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Napoli centrale

Rien ne va plus a Palazzo San Giacomo

 

Alla fine è andato via anche Riccardo Realfonzo, rimasto in bilico fino all’ultimo, ma da tempo traballante alla guida dell’assessorato al bilancio al comune di Napoli. Luigi De Magistris ha cambiato un po’ di cose tra i manager pubblici (è andato via anche il bassoliniano Maurizio Baracco a capo dell’Arin) e in quella giunta formata sull’onda entusiastica della vittoria lo scorso anno, quando ancora non era ben chiaro cosa significasse gestire e domare un titano come la città metropolitana più grande del Mezzogiorno.

Ora le cose sono più chiare, le prove sono state fatte e De Magistris ha deciso di rimescolare le carte. Nei casi precedenti (la sostituzione di Raphael Rossi all’Asia e le dimissioni di Pino Narducci, assessore alla sicurezza) è sembrato costretto dagli eventi, ieri invece il turn over è stato deciso dopo un’accurata riflessione. Ma l’assessore non ha preso bene il rimpasto di giunta (c’era da aspettarselo) e anche questa volta,come accaduto con l’ex pm Narducci la risposta è stata affidata ad una lettera al vetriolo (*) in cui si dice sostanzialmente sconcertato e tradito dalla decisione del sindaco che, secondo la versione di Realfonzo, solo domenica sera gli aveva assicurato che avrebbe proseguito il suo lavoro. Così non è stato. Ma i bookmakers non avrebbero scommesso sul professore di economia che pure ha dato un cospicuo contributo al riassetto delle partecipate pubbliche e alla campagna elettorale. Così in una tutto sommato rilassata conferenza stampa (nulla a che vedere con il saluto a Raphael Rossi) D.M. ha dato e tolto, ma soprattutto ha ribadito come in precedenza che nessuno si deve innamorare del proprio posto. “C’era bisogno di un cambiamento importante e non sarà l’ultimo. C’era bisogno di lavorare meglio tutti insieme, in certi momenti è mancato il lavoro di squadra e questo è uno dei motivi dei cambi” ha detto. Poi riguardo a Realfonzo ha precisato: “Quale sarà il modo in cui lui reagirà pubblicamente. Sa le cose che gli ho detto ieri sera e sa che sono una persona che fa quello che dice”. Il Robin Hood di palazzo San Giacomo (dal libro che aveva scritto lo stesso professore quando era stato defenestrato, sempre dall’assessorato al bilancio, dalla giunta di Rosetta Iervolino) non ha risposto bene: “Il sindaco ha astio verso chiunque”. Ora bisognerà attendere la contromossa del sindaco.

 

Così salgano a tre gli ex protagonisti dell’ascesa arancione a uscire di scena. Il primo è stato Raphael Rossi lo scorso dicembre, poi è toccato il mese scorso al burbero pm Pino Narducci, ora a Realfonzo. In molti hanno visto in questi spostamenti una debolezza del primo cittadino, in tanti hanno parlato di divergenze caratteriali, molte le critiche dagli stessi militanti del partito del sindaco. In realtà ognuna di queste decisione è un capitolo a sé. Per Raphael Rossi c’è stato un gap tra teoria e pratica. Nell’incapacità di comprendere, da parte del manager piemontese, che l’arte della mediazione è una qualità necessaria che in politica va di pari passo con l’essere integerrimo. E in una condizione delicata come quella della ristrutturazione dell’Asia, dopo anni di emergenza e supplizi per la cittadinanza forse bisognava essere più flessibili. Qualcuno ha detto e scritto che l’enfant prodige torinese era stato defenestrato perché si era opposto all’assunzione “illegale” di 22 dipendenti del Bacino Napoli 5, che poi non sono mai stati integrati.

L’ex pm Narducci, lo scorso mese invece è andato via sbattendo la porta, nel carteggio con il sindaco era chiaro fosse venuto meno il rapporto di fiducia tra i due, soprattutto per l’idea stessa di gestione della legalità che non significa essere “deboli con i forti e forti con i deboli” come dichiarato da De Magistris. Anche qui è stato supposto che l’assessore alla sicurezza andasse via perché in polemica con la decisione di affidare all’imprenditore Alfredo Romeo la dismissione e vendita del patrimonio immobiliare pubblico pena il crack finanziario di Palazzo San Giacomo. Ma in realtà molto ha pesato una lunga trafila di decisioni prese in contrapposizione con lo spirito stesso del movimento arancione, e non solo dello stesso ex europarlamentare (vedi lo sgombero dei migranti di via Brin lo scorso luglio 2011, come il pugno duro contro i migranti ambulanti di piazza Garibaldi)

Con Realfonzo è diverso le divergenze ci sono e ci sono state soprattutto su come affrontare i richiami della Corte dei Conti, ma il problema è evidentemente sull’incapacità di comprendersi e fare squadra.

