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Roma: Che vinca il migliore (tra gli xenofobi)

A Roma è tutto pronto per la battaglia elettorale per il nuovo sindaco di Roma. Cominciano, da destra a sinistra, ad apparire i candidati: Morassut o Giachetti per il PD, Bertolaso per il centrodestra, Vanessa Raggi per il M5S, Marchini per il centro un po’ di qua e un po’ di là fino a quanto pare a Stefano Fassina per la sinistra elettorale. Ma già dalle prime battute abbiamo capito su quale pelle si giocherà questa campagna: rom e migranti vari.

Su questo blog abbiamo già più volte raccontato la deriva razzista presa trasversalmente dalla politica italiana. Del resto non si nascondo neanche più dietro un linguaggio più o meno “politicamente corretto”. No. Ormai la xenofobia è diventata opzione politica su cui confrontarsi non per opporsi ma per definirsi.

Abbiamo raccontato delle polemiche interne e non al PD riguardo la partecipazione di comunità migranti alle primarie del Partito Democratico. Abbiamo raccontato come il circo Barnum dei talk show della politica permettano a Matteo Salvini tanto quanto a Giorgia Meloni e similia di poter esprimere i propri contenuti xenofobi senza che nessuno si opponga, anzi.

Ma procediamo per ordine: il 3 febbraio Giachetti, favorito per le primarie PD, affermava che “Siccome la materia è molto complessa, sarebbe demenziale dire ora le idee che ho. Averla affrontata o con leggerezza, o per dare un contentino a una parte dell’elettorato, ha, se possibile, aggravato le cose” una serie di parole messe insieme che non vogliono dire nulla. Del resto la situazione grave dello stato dei campi rom è anche frutto delle ultime amministrazioni cittadine, da Alemanno a Marino, con soprattutto il primo impegnato a smantellare anche campi regolari per ammassare i rom in quel ghetto sulla Pontina chiamato “La Barbuta”.

Marchini, colui che usa una frase di Gramsci per la sua campagna elettorale, rilancia con un “Io ho una posizione chiara e netta: non sono razzista, però se ci sono persone che vengono in Italia con il presupposto di delinquere e che mandano i propri figli a delinquere ciò non è sopportabile”. I rom, sottolinea Marchini, “sono persone che per la grandissima parte, per loro identità, hanno difficolta ad integrarsi. Penso che si debba togliere l’acqua ai piranas, a quelli che vengono qui per delinquere – conclude -. Una volta fatto questo rimarranno solo quelli che vengono qui per lavorare e comportarsi bene”. Qualcuno spiegasse al bel Marchini che buona parte dei rom è nata in Italia e un 1/3 dei rom è di etnia proprio italiana.

Ancora più oltre è andata la premiata coppia Bertolaso-Meloni viste le prime due uscite: nella prima in solitaria Giorgia Meloni è andata a “passeggiare” nei dintorni di Piazza Vittorio ricordando che “Non sappiamo con precisione quanti cinesi vivano oggi all’Esquilino, che la sinistra ha trasformato nella China Town italiana. Ma a breve ci saranno le primarie del Pd e forse avremo qualche dato in più…”. Che ridere oh. Simpaticissima e originale. Magari ppo spiagasse perché chi vive a Roma, magari vota per le amministrative, non dovrebbe partecipare alla vita politica cittadina. E ci spiegasse pure perché di Roma dovrebbero occuparsi solo i nativi romani. Ma il vero top player nella giornata di ieri è stato Guido Bertolaso che dopo essersi corretto per aver detto che “i rom sono storicamente discriminati” a causa delle ire del leader padano ieri è stato addirittura tragicomico “i figli dei rom, i bambini e spesso anche le donne vadano in giro, allo sbando in città, creando situazioni di illegalità, i piccoli borseggi, rovistare nei cassonetti, ma noi lo risolveremo togliendo i cassonetti. Andremo così a impedire una delle attività più frequenti in tutta la città”.  Il tutto a margine di “un blitz a un mercatino rom” dove a quanto pare hanno sequestrato merce non si sa con quale diritto. Mah.

Infine chiudiamo con il M5S. Per loro basta lo slogan “Roma ai romani” che onestamente non so che voglia dire. Romani romani quanto? Nove generazioni? Cinque come le loro stelle? Tre? No perché dovremmo spiegare anche come possa aver senso uno slogan da ventennio per una città che dovrebbe essere aperta, che già di per se è una miscellanea di razze e culture, che durante gli anni della guerra ha accolto flussi migratori dal sud Italia. Loro sono romani? E quanto?

Nel frattempo Roma è fallita. Stiamo nelle mani di commissari e prefetti e ci aspetta un futuro di lacrime e sangue a suon di privatizzazioni proprio e tagli del personale per le aziende municipalizzate dopo che per anni sono stati “gli uffici di collocamento” dei partiti che si sono ritrovati ad amministare la città.

Chiudo mentre sul sito di Repubblica.It scorre la diretta della “visita” di Salvini al campo rom di Tor Sapienza, seguito da un nutrito gruppo di giornalisti dopo essere stato “accolto” da una decina di cittadini del quartiere. Sarebbe curioso chiedere a Repubblica cosa ha di giornalisticamente rilevante l’ennesima carnevalata anti-rom del leader padano, a cui quasi mai viene chiesto del suo collega di partito della regione Lombardia che nascondeva le mazzette in frigo. Lui “se ha sbagliato deve pagare” mentre per negri, rom e musulmani vari è pronta una bella ruspa quando nel frattempo nel civile nord Europa vengono dati alle fiamme alcuni luoghi che dovevano essere destinati ai profughi. Se mai accadrà una cosa simile da queste latitudini almeno per favore risparmiateci l’eventuale indignazione.

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