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Islamismo

Saudite: boicottare negozi di biancheria intima

In Arabia saudita i negozi di biancheria intima femminile sono gestiti quasi esclusivamente da maschi che, a volte, approfittano della situazione molestano le donne (vedi il mio libro: Il prezzo del velo). A lanciare in questi giorni una campagna di boicottaggio contro i negozi di lingerie gestiti da maschi è stata la docente di economica all’università di Jeddah, Reem Asaad. Le donne devono poter entrare tranquillamente in un negozio e scegliere la propria taglia. Le donne chiedono di poter gestire i negozi per biancheria intima, i religiosi (che hanno il potere di gestire la totale segregazione delle donne) hanno risposto che questa possibilità esiste ma solo in grandi magazzini frequentati solo da donne! I wahabiti continuano a dettare legge (le donne non possono nemmeno guidare la macchina) e ad applicarle nel modo più trucido (con taglio di mani e piedi, oltre alla pena di morte) senza che l’occidente sollevi il minimo dubbio. Chissà perché? L’oro nero pesa più di qualsiasi violazione dei diritti umani.

  • http://www.uominibeta.org/ dubbioso

    mmm… qua le cose sono due:

    1) i sauditi sono porci e quindi hanno ragione i neocon a proclamare l’incompatibilità arabo-islamica con l’Europa laica e liberale
    2) la denuncia delle saudite (almeno come ripresa dalla femminista Sgrena) è sessismo antimaschile

  • giuliana

    mi dispiace ma l’occidente non ritiene assolutamente incompatibile il fondamentalismo saudita visti gli ottimi rapporti commercaili e poi sull’Europa laica avrei qualche dubbio, soprattutto se parliamo dell’Italia. E poi, purtroppo, i porci ci sono anche da noi. Comunque la denuncia delle saudite è una semplice richiesta del diritto al lavoro accompagnata alla denuncia delle molestie sessuali subite in una società che reclude le donne nel più completo apartheid.

  • danilo recchioni baiocchi

    Condivido l’indigazione per il fenomeno denunciato nell’articolo. In generale ritengo il wahabismo un’offesa alla dignità umana, anche per altri risvolti non legati alla condizione femminile: le punizioni corporali, l’assenza di libertà di espressione, il divieto di praticare culti diversi dall’islam, il trattamento riservato ai gay,…
    Il tema vero introdotto dall’articolo, tuttavia, è lo spazio da assegnare ai diritti umani nelle relazioni internazionali. Fino a che punto devono essere il metro di giudizio dei rapporti dei Paesi occidentali con il resto del mondo? E’ un tema antico e non pretendo di avere la soluzione, ma bisogna vedere le cose anche alla luce della complessità dei rapporti internazionali. Ad esempio, tornando all’Arabia Saudita, in questo momento questo Paese sarebbe vitale per noi anche se non avesse il petrolio, perchè l’Iran sta costruendo missili in grado di raggiungerci. Cioè, in generale, possiamo sacrificare esigenze legate alla sicurezza in nome dei nostri sacrosanti principi? (é ovvio che sono contrario ad ogni relativismo etico che porterebbe a dire: vebbe’, se in Arabia Saudita fanno così, sono le loro tradizioni, bisogna rispettarle, no al neocolonialismo,etc.,…)
    Credo che ci voglia un atteggiamento molto pragmatico, se non altro per il fatto che i Paesi che calpestano i diritti umani sono numerosi e potenti e non è una buona idea unirli tutti contro di noi. Allo stesso tempo dobbiamo, però, essere estremamente rigorosi rispetto a quanto avviene all’interno dei norti confini, perchè se permettiamo forme di sottomissione femminile nei Paesi occidentali, cosa andiamo a predicare all’esterno?
    Proprio perchè sono convinto della superiorità di società basate sul rispetto dei diritti umani penso che nel tempo preverranno, soprattutto in modo incruento. Ma, in certi casi, in molto, molto tempo…

  • amina

    E’ incredibile come Giuliana Sgrena riesca a stravolgere le notizie, tanto gli italiani non sanno leggere l’arabo…e’ persino arrivata a chiamare la denuncia delle donne saudite rivendicazione del “diritto al lavoro”…lo mischia poi con amputazioni delle mani, riservate ai ladri, ma da come la mette lei sembra che siano per le donne che escono di casa o vanno al lavoro…
    Io ho letto i giornali arabi, la protesta iniziata da una docente universitaria (ma come avra’ fatto a diventare docente universitaria se le donne in Arabia Saudita non studiano e non lavorano, come dice Lei?!) e’ effettivamente una reazione alle MOLESTIE di alcuni venditori di biancheria, e sostenuta dalle donne piu’religiose che non vogliono scegliere la biancheria in presenza di maschi! In poche parole, queste donne sono tanto integraliste quanto i religiosi, e anche loro hanno chiesto grandi magazzini gestiti solo da donne dove solo le donne possano entrare.
    Se per lei la divisione dei sessi in Arabia Saudita e’ apartheid, sappia che questi gruppi di donne sono sostenitrici di questo apartheid. Ma se a noi va bene cosi’, a Lei che importa?

