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Quinto Stato

Sanità, il governo impugna la legge che stabilizza i precari del Lazio

sanità lazio clap

Il governo Gentiloni, su proposta del ministro per gli affari regionali Enrico Costa, ha impugnato la legge della Regione Lazio sulla stabilizzazione di migliaia di precari della sanità davanti alla Corte costituzionale. La legge regionale 4 del 2017, entrata in vigore solo il 2 maggio scorso dopo anni di attesa e battaglie, non è conforme alla normativa dei concorsi e per questo, precisa il governo, è “in contrasto viola l’articolo 117, terzo comma della costituzione”. Il provvedimento ha stabilito il riconoscimento di un punteggio per gli anni di lavoro prestati dal personale specializzato nella sanità regionale laziale attraverso cooperative e aziende che lavorano per il pubblico.

Dopo dieci anni di commissariamento della sanità laziale, aggravati dal blocco del turn-over, la giunta Zingaretti aveva tirato un sospiro di sollievo. Le stabilizzazioni avrebbero interessato 1.269 contratti a tempo determinato convertiti in tempo indeterminato: 465 medici, 722 tra infermieri e tecnici, 109 altre figure (biologi, farmacisti, analisti, psicologi). Previste le assunzioni di 645 persone (333 medici, 263 infermieri e tecnici e 49 di altro personale) tramite concorso. Per quanto riguarda i precari “esternalizzati” di lungo corso la legge riconosce un punteggio in sede di concorso. La legge è stata concepita per sopperire alle carenze croniche di varie figure professionali e per garantire la corretta erogazione dei Lea. Le Asl laziali non hanno potuto ricorrere all’impiego di personale sanitario stabile a causa del procrastinato blocco del turn-over e delle assunzioni.

Con questa decisione il governo ha creato un precedente che potrebbe interessare molte altre regioni alle prese con la stessa emergenza. Solo ieri l’Emilia-Romagna, ad esempio, ha raggiunto un accordo con i sindacati su nuove assunzioni e stabilizzazioni nel prossimo triennio. In questo caso l’obiettivo è la copertura del turnover al 90%, percentuale unica in Italia. I fondi stanziati sono 25 milioni di euro e serviranno, tra l’altro, alla stabilizzazione di 400 medici ora inquadrati con contratti libero professionali atipici, 80 già quest’anno.

Il coordinamento “La salute non si appalta” che si batte per la stabilizzazione dei precari della sanità ha reagito “con sgomento, preoccupazione e rabbia” alla notizia. I lavoratori del Policlinico Umberto I e Policlinico Tor Vergata di Roma, Casa di Cura “Villa delle Querce”, Coop. “Capodarco”, ASL Roma 1, ASL Frosinone, Sant’Andrea, Pertini, IFO, Spallanzani, e dalle Camere del lavoro autonomo e precario (Clap) sostengono che il governo “ha deciso di attaccare un “precedente normativo importante e un diritto fondamentale”.

Questi lavoratori sono solo “formalmente” partite Iva, ovvero liberi professionisti. In realtà svolgono anche da un ventennio un lavoro subordinato nelle strutture sanitarie regionali. Hanno le stesse competenze del personale sanitario regolarmente assunto, e spesso la stessa esperienza, ma sono pagati di meno e non hanno le stesse tutele. Pur svolgendo fianco a fianco lo stesso lavoro, e con le stesse modalità, non sono riconosciuti come lavoratori di pari grado. E, cosa ancora più importante, senza di loro la sanità laziale chiuderebbe i battenti. “È una questione di giustizia riconoscergli un punteggio per gli anni di lavoro svolto” sostiene il coordinamento che sollecita la Regione di Zingaretti a difendere la sua legge.”La sanità non si appalta” annuncia una nuova stagione di proteste: “gli esternalizzati sono lavoratori in carne e ossa, e non invisibili, e gli spettano dignità e diritti”.

  • Federica Aloisi

    L ipocrisia della regione Lazio è di un livello assurdo con questa legge per la stabilizzazione dei precari!!… La regione Lazio preferisce spendere soldi con questi pseudo concorsi piuttosto che accogliere le richieste del personale sanitario che vuole tornare a casa.
    Infatti, sono anni che la regione Lazio blocca mobilità extraregionale, mobilità volontarie (anche grazie al governo Renzi), ricongiungimento familiare con o senza figli minori di tre anni, a sanitari che, per non finire nel calderone dei precari laziali, hanno deciso di emigrare in altre regioni d Italia effettuando e vincendo concorsi a tempo indeterminato nella speranza di poter tornare, poi un giorno, nelle città dove risiedono i proprio cari.
    Queste procedure avrebbero un costo zero o molto più basso rispetto ai tutti i vari concorsi riservati ai precari ma i voti dei questa gente contano di più rispetto al risparmio economico ed ai diritti dei pochi!
    Sicuramente, accogliere le legittime richieste di questi emigrati non risolverebbe la disastrosa carenza di personale che c è in questa regione ma, almeno, la politica sanitaria del Lazio inizierebbe ad riacquisire una parvenza di legalità che in tutti questi anni non ha mai avuto.