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FranciaEuropa

Rifiutata la nazionalità francese a un uomo con la moglie in burqa

La notizia è arrivata proprio al momento opportuno, per ridare un po’ di slancio a un ministro in difficoltà, impelagato in un dibattito sempre più nauseabondo sull’idenntità nazionale che ha dato spazio all’espressione del peggiore razzismo . Eric Besson, responsabile dell’immigrazione e dell’identità nazionale, ha sottoposto un decreto al primo ministro François Fillon, con il quale viene rifiutata la naturalizzazione richiesta da un uomo che afferma di non credere alla parità tra uomo e donna e che obbliga la moglie, di nazionalità francese, a portare il burqa. Fillon ha annunciato ieri di aver immediatamente firmato il decreto, perché “è la legge in Francia, da tempo il codice civile prevede che si possa rifiutare la nazionalità francese a chi non rispetta i valori della repubblica”. Dell’uomo non si sa quasi nulla. Fillon ha detto che “si tratta, nel caso specifico, di un religioso radicale: impone il burqa, impone la separazione tra uomini e donne anche in casa, rifiuta di stringere la mano a una donna”. Per Fillon, “non merita la nazionalità francese” (l’argomento che la nazionalità francese “si merita” e non sia un diritto è un vecchio slogan lanciato dal Fronte nazionale). Per Fillon,  “la moglie francese, finché non avremo fatto una legge, potrà continuare, se lo desidera, a portare il burqa”.  Il Consiglio di stato, interpellato, ha dato parere favorevole al decreto che nega la concessione della nazionalità all’uomo.

Il caso dell’uomo che obbliga la moglie a portare il burqa arriva al buon momento. Pochi giorni fa, la missione parlamentare presieduta dal comunista André Gérin, che ha studiato la questione, ha presentato le sue conclusioni al parlamento. Ma, al di là del fatto che nessuno difende il burqa, destra e sinistra sono spaccate trasversalmente sul da farsi. Sarkozy – e con lui Fillon – sembrano propendere per una legge, che verrà pero’ rimandata a dopo le regionali di marzo, per evitare di mostrare troppo le divisioni nel partito di maggioranza. A sinistra molti sono d’accordo su una legge. L’idea che sta emergendo, oltre a una “risoluzione” non vincolante del parlamento che ribadisca i valori di eguaglianza della repubblica, è quella di una legge non generale, perché bandire il burqa  dalle strade di Francia sarebbe inapplicabile dal punto di vista pratico. La legge dovrebbe proibirlo  nei servizi pubblici, trasporti compresi (uffici, posta, di fronte alle scuole ecc.). A sinistra c’è chi si interroga sull’opportunità di una discussione su questo tipo di abito, mentre, stando ai dati del governo, in Francia le donne che portano il burqa sarebbero meno di 2mila. “Ne fanno un affare di stato, per questo non voteremo la legge” ha detto la segretaria del Ps, Martine Aubry (anche se alcuni socialisti alla fine molto probabilmente voteranno a favore).  

 Polemiche, a sinistra, su una candidata dell’Npa di Olivier Besancenot per le regionali. Nel Vaucluse (Avignone) sulla lista una donna porta un foulard. Per Besancenot non c’è nessuna incompatibilità tra il velo islamico e il fatto che la candidata rispetti i valori della “laicità, del femminismo e dell’anticapitalismo”. Per il Pcf, Besancenot favorisce Sarkozy fomentando il comunitarismo.

  • danilo recchioni baiocchi

    Il governo francese ha fatto benissimo in questo caso. Spero che anche da noi ci sia il coraggio di prendere analoghe decisioni, anzi andrebbero applicate a livello di Unione Europea.
    Vive la France!

  • Fiorino

    Il problema è soprattutto che questa donna che porta il velo si è autoeletta come rappresentante dei quartieri popolari. Come se nei quartieri popolari le donne fossere esclusivamente musulmane e tutte velate.

  • enrico

    Certamente è un bel rebus!Vicende così sono come gli ossimori,una contraddizione in termini;difatti,in nome dei valori della democrazia repubblicana è negata la nazionalità a un individuo a cui invece,proprio in forza di tali valori dovrebbe essere concessa;dall’altro lato però,si deve altresì osservare che l’individuo in questione è(o almeno così è descritto)un viscerale,irrecuperabile e fanatico integralista,antidemocratico e totalitario;i criteri che hanno condotto alla scelta di esclusione non sono ovviamente sindacabili nè del tutto trasparenti,ma la mia opinione è che siano comunque sostanzialmente validi e condivisibili;oserei affermare che si è trattato di un caso di”legittima difesa”da parte della società francese!

  • Francesca

    Tôt ou tard on nous interdira le port de la jupe…. et du pantalon….
    Francesca Blache

  • Fiorino

    @ enrico
    L’attribuzione della nazionalità non è mai basata sui valori repubblcani ricordiamoci ogni tanto che in Francia come in Italia nei concorsi pubblici occorre la nazionalità mentre per accedere ad un impiego privato no. I principi valgono per i cittadini era un po’ quello che avava spiegato Hanna Arendt criticando i diritti dell’uomo nei paesi occidentali.