciatina “Ai troppi profeti di sventura che preferirebbero che non si realizzasse nulla per conseguire i loro interessi concreti”. Il primo cittadino Luigi De Magistris ha assicurato che nel quartiere dell’area Nord non arriveranno più di tre o quattro camion al giorno e passeranno per l’asse mediano in modo da non interferire con la vita dei residenti. Poi c’è l’Ati (azienda d’impresa temporanea) che ha presentato il progetto dopo due gare andate deserte e composta da Ceif, Tecton e Consorzio Gesco. Quest’ultima una cooperativa sociale con a capo Sergio D’Angelo l’ex assessore alle politiche sociali. Se quando tra un mese Palazzo San Giacomo presenterà il bando nessuno si dovesse presentare, il progetto di 14,6 milioni andrà all’Ati finanziata da Banca Prossima, istituto del Gruppo Intesa San Paolo. Ed ecco che entra in gioco anche Luigi Nicolais, attuale presidente del Cnr ed ex ministro che dice di preferire un inceneritore a un sito di compostaggio per un problema olfattivo e visivo. Perché quella della costruzione di un termovalorizzatore cittadino è sempre stato un cavallo di battaglia del (ex?) Pd campano. Lo scontro forse è solo all’inizio, ma va ricordato che il compostaggio aerobico o di digestione anaerobica è un procedimento naturale che segue il principio del riciclaggio e del recupero di materia.