Al suo posto arriverà Salvatore Palma, presidente del collegio dei revisori dei conti, che conosce bene la condizione dell’amministrazione, visto che è stato protagonista anche nella precedente giunta Iervolino. Palma è stato scelto tra diversi aspiranti, come Ugo Marani ex presidente dell’Ires (sempre) Cgil e docente di economia. La promozione del revisore è avvenuta perché  il primo cittadino ha necessità di cadere in piedi e districare la matassa di debiti lasciati dalla precedente amministrazione. Palma presidente dell’Ente conosce il sistema e  ha la capacità di allegerire la posizione di Palazzo San Giacomo attraverso una ristipulazione dei prestiti avuti dal governo.

A prendere le redini del neonato assessorato al lavoro ci sarà invece Enrico Panini emiliano dirigente della Cgil, ed espressione della necessità di De Magistris di avvicinarsi al Pd. Panini era sul tavolo insieme a una rosa di nomi tutti esponenti della Fiom, Massimo Brancato segreteria cittadina, Maurizio Mascoli segreteria regionale, Giorgio Cremaschi bolognese e animatore dei No debito, infine Gianni Rinaldini, ex segretario Fiom.

Si rafforza quindi la posizione di Sergio D’Angelo a cui va affidata l’intera gestione del welfare, mentre Alberto Lucarelli assessore ai beni comuni ottiene le deleghe su avvocatura, gare e contratti. Il sindaco mantiene nelle sue mani un pacchetto di responsabilità i Grandi eventi, il personale e la riforma della macchina comunale, la comunicazione e la promozione dell’immagine di Napoli, i grandi progetti e i finanziamenti europei, e le politiche anticorruzione, antiracket e antiusura. Infine viene mandato via il capo dei vigili Luigi Sementa, il cui contratto era scaduto l’8 luglio, mentre Attilio Auricchio, capo di gabinetto va la gestione della polizia municipale.

Vero è però che a questo punto D.M. dovrà provare a rilanciare anche la sua immagine visto che alle polemiche sulla giunta si uniscono quelle del consiglio comunale. La più inaspettata, dopo la lite con il consigliere Carlo Iannello, arriva da un alfiere della rivoluzione arancione come Vittorio Vasquez, capogruppo di Napoli, è tua che ha mandato a dire al sindaco di non dialogare più con i suoi. Non solo. C’è anche la Fed che fa le pulci all’operato di De Magistris e proprio ieri ha declinato l’invito alla riunione di maggioranza convocata da Palazzo San Giacomo perché considerano “deficitaria l’interlocuzione” con Giggino

Il bisogno di rinnovare la squadra di amministratori è del tutto condivisibile. Luigi De Magistris ha l’assoluta necessità di poter contare su un team coeso, senza i timori di cani sciolti pronti a fargli lo sgambetto per interessi personali o voglia di protagonismo. Al contempo è altresì vero che un primo cittadino con il suo carisma non può permettersi la stanchezza, non può chiudere le porte al confronto con i suoi sostenitori così come le risposte agli oppositori. Il cambiamento di cui si parlava un anno fa sta infatti muovendo traballante i primi passi e non può permettersi nessuna retromarcia.

*La lettera di Realfonzo

*Desidero esprimere il mio sconcerto, in primo luogo per le modalità con le quali il sindaco ha ritenuto di disfarsi di me. Fino a ieri mattina, infatti, il sindaco mi aveva ripetutamente confermato la fiducia, invitandomi ad andare avanti nel mio lavoro. Solo ieri sera mi ha informato che stava riflettendo sulla possibilità di una mia sostituzione, per confermarmi la notizia questa mattina attraverso il vicesindaco. Non è certo questo un modo di procedere corretto, tanto più con chi lo ha aiutato sin dai primi passi della campagna elettorale. Il punto è che il sindaco sviluppa un astio verso chiunque, anche nel tentativo genuino di aiutarlo, esprime un punto di vista diverso su qualche argomento. Si ripete con me il copione già visto con Raphael Rossi e con Pino Narducci, con il quale ho condiviso numerose battaglie politiche, dalla questione della transazione Romeo alle internalizzazioni della Asia. Ma nella campagna elettorale il sindaco non aveva auspicato una giunta di persone con la schiena dritta?

