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losangelista

RUGGINE E METALLO

Angus Young all'opera

Angus Young all'opera

Il concerto degli ACDC al palasport di Anaheim ha ribadito le caratteristiche contemporanee del concerto vetero-rock. Nell’accezione californiana in particolare il format presuppone  un assortimento di fedelissimi decisamente blue-collar giunti di preferenza in mastodontici SUV e pick-up maggiorati per applaudire uno spettacolo dalla prevedibile ipertrofica produzione a base di bombe fumo, milioni di watt di amplificazione e altrettanti in luci degne di un varieta’ di Las Vegas. Come da prassi nelle tournee’ dei grandi gruppi dinosauro marcata anche in questo caso l’assenza di adolescenti e ragazzi in una platea composta, come norma perlopiu’ da padri e  nonni, eventualmente  accompagnati dall’occasionale figlio o nipote. Daltronde i prezzi dei biglietti dai $100 a salire, non erano esattamente filogiovanili.  Evento tipo insomma del consumo del rock come prodotto all’antitesi delle origini del genere: una fruizione commerciale da parte di un obbediente pubblico target. Fatte tutte queste debite osservazioni, una delle formazione piu’ longeve del hard rock ha dato prova della foga che le permette tuttora di proporre metallo alle masse in uno spettacolo che equivale ad una liturgia e come ogni rappresentazione sacra trae forza dalla reiterazione di una semplice formula – in questo caso i riff primoridiali, profondamente venati di blues urlati dalla Gibson di Angus Young. Una messa metallara reverentemente osservata dai fedeli che hanno ululato allo stridere delle corde vocali di un barcollante Brian Johnson mentre Young con divisa da scolaretto d’ordinanza si aggirava per il palco come un malefico folletto progressivamente piu’ esagitato, dimostrando oltre al virtuosismo assolistico una forma fisica davvero impressionante. Un rock proletario cui il pubblico si e’ felicemente adeguato.

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