  • amina

    caspita, ho dimenticato di aggiungere una cosa: da TRE ANNI esiste una legge in Arabia Saudita che prescrive che in ogni negozio di biancheria intima ci siano commesse donne. La legge e’ stata varata dopo proteste venute da gruppi di donne musulmane che Lei definirebbe “integraliste”, che per motivi religiosi non volevano comprare biancheria in negozi gestiti da maschi che non fossero loro parenti. Comunque, nonostante la legge, molti negozi continuano ad essere gestiti da maschi e contro questo si batte Reem Assad, lettrice all’universita’ Dar-el-hikma (casa della saggezza) di Jeddah.
    Si tratta di una battaglia per una divisione dei sessi ancora piu’ rigida, non certo il contrario.

  • amina

    Per concludere vi mando anche un link in inglese con la foto della bella docente:
    http://www.transracial.net/2009/05/28/we-salute-saudi-lingeria-maverick-reem-assad/

  • Maria

    Non sapevo della questione della lingerie che preoccupa così tanto le nostre sfortunate consorelle islamiche che abitano in una zona ricchissima della terra, quell’Arabia Saudita che sta prendendo troppo la mano in ogni campo. Non serve ribellarsi. Lo sa bene la redattrice di questo articolo. Dove vige sovrano Maometto e la sua legge, non serve protestare. Emigrate, carissime, se potete, ma sarà per voi difficilissimo.
    Maria
    diemme32@libero.it

  • paolo1984

    “Se per lei la divisione dei sessi in Arabia Saudita e’ apartheid, sappia che questi gruppi di donne sono sostenitrici di questo apartheid. Ma se a noi va bene cosi’, a Lei che importa?” amina

    il fatto che a voi (o meglio ad alcune di voi, mica a tutte) vada bene l’apartheid su base sessuale non la rende automaticamente una cosa giusta. in Italia sessant’anni fa c’erano donne (sempre meno col passare del tempo, per fortuna) che, in nome della tradizione, giustificavano l’omicidio del coniuge adultero e sovente la vittima era la moglie. il delitto d’onore, quindi, era giusto solo perchè delle donne lo giustificavano e lo sostenevano?
    Nel Sud degli Stati Uniti c’erano scuole per bianchi e scuole per neri, ospedali per bianchi e ospedali per neri, in Sudafrica lo stesso (il termine apartheid cioè “separazione” viene appunto da lì), oggi quell’esperienza è stata ufficialmente rigettata ed è (giustamente) considerata iniqua.
    Mi domando perchè un domani non possa essere respinta anche l’apartheid tra uomini e donne in Arabia Saudita e in altre nazioni islamiche tradizionaliste. Ovviamente sarà difficilissimo, laborioso, porterà dei problemi come tutte le innovazioni radicali..però secondo me è giusto tentare.

  • alvise

    Anche in Marocco ci sono “femmniste” che non rispecchiano le idee di Giuliana e si battono per un integralismo che va ben al di là del velo.
    Le femministe islamiste marocchine hanno duramente avversato le legge di riforma del diritto di famiglia, anche se andava a favore delle donne. Non sono disposte ad accettare concezioni che possano anche solo apparire come di origine “occidentale”.
    Eppure il nuovo codice prevede un sostanziale miglioramento della condizione femminile in quel paese : la moglie non è costretta, in caso di divorzio a perdere – in ogni caso – i figli; ora è impossibile imporre ad una figlia un matrimonio ; è annullato l’obbligo di un tutore in caso di viaggio all’estero (e questo è per la sig.Maria del post 7, che ignora questo obbligo) ; le molestie sessuali ora sono reato ( ma solo in Marocco) ; la poligamia è praticamente impossibile (occorrerà il consenso della prima moglie); annullata la norma che prevede che in un asse ereditario un figlio riceva il doppio della sorella. etc
    Fino a quando questo blog ragionerà con schemi “laico-occidentali” non aiuterà mai a capire le differenze e il gap.
    Ma questa è una responsabilità di chi lo gestisce.

  • giuliana

    E’ vero che ci sono donne che difendano l’islamismo e le sue discriminazioni delle donne, per favore non chiamiamole femministe.
    g.

