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FranciaEuropa

Sarkozy, già due anni! (e ne restano ancora tre…)

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La sera del 6 maggio del 2007, Sarkozy esultava: con una festa dal gusto discutibile, circondato da personaggi dello show-business, aveva festeggiato da Fouquet’s, sui Champs Elysées, l’elezione alla presidenza della repubblica. Lo aveva votato il 53% degli elettori. Oggi, 6 maggio 2009, il 59% dei francesi (sondaggio Ifop) si dichiara “scontento”. Sarkozy, che aveva abituato i cittadini all’ostentazione del proprio ego, ieri non ha neppure evocato in Consiglio dei ministri la ricorrrenza dei due anni di potere.

  Sarkozy si era fatto eleggere con un programma preciso, che poco per volta ha realizzato: introdurre una buona dose di liberismo in Francia, abbassare le tasse ai più abbienti, valorizzare il lavoro, farla finita con l’assistenzialismo. Sarkozy voleva imporre una svolta all’americana (di Bush). Ma poi è arrivata la crisi. Il presidente parla molto, mette in moto gli strumenti statali per salvare le banche e l’auto, ma non intende retrocedere sul pacchetto fiscale, che ha concesso ai più ricchi lo “scudo” che li protegge da prelievi superiori al 50% del reddito. Il risultato è uno scontento generalizzato. Non solo nelle classi popolari, che peraltro avevano votato ampiamente per lui (il 46% degli operai aveva votato Sarkozy).  Professori universitari, ricercatori, medici, magistrati, giornalisti protestano ed esprimono la loro opposizione alla serie di riforme imposte dall’Eliseo. I funzionari si rivoltano contro la decisione di non sostituire un pubblico dipendente su due (fino al 2012) quando va in pensione. La disoccupazione è salita di 64mila unità nel solo mese di marzo, un record, purtroppo destinato a riprodursi nell’immediato futuro. Le riforme non passano, ma lui non recede: i ricercatori non vogliono l’introduzione del mercato e della concorrenza nell’università, i medici rifiutano la “mercificazione” della sanità pubblica, i magistrati contestano i metodi autoritari della ministra della giustizia, Rachida Dati (che dopo le europee, dove è candidata, dovrà lasciare il posto), i giornalisti puntano i piedi contro la decisone di nominare in Consiglio dei ministri i direttori della tv e della radio pubbliche. Poi ci sono gli internauti, che non digeriscono la “punizione” per chi scarica illegalmente da Internet  (legge a cui è contraria anche una parte degli artisti, perché considerano che sia impossibile da applicare). I senza tetto ricordano ancora gli interventi della polizia e le denunce giudiziarie per le tende degli sdf (senza domicilio fisso) del canale Saint-Martin, che avevano inaugurato la presidenza Sarkozy. Le associazioni umanitarie protestano per le 28mila espulsioni di sans papier l’anno, “obiettivo” imposto al ministero dell’immigrazione e del’lidentità nazionale. I ferrovieri non dimenticano la legge che impone il servizio minimo e la fine del loro regime speciale delle pensioni. Sarkozy è nervoso, perché teme che tutti questi scontenti settoriali si coalizzino. I sindacati , dopo il 29 gennaio, il 19 marzo e il 1° maggio, hanno già convocato altre due giornate di azione, una a fine maggio, un’altra a giugno, dopo le europee.    Ma, politicamente, la principale forza di Sarkozy resta la debolezza dell’opposizione.