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losangelista

Vilipendio del Giornalismo

Per Sallusti auspicheremmo invece della grazia,  la commutazione della pena, o meglio dell’imputazione: capo piu’ logico della diffamazione ci sembrerebbe  infatti l’accusa di oltraggio al giornalismo. Vero la strumentalizzazione  della nota triste storia e’ un infamia di cui il giudice Cocilovo dovrebbe potersi rivalere  mediante un risarcimento pecuniario commensuratamente salato. Ma la pubblicazione di informazioni false a fini tendenziosi infanga altresi’ il mestiere giornalistico. La difesa di Libero in questo senso (“c’era scritto sull’ANSA”)   e’ significativa e indicativa dello stato del giornalismo oggi in Italia per cui la raccolta diretta di fatti e notizie e’ un dettaglio di secondo piano e l’abilita’ di farlo un mestiere dimenticato. Sarebbe un reato in cui Sallusti ha molti complici: tutti quegli  organi di informazione che fanno della sudditanza al potere la loro pratica quotidiana, quelli che contribuiscono alla valanga quotidiana di corsivi e opinioni sotto spoglie mentite di cronaca, che propinano rubriche fisse sulle gesta mondane  di veline e veline sugli avvenimenti politici, i prestigiosi quotidiani nazionali che citano come fonti autorevoli i tabloid di Fleet street e quelli che spacciano per reportage fotocopie di quotidiani esteri. La stampa insomma che restituisce  quotidianamente l’immagine di un Italia banale, solipsista e provinciale,  il Satyricon nazionale dietro il quale   cresce il baratro fra cittadini e le caste del potere. Non sorprende che una stampa di questo tipo produca istanze di diffamazione, allo stesso tempo la concezione di diffamazione in Italia e’ restrittiva  e punitiva (salvo come si e’ visto le solite eccezioni ed immunita’) il suo  effetto e’ una dissuasione sistemica che produce livelli di autocensura molto maggiori di altre societa’. Sono circostanze che hanno azzerato in questo paese la pratica deontologica di una profesione sempre piu’ approssimativa e genuflessa.