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Lo scienziato borderline

Resistenza incompiuta, Resistenza tradita

Oggi ho partecipato, come quasi tutti gli anni, ad una cerimonia organizzata dalla mia sezione dell’ANPI, la “Dante di Nanni” di Torino, che proprio voleva ricordare l’eroismo di Dante di Nanni, partigiano dei GAP, ucciso dopo strenua resistenza da fascisti e nazisti il 18 maggio 1944. Reduce da un’azione insieme ad altri partigiani dei GAP, ferito gravemente, si rifugiò insieme a Giovanni Pesce in una casa di Via San Bernardino, nell’allora popolare quartiere di San Paolo a Torino.

Mentre Giovanni Pesce lo lasciava per andare a cercare un trasporto in un ospedale, date le sue gravi condizioni, Di Nanni veniva circondato dai nazifascisti e – dopo averne uccisi e feriti molti – terminò la sua resistenza di molte ore affacciandosi al balcone, salutando a pugno chiuso e precipitando di sotto. A pugno chiuso, perché Dante di Nanni era comunista.

dante

Ascoltando oggi i discorsi delle mini-autorità presenti alla cerimonia, immediatamente mi è sovvenuta una riflessione di Norberto Bobbio e di Giorgio Bocca.

Nell’articolo “Resistenza incompiuta”, del 1966, Norberto Bobbio scriveva che, se proprio si voleva trovare una “caratterizzazione sintetica, comprensiva, del significato storico della Resistenza e del rapporto tra Resistenza e il tempo presente, non parliamo di Resistenza esaurita (e neppure tradita o fallita), ma di Resistenza incompiuta. Purché s’intenda l’incompiutezza propria di un ideale che non si realizza mai interamente, ma ciononostante continua ad alimentare speranze e a suscitare ansie ed energie di rinnovamento”.  Giorgio Bocca riprese questo titolo per l’ultimo capitolo del suo libro “Storia dell’Italia partigiana”.

In un suo scritto più recente, la Prefazione alla riedizione nel 2004 del suo “Partigiani della Montagna”, Giorgio Bocca era più amaro e tagliente: “…la Resistenza e l’antifascismo democratico appaiono sempre più sgraditi, sempre più fastidiosi al nuovo potere. Padroni arroganti e impazienti non accettano più una legge uguale per tutti, la legge se la fabbricano ad personam con i loro parlamenti di yes-men”. Evidente il riferimento al berlusconismo, a Silvio Berlusconi in persona, ed alle leggi – ad personam – fra le quali brilla il famigerato “Lodo Alfano”. Lo stesso Alfano che è oggi vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Interni del governo presieduto dal PD Enrico Letta.

Ho assistito oggi ad un’ulteriore metamorfosi e ad un peggioramento che non credevo possibile neppure nei miei incubi peggiori. Ho sentito oggi, da un giovane esponente del Partido Democratico chiamato a celebrare Dante di Nanni, partigiano dei GAP, un alato discorso che invitava alla concordia e a non “demolire tutti i valori fin qui conquistati anche se qualche cosa nella politica attuale non ci piace”.

Traduco: noi del PD abbiamo fatto il governissimo con Berlusconi, mettendo Alfano vicepremier e ministro dell’interno, ed ottenendo per la fiducia al governo i voti della nipote del Duce, ma questo deve andarvi bene o perlomeno lo dovete ingoiare in nome del Supremo Bene Nazionale. Nel discorso, così come pure negli altri che hanno parlato, non un cenno approfondito alla figura di Dante di Nanni, di Giovanni Pesce, dei GAP, del sacrificio di Dante e di quello che ha significato per la Resistenza e per quelli che sono venuti dopo. Solo – o quasi – politica attuale: una buona occasione per strumentalizzare un avvenimento e per fare un bel comizio. Gli stessi che accusano da sempre le forze “di sinistra” di strumentalizzare la Resistenza e di monopolizzare l’antifascismo, si macchiano di una colpa altrettale se non peggiore: violentare il vero significato della Resistenza e strumentalizzarlo ai propri fini politici di piccolissimo cabotaggio.

Effettivamente, scriveva sempre Norberto Bobbio “l’Italia non è diventata quel paese moralmente migliore che avevamo sognato: la nuova classe politica, salvo qualche rara eccezione, non assomiglia in nulla in quella che ci era parsa raffiguratain alcuni protagonisti della guerra di liberazione, austeri, severi con se stessi, devoti al pubblico bene, fedeli ai propri ideali, intransigenti, umili e forti insieme; anzi ci appare spesso faziosa, meschina, amante più dell’intrigo che della buona causa, egoista, tendenzialmente sopraffatrrice,  corrotta politicamente se non moralmente e corruttrice, desiderosa del potere per il potere e peggio del grande potere per il piccolo potere”. Parole che sono state scritte oltre quarant’anni fa pensando alla classe politica democristiana di allora, ma che si applicano perfettamente all’oggi. E – purtroppo – non solo e non più ai Berlusconiani e assimilati.

All’uscita, molto perplesso, ne ho parlato con un amico: il partigiano Gino, partigiano della Brigate Garibaldi e grande figura della nostra sezione “Dante di Nanni”. Uno che ha combattuto, che ha fatto “azioni” ed è stato, nel suo piccolo, un eroe, ma che oggi non vuole mai salire sui palchi ed apparire in prima fila. Gli ho esternato tutta la mia amarezza per questo ulteriore approfondirsi dell’incompiutezza della Resistenza, che si avvicina, purtroppo, sempre più ad un tradimento. I “Resistenti per un giorno” o al massimo per la settimana che va dal 25 aprile al Primo Maggio, sono ormai una schiera folta e sempre più ripugnante. E quasi più fastidiosa di quelli che la Resistenza la rinnegano, la odiano, la criminalizzano: i neofascisti di ieri e di oggi. Chiediamo ai signori al governo oggi, governo fatto insieme ad un partito che a suo dire della Resistenza rivendicherebbe gli ideali, cosa pensano dell’antifascismo. Le loro risposte, obbrobriose, sono ben note.

Gino e Stefano

Gino e Stefano

Gino mi ha detto: “Massimo, t’las rasun, ma lasie perde, a val nen la pen-a“. Tradotto dalla nostra lingua madre piemontese “Massimo, hai ragione, ma lasciali perdere, non vale la pena”. Giustissimo Gino, lasciamoli perdere: saltiamo questa generazione, davvero fatta di politici molto piccoli e di cortissimo cabotaggio,  e speriamo nella prossima. Aspettiamo di nuovo un Ferruccio Parri, n Sandro Pertini: da qualche parte prima o poi dovranno pur saltare fuori, mica sarà sempre PD, PdL, Monti, Lega ed assimilati.

Proprio per questo è un grandissimo onore ed un segno di speranza, per me, la bella foto del partigiano Gino con mio figlio Stefano ed il fazzoletto dei partigiani.

Guardiamo avanti, comportiamoci come se costoro fossero trasparenti. E’ l’unico modo per sopportarli.