In merito alle scelte di bilancio ho riscontrato una difficoltà costante nei rapporti con il sindaco. Ancora prima dell’insediamento della Giunta, considerata la gravissima condizione delle finanze comunali, gli avevo prospettato la mia linea di gestione del bilancio, fatta di trasparenza, legalità, veridicità delle poste contabili e di quel rigore nell’utilizzo dei fondi pubblici necessario a risanare i conti del Comune e a garantire l’erogazione dei servizi fondamentali in città, soprattutto a vantaggio dei ceti meno abbienti. Per questa ragione, nelle prime settimane di lavoro feci fare una approfondita due diligence, che trasmisi al sindaco, a seguito della quale gli prospettai subito l’alternativa tra un percorso che ci portasse alla dichiarazione di dissesto e una seria politica di risanamento, che pure descrissi tecnicamente in un documento ulteriore. Il sindaco scartò subito la strada del dissesto, senza però nemmeno sostenermi in tutti questi mesi nel perseguire la strada del risanamento. Perciò diverse tra quelle mie proposte non sono state da lui accolte e sono rimaste al palo. Certo sono riuscito caparbiamente a muovere importanti passi nella direzione del risanamento, contenendo di oltre 150 milioni la spesa, battendomi con forza contro gli sprechi. Ma si è trattato spesso di risultati strappati alle stesse resistenze di un sindaco che non voleva prestare attenzione alle esigenze della finanza comunale. Sostanzialmente inascoltato è rimasto il mio invito a rafforzare la lotta all’evasione, ed estremamente difficile è stato far passare la delibera sui residui attivi che imposi nel maggio scorso, finalizzata a fare piena pulizia e verità sulle operazioni di bilancio del passato. È del tutto chiaro che la mia linea, coerente con l’impostazione già portata avanti nella mia breve stagione con la giunta Iervolino, evidentemente entrava in conflitto con la politica degli eventi da organizzare in città, e con una visione della spesa pubblica scarsamente consapevole dei problemi e non molto diversa da quelle del passato. Anche sul fronte delle società partecipate il lavoro che ho portato avanti è stato difficile ma importante. Sono io che ho portato avanti il lavoro di azzeramento dei precedenti cda delle partecipate e sono io che mi sono occupato di riscrivere tutti gli statuti delle società comunali. Certo alcune mie proposte sono state bloccate, come nel caso di Terme di Agnano e Mostra d’Oltremare, o hanno avuto il via libera dal sindaco con grande ritardo, come quelle relative a Stoà e a Gesac, ma è grazie al lavoro che ho coordinato che oggi disponiamo di un piano complessivo di riassetto del sistema delle partecipate che è già a buon punto di attuazione. Come nel caso della fusione tra le tre società della mobilità, che, secondo il cronoprogramma, dovrebbe essere pienamente operativo entro fine anno. Tutte operazioni condotte secondo il principio del rigore nel pubblico per la difesa del pubblico, finalizzate al massimo efficientamento e alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori e dei cittadini». «Aggiungo a tutto ciò le operazioni che sono andate avanti anche rispetto al governo, al quale ho inviato numerose proposte e con il quale abbiamo intavolato, attraverso iniziativa condotta da me in sede Anci, un tavolo di lavoro per affrontare i problemi della Città. Desidero ricordare che anche la semplice idea di proporre misure di carattere straordinario al governo nazionale ha richiesto tempo e fatica per essere accettata dal Sindaco, che per un lungo periodo ha coltivato l’impossibile sogno dell’autosufficienza per un Ente in gravissima difficoltà». In conclusione l’ex assessore Realfonzo ha dichiarato: «Quando il sindaco per la prima volta, ieri sera, mi ha prospettato la possibilità di un mio avvicendamento in giunta, ho provato a spiegargli nuovamente quanto sia stato difficile in questo anno controllare i conti ed assicurare le disponibilità finanziarie del Comune, senza ricorrere alla «creatività» che oggi egli reclama, ma che tanti guasti nel Comune di Napoli ha provocato negli ultimi 15 anni. E ho aggiunto che un avvicendamento all’assessorato, in questa fase, con le enormi difficoltà che il Comune continua ad incontrare, è un vero e proprio salto nel buio, che rischia di portarci rapidamente in una condizione di crisi finanziaria irreparabile. Ma lui ha ritenuto di assumersi queste responsabilità. Per quanto mi riguarda, torno ancora una volta, con piena serenità, al mio lavoro tra i banchi universitari, soddisfatto per il lavoro ma al tempo stesso preoccupato per la mia città».

