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FranciaEuropa

Sarkozy: le mani sulla stampa

Serge Dassault, industriale (aeronautica), senatore dell’Ump (il partito di Sarkozy), già proprietario del quotidiano conservatore Le Figaro, ha l’intenzione di acquisire Le Parisien, un giornale della regione parigina che ha anche un’edizione nazionale, Aujourd’hui en France. (470mila copie vendute ogni giorno complessivamente). Stranamente, era stato lo stesso Sarkozy a sottolineare l’importanza della messa in vendita di Le Parisien: ai giornalisti che cercavano di interrogarlo sulla denuncia di Le Monde contro “ignoti” per violazione del segreto delle fonti (nell’ambito dello scandalo Woerth-Bettencourt), il presidente aveva affermato: “voi giornalisti non vedete mai quello che è importante: vi interessate solo a Le Monde. Cio’ che è importante è il Parisien in vendita”. Dopo questa affermazone di Sarkozy, il senatore-imprenditore-editore Dassault ha fatto la sua offerta al gruppo Amaury, proprietario de Le Parisien.   La redazione è inquieta: “la testata non puo’ essere al servizio di un uomo, di un clan, di un’impresa o di un partito politico”, afferma il Sdj (sindacato dei giornalisti). I redattori del Parisien hanno ben presente come Dassault ha utilizzato un piccolo settimanale locale, La République de l’Essonne, comprato nel 2001. “Ne ha fatto uno strumento di propaganda” , dicono, ricordando che il senatore Dassault è stato anche sindaco di Corbeil-Essonne dal ’95 al 2009, prima di far eleggere un suo protetto, dopo una sentenza che ne decretava l’ineligibilità (ma adesso ci saranno nuove elezoni a Corbeil e Dassault puo’ riprensentarsi nel suo feudo).

Le presidenziali del 2012 sono in vista e Sarkozy prepara il terreno. Ha perso la battaglia di Le Monde, dove ha vinto la corsa alla ricapitalizzazione il trio Bergé-Niel-Pigasse, sgradito all’Eliseo (comunque la redazione ha perso il controllo della testata, in cambio della salvezza economica). L’Eliseo è in guerra aperta con Le Monde, che sospetta il presidente di aver utilizzato i servizi segreti per scorpire da dove provenivano le informazioni compromettenti sul ministro del lavoro, Eric Woerth. I settimanali moltiplicano, in questo periodo, le copertine critiche sul presidente. Ma il presidente ha già messo le mani sulla direzione della tv e della radio pubblica: ormai, i presidenti sono nominati direttamente dall’Eliseo. E si vede. Quest’estate, per esempio, France Inter, la principale radio pubblica, ha fatto fuori i comici che disturbavano l’Eliseo, per offrire, alla ripresa autunnale, dei programmi molto più scialbi e meno critici.

L’arrivo del padrone del Figaro al Parisien preoccupa anche il mondo politico. La prima reazione è stata di cinque deputati della destra, ma fedeli dell’ex primo ministro Dominique de Villepin, nemico e rivale di Sarkozy. Presenteranno una proposta di legge per modificare le norme dell’86 contro la concentrazione nei media, che oggi proibiscono a un solo gruppo di controllare più del 30% della diffusione. I deputati vogliono includere in questo calcolo anche la diffusione locale e non solo quella nazionale. Cosa che impedirebbe a Dassault di comprare Le Parisien, che nella regione parigina vende 300mila copie.