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Lo scienziato borderline

Ricordando Giuseppe Fava e il suo coraggio

“…a che serve essere vivi, se non si ha il coraggio di lottare?” (Giuseppe Fava)

Il 5 gennaio del 1984 moriva assassinato dalla mafia Giuseppe Fava. Un giornalista vero, onesto, serio, coraggioso, che scriveva la verità, che si batteva contro la mafia e contro tutte le grandi e piccole mafie di questa Italia,  e che per questo ha pagato con la vita. Era un esempio per tutti per la professionalità e il modo di vivere semplice.

Giuseppe Fava

Giuseppe Fava

Fu in fondatore de “I Siciliani”, importantissimo  giornale antimafia in Sicilia. Venne ucciso da membri del clan mafioso dei Santapaola. Un’altra vittima che brucia ancora oggi, come brucia Peppino Impastato, che proprio oggi avrebbe invece copiuto 64 anni: come bruciano tutti gli altri, sconosciuti e conosciuti.

Voglio ricordare innanzitutto quanto fece, quando divenne direttore del “Giornale del Sud”: lo fece diventare un quotidiano vero, coraggioso, impegnato nella battaglia per la giustizia. Perse la direzione del Giornale per  la sua avversione all’installazione della base missilistica a Comiso e per aver preso posizione a favore dell’arresto del boss Alfio Ferlito: una  nuova cordata di imprenditori  implicata con la mafia lo cacciò

Poi la sua attività, indimenticabile, con il giornale mensile “I Siciliani”, a partire dalla fine del 1982. La rivista diventa un caso politico e giornalistico: gli attacchi alla presenza delle basi missilistiche in Sicilia, la denuncia continua della presenza della mafia, le piccole storie di ordinaria delinquenza. I tentativi di comperare ancora una volta il suo giornale da parte della mafia vanno a vuoto.

E allora non c’è altro modo di farlo tacere, che assassinarlo a freddo. Cinque proiettili, ventinove anni fa esattamente. Vigliaccamente, la stampa mafiosa e di regime, nonché molte istituzioni, cercarono di gabelare la tesi del “delitto passionale”. Invece era stata, e tutti lo sapevano, Cosa Nostra. Le indagini ed il processo vennero ostacolati in ogni modo. Solo nel 1998 si è concluso a Catania il processo dove per l’omicidio di Giuseppe Fava sono stati condannati all’ergastolo il boss mafioso Nitto Santapaola, ritenuto il mandante  e Aldo Ercolano come esecutore. Condanne confermate nel 2003.

Giuseppe Fava aveva una sola colpa: era uno strenuo sostenitore della verità. A me, ricordava un altro intellettuale che aveva il suo coraggio: Pier Paolo Pasolini.

Voglio ricordarlo con questo piccolo articolo, citando alcune sue frasi, che più di tutte le mie parole possono serivre a farlo conoscere a chi magari – fra i giovani – non lo conosce. Perché sono passati quasi trent’anni dal suo omicidio, ed il suo messaggio è purtroppo ancora molto attuale. La Fondazione “Giuseppe Fava” lo porta avanti ancora oggi.

« Mi rendo conto che c’è un’enorme confusione sul problema della mafia. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante… »

« Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. »

« Essere siciliani vuol dire, tra l’altro, vivere nell’antica ed eterna contraddizione tra infelicità e speranza.  »

« Qualche volta mi devi spiegare chi ce lo fa fare, perdìo. Tanto, lo sai come finisce una volta o l’altra: mezzo milione a un ragazzotto qualunque e quello ti aspetta sotto casa… »