  • ulisse nessuno

    Da Il Manifesto mi sarei aspettato un commento e soprattutto un’analisi più attenta ai reali significati di tali vicende, al cambiamento degli assetti di potere, che significano cambiamenti nelle logiche di potere, e alla rappresentatività dei interessi reali che nascondono.
    Invece vedo un comunicato molto politically correct…

  • francesca

    Primo questa è Francesca Pilla del manifesto.. e quindi forse è dall’autrice che non ti saresti aspettato ecc ecc. Secondo la vedo esattamente come l’ho scritta quindi forse non è questione di aspettative ma di divergenza di opinioni. D’altra parte scusa ma perché ti firmi Ulisse nessuno.. paura delle tue idee? Rifletti su che è meglio!

  • Acci

    L’uscita di Realfonzo per me è una bella notizia: finalmente Napoli sprofonderà nel suo laidume metafisico grazie al personaggio che meglio la rappresenta, il caudhillo Diemme. I miei complimenti a “Francesca Pilla del manifesto”” (nonchè alla redazione che se la tiene) che tra invasione di blatte, un mare di liquami e mucillagine, truffe sui ‘cari estinti’, bordate di Roberto De Simone che non si vuole fare seppellire a Napoli e giustamente afferma che “la monnezza materiale e morale di Napoli non merita le mie ossa”, colonne di fumo tutt’intorno alla città (roghi! roghi! roghi!), la Pilla, dicevo, su questo sfondo (che è solo una piccolissima parte), non trova di meglio che raccontare un’aria serena e politicamente corretta, un pò cubana e un pò vegana. Ahi, la falsa coscienza, la rimozione interessata della piccola e media borghesia napoletana. Mi fa piacere che il postneoborboniko Diemme, sindaco di “una delle città più importanti del mondo” (dindòn) teso a contrastare una discriminazione mediatica che, secondo lui “risale al 1861” (sigh), vada finalmente a sbattere il grugno contro la realtà dei conti. Ma…aspetta aspetta…ora che ci penso…il caudhillo Diemme, non è l’espressione (postpolitica, cioè populista e mediatica…un Berlusconi di sinistra) prodotto da una “sinistra” (quella anche del Manifesto) che a fronte dell’assenza di valorizzazione, della quasi totale dismissione industriale (e agricola!) del meridione, pensa di poter amministrare una città baciando la teca di San Gennaro e giocando a una modernizzazione letteralmente infinanziabile? O forse, Diemme, cominciando a capirlo, cerca consenso nell’area moderata (il Pd) proprio perché, grazie al suo “intuito geniale”, comprende che il consenso comincerà presto a vacillare e, magari con tutta la Campania, rischia il commissariamento in stile siculo?

    Meglio che al Manifesto “bene comune” ve lo facciate in tanti un esamino di coscienza.

    E tanto per mettere le mani avanti: la faccia, Pilla? Io non ce la metto. A mettercela genuflettendosi al verbo del sommo asinino santo sindaco, come hai fatto tu in questo articolo (su Narducci? ha ragione Diemme; Realfonzo? bè, in fin dei conti ha ragione Diemme; Raphael Rossi? chiaro che ha ragione Diemme) però sono capaci tutti. Ergo, datti meno arie. Per capire Napoli devo leggere il Mattino o La Repubblica Napoli, non certo il tuo blog.

  • francesca

    Mi sa che la fine del tuo post si commenta da solo. Ci sono delle ricerche specifiche sulla rabbia che si esprime nel web e i motivi psicologici che spingono chi celato da falsa identità vuole così scaricare le sue frustrazioni incontrollabili.
    p.s. Se non ci metti la faccia Acci perché bisognerebbe darti retta ? Grazie comunque almeno mi hai fatto un po’ sorridere in questa giornata :) ciaooo