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Ceci n'est pas un blog

Roma is the new black

A pochi giorni dal ballottaggio che vedrà la Raggi contro Giachetti opposti per diventare sindaco di Roma, chiunque vincerà si troverà davanti una città profondamente cambiata soprattutto negli ultimi 2/3 anni.
Quel che il voto ha detto, al di là delle sfumature, delle opinioni o delle analisi è uno spostamento netto a destra della popolazione votante. Quel 57% che è andato alle urne ha fatto percepire una cosa chiara: la campagna mediatica contro rom, profughi, occupazioni abitative, ha dato i suoi frutti.

Facendo un rapido calcolo, le formazioni politiche proveniente direttamente dall’area della destra radicale hanno raccolto oltre il 2%.

A questi vanno aggiunti (i pochi) voti di Adinolfi e (i tanti) voti per la Meloni (oltre a quel 2.7% di persone che hanno votato per la lista Noi con Salvini) e un Marchini intorno al 10%, che non vengono da quella stessa area politica ma ne hanno condiviso toni e soprattutto argomenti. Oltretutto, questo blocco che raggiunge un 40% circa è lo stesso che in questi ultimi mesi si è ritrovato al Circo Massimo per la manifestazione del Family Day.

Inoltre, a questi, va aggiunta parte di quel M5S, che ha saputo intercettare i voti delle masse di periferia, senza entrare nel merito direttamente delle questioni che hanno agitato la campagna elettorale (campi rom ad esempio) dando spesso risposte evasive che erano appannaggio dell’intervistatore di turno. Abbiamo una Raggi di sinistra che si fa intervistare dal Manifesto e una Raggi di destra se intervistata dai megafoni della destra.
Per quanto a molti piaccia immaginare che il M5S sia un partito di sinistra e che a Roma gli elettori hanno votato Raggi perché preoccupati dalle privatizzazioni di Acea o Atac, dei servizi, dalla speculazione di un olimpiade etc etc è evidente dal fatto che nei municipi, il voto al M5S è stato meno forte o meno prepotente (come spiegato in sintesi da Giuliano Santoro sul Manifesto). E su certi temi “sensibili” come rom e migranti tra le fila del M5S nazionale abbiamo potuto osservare delle posizioni inconciliabili anche con il semplice buonsenso.

Nel quadrante Roma Est, un tempo un feudo del voto del centrosinistra, l’investimento fatto da alcune formazioni della destra radicale e dalle passeggiate di Salvini fuori i campi rom con tanto di tv al seguito, ha fatto sì che una formazione come Casapound prendesse il doppio della media cittadina (intorno al 2,3 contro l’1,15 complessivo) oppure che Giorgia Meloni fosse più votata di un Giachetti nel quartiere di Tor Bella Monaca. Sono numeri, non esaustivi, ma qualcosa raccontano.

Perché Roma Est? Perché su quel quadrante cittadino sono presenti la maggior parte dei campi nomadi e dei centri d’accoglienza, una manna dal cielo per le destre xenofobe, che partendo da Corcolle, passando per Tor Sapienza, fino a Villa Gordiani, è stato teatro di alcune “sommosse” di “cittadini esasperati” pronti a scende in strada a difendere le “loro donne” e “i loro quartieri”. Nonostante Mafia Capitale inizialmente avesse spento questi fuochi di “rivolta”, mostrando che tra gli sfruttati e tra quelli su cui lucravano c’erano proprio quei rom diventati negli ultimi 3 mesi la piaga romana insieme al “degrado”.
Qualcuno ha fatto presente a chi del perché è stato scelto di concentrare in quella parte di città tutte quelle realtà che oltretutto hanno bisogno di strutture e un intervento completamente diverso? Non credo. A naso l’insediamento in quel quadrante è frutto del fatto che tendenzialmente “è più povero” degli altri o almeno non ha nei pressi zone residenziali o borghesi, quindi come avviene da sempre: scaricare su chi ha già problemi, un’altra complessità che ora fa comodo chiamare “emergenza” è la scelta più facile.

piove piove odore di strada bagnata nell’aria
il clima di una piazza di una città razzista
e indifferente come Roma sa essere
nel volto molto familiare dei miei concittadini
è conflitto
per noi che non vorremmo confini
né una parola falsa come “tolleranza”
potremmo essere più ricchi tutti
ma chi non pensa a sé e al suo piccolo tranquillo idillio
[assalti frontali – in movimento, 1996]

Che a Roma le destre hanno storicamente un peso e una presenza in città non lo scopriamo certo oggi. Ma in questi ultimi 20 anni la situazione è peggiorata. Neanche durante il governo Alemanno si respirava questa tensione. Il progressivo sdoganamento di alcune formazioni politiche ma soprattutto il rendere opinioni politicamente accettabili qualsiasi pulsione xenofoba, islamofoba o razzista, ha fatto sì che questa città perdesse parte di quei meccanismi di solidarietà e di partecipazione nei quartieri.

Quest’ultima campagna elettorale ha mostrato quanto questa spaccatura sia in atto, quanto ormai c’è un progressivo allontanamento dalla politica, tanto che escluso il gruppo di fotografi e giornalisti al seguito, i candidati sindaci hanno sempre trovato piazze tutto sommato vuote. Salvini e Meloni hanno fatto i loro show davanti i campi rom solo ed esclusivamente ad appannaggio delle telecamere, visto che Repubblica o Corriere non hanno mai rifiutato di mandare in diretta via web i loro desolanti show e che i talk show di approfondimento politico fossero sempre pronti a collegarsi col ducetto di turno pronto a scaricare sui rom anni di fallimentari politiche cittadine. Potremmo continuare con mille casi, solo in questi ultimi mesi, che hanno alimentato questo racconto: la retorica del cittadino esasperato che reagisce non per razzismo ma perché non ce la fa più alle angherie “di chi viene da fuori”. Oppure il racconto di quartieri come Tor Pignattara descritti come le roccaforti dell’islam radicale, roba così ridicola che dovremmo commentare con uno sberleffo ma che purtroppo invece va ad alimentare quella stessa retorica razzista.
Ma oltre le molteplici cause che abbiamo indicato in questi mesi servono risposte più che domande. Servono soluzioni e serve un intervento diretto di chiunque si senta a disagio a vivere in questo clima di intolleranza diffusa.

Perché al di là di cosa accadrà dopo il 19 giugno, di chi vincerà, di chi sarà assessore, noi tutti e tutte continueremo a vivere in una città sempre più intollerante e razzista, costretti in un vicolo cieco da chi sostiene che l’antifascismo non abbia più senso perché tanto “i fascisti” non esistono più mentre agitano “la costituzione più bella del mondo” tra chi non la vorrebbe cambiare perché patrimonio dei nostri partigiani e chi sì. Ma chissà quanti di chi ha perso la vita contro i fascisti si sentirebbero a loro agio a vivere in questa città.