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Rovesci d'Arte

Salento, sbancata necropoli per campo di calcio

Nel Salento, una necropoli con quindici tombe – risalente al IV e III secolo a.C. – è stata distrutta per far posto a un campo di calcetto, con annessi vari. E la polemica infuria, coinvolgendo sindaco e soprintendenza, dopo che un poliziotto in pensione, Franco Arpa, ha denunciato il fatto su un blog e l’area è diventata l’oggetto di un esposto alla Procura della Repubblica. Ma il primo cittadino di Oria ha declinato ogni responsabilità, anzi ha fatto di più: ha rivendicato l’importanza di impianti sportivi per i giovani del paese. Cosa che nessuno obietta, naturalmente, ma proprio lì dovevano sorgere, fra le mura di un monastero del Settecento, in un territorio che conserva importanti tracce messapiche? «Il campetto da calcio – ha detto il sindaco Cosimo Pomarico – è utile alla comunità e ai nostri giovani che possono fare riferimento a un centro sempre a loro disposizione. C’è una scuola calcio per i bambini molto frequentata e una palestra dove tanti ragazzi si ritrovano per tenersi in forma. Un impianto del genere non c’era in città, mentre di siti archeologici, qui a Oria, ve ne sono tanti». Sono anni che la zona è soggetta alle ruspe, ma ogni volta il riaffiorare di reperti archeologici bloccava i lavori. Secondo Arpa, le tombe sono state completamente distrutte e 300 metri cubi di rocce

sono state sbancate.

  • Ahmed

    Evviva il campo di calcio che verra’ usato dai bambini e dai ragazzi. Chi se ne frega di un antico cimitero insignificante. L’uso dei parole e’ cruciale in questi casi. “Necropoli” sa tanto di citta’ dei morti, di chissa’ quale entita’ e valore storico. L’Italia e’ piena di cimiteri antichi, di nessun valore archeologico/storico. In Italia ovunque fai un buco trovi qualche resto di civilta’ precedenti.
    Non si puo’ e non si deve bloccare la vita delle persone per trasformare l’intero paese in un museo (necropoli par-excellence).
    La mentalita’ da museo e’ metafora della necrofilia odierna, che incapace di costruire alcunche’ di nuovo, e’ collassata interpretando – sempre e comunque – qualunque traccia di civilta’ precedenti di valore maggiore della contemporaneita’.
    Non si ha piu’ nessun progetto, quindi ci si rivolge al passato, idealizzandolo, come unica fonte di valore possibile. E’ impossibile valutare caso per caso. Ogni volta che si propone un compromesso (come il rilievo dei manufatti ed il trasferimento in musei – qualora di valore) ecco che entra in gioco la contestualizzazione dei reperti, che sarebbe distrutta dal trasferimento.
    l’Italia possiede un patrimonio archeologico/storico immenso, ben al di la’ delle possibilita’ finanziaria necessaria alla conservazione, valorizzazione e promozione.
    Ogni nuovo sito, se non di valore eccelso, non aggiunge nulla di nuovo e potrebbe ben essere sacrificato per costruire un campo di calcio.
    Viva la vita, no alla necrofilia.

  • Claudio

    Siamo talmente irreticellati dal più ignorante qualunquismo
    che non ci accorgiamo che questo “spirito del tempo” sarà
    letale per la conservazione della nostra antica (ahinoi!)
    cultura.