  • mks

    e qual’è il problema? arabe, girate senza mutande! mai sentito parlare dei “sanculotti”?

  • camillo

    io leggo molti giornali italiani e stranieri e vorrei dire la mia riguardo le discriminazioni delle donne islamiche ma perche non lasciamo alle donne islamiche questo compito molto serio o vogliamo trasformarle come quelle europee le liberta si ottengono facendo grandi sacrifici pagando anche con la propria vita ma perche non ci facciamo i c…. nostri

  • giuliana

    camillo non so se ti sei accorto ma nell’era della globalizzazione il tuo discorso suona un po’ medioevale, ma certo che non ti riguarda se i diritti delle donne vengono calpestati al di là del mediterraneo o nella nostra stessa città, non sono c… tuoi, ma è un problema anche nostro, almeno delle donne. Leggi sotto

  • giuliana

    Reem Asaad 05 marzo alle ore 6.59 Rispondi
    Ricevo da Reem la donna saudita che ha lanciato la campagna di boicottaggio…
    Dear campaign supporter (in and outside Saudi Arabia):

    As the campaign progressed and its impact is becoming more palpable both on the media and public landscape, I would like to apply more pressure on the industry. I am sending a letter to the mother company in the UK whose Saudi Arabian franchise is in key violation of labor laws (in KSA and maybe other countries). Marks & Spencer is an intimate wear haven to many around the world. Saudi shoppers are frequent visitors to its flagship Marble Arch store. Unfortunately, its Jeddah (KSA) flagship store is where I was completely embarassed and harassed as a customer and a woman. In fact, the campaign was inspired in that very place.

    I had a letter drafted to M&S executive chairman Mr. Stuart Rose, with the details of our complaints and dissatisfaction.

    As a supporter of this cause, here is how you can help:
    1- go to “discussion” tab on this page
    2- copy and paste the letter content on an MS word application
    3- sign the letter right below “Your sincerely” with your LOCATION (e.g. London, Stockholm, Riyadh…etc) and title or job (optional)
    4- Print and mail out the letter to the following address:
    Stuart Rose
    Executive Chairman
    Marks and Spencer Group plc
    Waterside House
    35 North Wharf Road
    London
    W2 1NW
    United Kingdom
    5- place a “sent letter notification” under discussions title (letter of complaint)
    My aim is to have 500+ letter arrive in his mailbox within 1-2 months.

    As usual, thank you for your great support

    Sincerely,
    Reem

  • camillo

    giuliana io ho scritto che i problemi delle donne islamiche e un problema che devono risolvere loro non voi donne occidentali ma non ho scritto e neanche pensato che non mi riguarda se vengono calpestati i diritti delle donne

  • http://30secondi.wordpress.com Lorenzo Declich

    Chiedersi se è giusta o meno un’iniziativa come quella descritta nel post è davvero un grosso nonsense.

    Allora.

    La storia, in “prima persona”, è riportata qui -> http://www.ft.com/cms/s/2/b00c07b6-434e-11de-b793-00144feabdc0.html

    Cito un pezzo:

    In the area of underwear sales, I decided it was time for change. I love my country dearly but we find ourselves in some paradoxical, illogical situations. A woman, even if her hands are covered, can be forced to call on a male shop assistant to look at lacy underwear or G-strings. Sometimes, the assistant will look at her to try and gauge what size she needs. It doesn’t make sense. I find it extremely unpleasant. Women who can afford to, buy their underwear abroad. Marks & Spencer in Marble Arch has become a Saudi colony.

    Chiamare tutto questo “una battaglia di retroguardia” è poco. Pochissimo.

  • giuliana

    @ lorenzo, evidentemente non hai capito, non sai cosa vuol dire per una donna quello che tu stesso hai citato….
    mi dispiace
    giuliana

  • http://hspeed.ch Santo Abela

    Al Manifesto
    io sono contro il Burca e controil Velo Slamico
    gi teve esere una Lege in tuta LEuropa come in Frangia il tivieto del Burca Non solo in Europa ma in tuto L Ogitente gli vuomini Musulmani che costringiono le Donne a Metere il Burca gi teve esere automaticamente sanzioni e boi le Esbulsioni Sono anche contro La Scharia
    gli imam se isano L Otio contro L Ogitente e barlano di Maltratamento alle Donne tevono esere le Sanzione e il La BENenabenale in Cargere e Le Esbulsine in tuta zona Schengen
    comento da Santo Abela

  • http://www.intimomariottishop.com Scilla

    Non c’è pace per noi donne in quella parte di mondo. Ma questo sembra non interessare granché a quelli che hanno voce in capitolo.