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Ceci n'est pas un blog

Romasonochi?

La retorica anti-degrado ha di nuovo raggiunto le prime pagine dei quotidiani. Accantonata l’emergenza razzismo narrata come la “la preoccupazione dei residenti” si torna di nuovo sullo stato comatoso della città di Roma, riguardo soprattutto i servizi che non funzionano. Dopo l’Atac, dopo l’articolo del NYT sul degrado capitolino, ieri l’appello di un attore ha rilanciato una nuova ondata di civilismo al grido di “puliamo Roma” e infatti il primo appuntamento, scope muniti, sarà per oggi al Colosseo.

Su questo blog già da mesi abbiamo provato a ragionare sull’ideologia del decoro, sui retakers e sui cittadini che si mobilitano spugnette alla mano. Non tornerò a ripetermi visto che l’interesse di oggi è riguardo proprio quest’ultimo appello, che il sindaco Marino ha fatto proprio ringraziando e che ha rimesso in moto il solito can-can mediatico in cui Repubblica e Corsera, da settimane impegnati a pubblicare le foto dei cittadini sul degrado, si sono tuffati a pesce.

Partiamo da un punto: in questo “dibattito” nessuno parla dell’AMA, l’azienda di servizi che dovrebbe occuparsi di tenere pulita la città e che versa in uno stato disastroso. In parte penso pure che forse è meglio così visto come è stata raccontata la vicenda Atac di queste ultime settimane e che si è conclusa con il sindaco Marino proporre una privatizzazione, o almeno in parte, dell’azienda che da anni viene accompagnata verso il fallimento. Eppure a Roma un problema riguardo la gestione dell’Ama esiste da oltre un decennio e le tariffe pagate dai cittadini romani sono piuttosto care per quel tipo di servizio così scadente. Perché è innegabile che Roma sia una città sporca e che a 2 anni dalla chiusura di Malagrotta non ha ancora un serio programma riguardo stoccaggio e riciclaggio rifiuti.

Un altro punto che salta agli occhi è che forse attori, giornalisti, retakers, bloggers vari, non sanno è che da anni nei quartieri di periferia ci sono esperienze che si occupano di riqualificare pezzi di quartiere per restituirli alla città. Capisco che i nostri media sono impegnati sempre e solo a dare parola a quei comitati capaci di fare campagne razziste. Del resto questi “sinceri cittadini democratici e padri di famiglia preoccupati per le proprie figlie” non è che si distinguono per particolare interesse al bene comune, per le speculazioni nei propri quartieri, per la cementificazione selvaggia di intere aree cittadine. Sono impegnati a fotografare i rom che scavano nei cassonetti o qualche disperato dormire su qualche marciapiede. Non voglio manco partire dall’esperienza delle occupazioni, dei centri sociali, che negli ultimi 2 decenni ne hanno recuperati/riqualificati di spazi, perché non vorrei essere autoreferenziale. Ma sappiate che al di là delle pettorine stacca-adesivi sui lampioni dei retakers esistono diversi cittadini che auto-organizzandosi hanno portato a casa dei risultati importanti. Ad esempio nel quadrante di città in cui vivo mi viene in mente il comitato della Certosa che da 3 anni ha recuperato e ripulito un giardino dove spesso ci svolgono iniziative. Oppure verso Torpignattara il Cdq da mesi si occupa della pulizia del parco dei Sangalli, sfogo intero di un quartiere stretto tra la Casilini e la Tuscolana. Lo fanno, senza elemosinare riconoscimenti dal comune, mettendo insieme i vari pezzi del quartiere, senza nascondersi dietro l’italianità dei rappresentanti. A Portonaccio circa un anno fa è stata recuparata l’area del “Lago della Ex Snia” mentre ora stanno lottando per impedire che la Lidl apra un altro supermercato andando a sottrarre una parte importante del verde cittadino. Al Mandrione, in quel piccolo spaccato di micro-borgata gli abitanti hanno fatto lo stesso, recuperando l’unico pezzo di verde stretto tra la ferrovia e la strada, costruendosi il proprio parchetto con tanto di area cani. Per non parlare del comitato per il Parco di Centocelle o proprio ieri a Cinecittà altri abitanti pulivano il Parco Kora Toukara.

Questi sono alcuni esempi. Del resto ne potremmo fare diversi e in altri quadranti di città periferici, abbandonanati dalle amministrazioni comunali, un po’ per colpa delle politiche di austerity che impediscono ai comuni di investire o spendere, un po’ per colpa di quella politica incapace di ascoltare i bisogni dei cittadini e che al massimo avalla e cavalca soltanto quella degli istinti più beceri e razzisti.

Io ora non so se l’appello di Alessandro Gassman farà breccia, tanto quanto quell’inutile hashtag #Romasonoio, ma una cosa è certa: i romani sono sempre più esclusi dalle decisioni che vengono prese e quella Roma che non si arrende, che critica e contesta sempre più messa ai margini. Forse perché non abbracciano l’ideologia del decoro?

  • Marco 71

    Questa polemica non ha molto senso. Si accostano argomenti ma una cosa non esclude l’altra. Che i romani siano sempre più esclusi dalle decisioni prese forse Gassman lo sa ma perché se “da anni nei quar­tieri di peri­fe­ria ci sono espe­rienze che si occu­pano di riqua­li­fi­care pezzi di quar­tiere per resti­tuirli alla città” questo èbello e se lo dice l’attore Gassman ha meno valore?

  • Martina Battisti

    Io credo che forse alcuni non stiano cogliendo appieno il senso dei problemi di Roma e continuare a parlare di degrado implica accogliere una serie di istanze velleitarie e poco reali. Mi riferisco anche alla chiamata al commento di personalità della cultura che fanno sfoggio di quanto soffrano a essere romani in questa Roma. Vedi Repubblica che in prima pagina pubblica i commenti di Lodoli che ritiene di dover parlare di quanto il sanpietrino di Piazza Venezia sia sconnesso, o Lagioia di quanto soffra a vedere un buco di dimensioni piuttosto modeste (se pensiamo ai quartiere che per dieci anni si sono visti i lavori della metro C a cambiare le loro abitudini o a far cessare le loro attività) a Piazza San Silvestro, o di quanto Melania Mazzucco abbia studiato bene i classici. In una città in cui ha avuto – e continua ad avere – luogo la vicenda di Ponte Mammolo, che vive quotidianamente l’emergenza abitativa, che pensa di risolvere la questione Atac con una privatizzazione e la monnezza in giro dando più turni domenicali agli operatori dell’AMA, il sanpietrino sconnesso di Piazza Venezia mi sembra il problema minore. Che poi io non ce li farei passare proprio i motocicli e le macchine a Piazza Venezia.