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losangelista

R.i.p.

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La scorsa settimana il New York Times ha licenziato altri 100 dipendenti. Al Washington Post hanno annunciato un altra tornata di incentivi al prepensionamento, qualche giorno prima 50 dipendenti erano stati messi alla porta dal Los Angeles Times, gli ultimi di una lunga, apparentemte inarrestabile emrorragia di peronale e di pagine. Gli ultimi mesi inoltre hanno visto una serie di testate passare all’esclusiva pubblicazione online: lo ha annunciato il Christiam Science Monitor, lo hanno fatto il Rocky Mountain News e il Seattle Post Intelligencer,  sara’ probabilmente costretto a farlo il San Francsico Chronicle. Ieri la holding Chicago Sun-Times, proprietaria di 59 quotidiani, ha dichiarato la bancarotta, cosi’ la Windy City diventa la prima citta’ ad essere servita da due giornali (l’altro e’ il Tribune) in amminsitrazione controllata.  In alcuni casi la crisi e’ figlia di speculazioni finanziarie,  il caso della Tribune Company (parent anche del LA Times) , salassata e fatta a pezzi dal bancarottiere Sam Zell; le altre vittime sono affette da anemia cronica di utili. Nulla di nuovo OK ma si comincia ad avere la netta sensazione che la morte annunciata della carta stampata (del giornalismo?) si stia inesorabilmente avverando, una sensazione malinconica resa piu’ amara dalla completa assenza sull’orizzonte di un nuovo business model .