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FranciaEuropa

Sarko’ fa il pieno di uranio in Africa

Repubblica Democratica del Congo

Repubblica Democratica del Congo

L’Africa ha ridato il sorriso a Anne Lauvergeon, presidente di Areva, il colosso del nucleare francese, numero uno mondiale del settore, che sta attraversando un periodo di turbolenze dopo la rottura dell’alleanza con la tedesca Siemens, la richiesta di danni per i ritardi accumulati dalla costruzione di un Epr in Finlandia e il bisogno vitale di nuovi finanziamenti per 2,7 miliardi di euro. Nel viaggio-blitz che il presidente Sarkozy conclude oggi  in Africa, sono stati difatti firmati dei contratti molto importanti per Areva. A Kinshasa, Sarkozy ha patrocinato ieri la firma di un contratto tra Areva e il governo congolese per la fornitura di uranio, che riguarda lo sfruttamento della regione mineraria del Katanga e di altri giacimenti del paese. Oggi, in Niger, è stato confermato il contratto firmato il 5 gennaio scorso da Areva con il governo di Niamey per lo sfruttamento della miniera gigante di Imuraren, che quando sarà operativa nel 2012 sarà la seconda al mondo (i francesi sfruttano l’uranio del Niger da 50 anni).  Ma ora Areva  potrebbe avere delle diffcoltà a causa della denuncia presentata da un’associazione tuareg e da una ong di difesa dei diritti del’uomo, per “provocazione alla discriminazione,  all’odio e alla violenza razziale”: vengono chiesti dei conti alla direzione di Areva, per “aver invitato pubblicamente il governo francese a dare allo stato del Niger i mezzi per reprimere i Tuareg”. Le miniere di uranio del Niger si trovano in territirio Tuareg e, malgrado le assicurazioni di Sarkozy sul fatto che la presenza francese “va a vantaggio il più possibile dello sviluppo del paese e della sua popolazione”, i Tuareg trovano che le macerie dei cantieri radioattivi siano lasciate alla portata della gente, senza nessuna precauzione, e che sia in corso un saccheggio delle falde freatiche fossili nella zona. Nel Congo-Kinshasa, la Francia ha fatto un bel colpo, per assicurarsi le forniture di uranio indispensabili per alimentare le 58 centrali nucleari francesi (e i nuovi programmi di Epr già approvati), soffiando il contratto a una filiale del gruppo britannico Brinkley Mining. Con il recente rilancio dell’energia nucleare, di cui la Francia è uno dei principali paladini (ed esportatori di tecnologia nel settore), si è aperta una corsa mondiale all’uranio, che comincia a scarseggiare tra l’esaurimento degli stock militari che vengono riciclati e l’entrata nel nucleare dei paesi emergenti, come Cina, India o Russia. L’Agenzia per l’energia nucleare francese stima che le riserve mondiali di uranio potranno rifornire le centrali del mondo per un secolo. Gli anti-nucleari pensano, invece, che le riserve siano sopravvalutate e che si esauriranno verso il 2030.