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L'urto del pensiero

Renzi, l’olio di palma e i veri sconfitti

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di PAOLO ERCOLANI

Diciamolo subito: che Renzi sia lo sconfitto e che, dall’altra parte, vi siano dei tanto variegati quanto divisi vincitori, e che con essi abbia vinto la Costituzione italiana e il popolo italiano, rappresenta una favoletta da cui prima ci liberiamo e prima possiamo evitare che si trasformi in incubo.
L’estremistica contrapposizione ideologica che ha caratterizzato questa tornata referendaria, infatti, rappresenta soltanto la punta dell’iceberg di una più generalizzata spettacolarizzazione della politica.

LA VERA PORTATA DEL CONFLITTO SOCIALE

Tale spettacolarizzazione, a cui dei mass media troppo spesso inadeguati fanno da cassa di risonanza (la Rete su tutti), finisce per far perdere di vista la vera portata del conflitto sociale, le reali forze che si contrappongono, e soprattutto coloro che sono destinati a recitare il ruolo di sconfitti all’interno del sistema odierno.
Volendo spiegare il meccanismo per cui un eccesso di fumo ideologico e spettacolare fa perdere di vista la sostanza di una questione, posso tirare in ballo l’esempio del famigerato olio di palma. Dopo Andreotti e il signor Malaussene di Pennac, il nuovo capro espiatorio di ogni male presente nel nostro pianeta.
Il potere spettacolare e insieme fallace della Rete, ha messo in evidenza l’aspetto meno rilevante di questo prodotto. Quello per cui farebbe male.
In realtà sembra non fare male più dei prodotti alternativi, specie se non si abusa dei cibi che lo contengono.
Ma la cassa di risonanza della Rete è stata implacabile: l’olio di palma fa male e tutte le grandi aziende produttrici di merendine, biscotti e prodotti alimentari simili si sono affrettate a eliminarlo dalle proprie composizioni, fornendone ampia ed evidentissima comunicazione pubblicitaria.
Il fatto è che questa costruzione fallace ha finito con l’omettere il dato sostanziale, evidenziato per esempio da un recente report di Amnesty International su Wilmar International, multinazionale asiatica dell’agrobusiness da cui proviene il 43% della produzione mondiale di olio di palma.

IL PROFITTO A TUTTI I COSTI

A emergere sono le condizioni di lavoro schiavistiche e aberranti, specie per donne e bambini, di fatto sottopagati nonché privi di ogni minima assistenza sanitaria e previdenziale, e costretti a turni e sforzi pesantissimi.
Stiamo parlando di decine di migliaia di lavoratori situati fra Indonesia e Malaysia.
Lo stesso rapporto evidenzia anche come la fortissima richiesta mondiale di olio di palma contribuisca in maniera molto forte a compromettere l’ecosistema ambientale, causando nei paesi di produzione una deforestazione selvaggia, con sempre più ampie porzioni di ecosistema trasformate in piantagioni.
Ecco, allora, emergere il dato per cui limitarsi all’allarme sulla salute nel consumo di olio di palma risulta fuorviante rispetto alla questione centrale: il ritorno alla centralità del profitto a ogni costo, con l’ideologia neoliberista in grado di imporsi tanto a livello di governi nazionali quanto di governo globale dell’economia (e della politica), è alla base tanto della mercificazione e dello sfruttamento selvaggio degli esseri umani quanto dell’abuso e e dello stravolgimento delle risorse naturali e, quindi, dell’ecosistema del pianeta in cui viviamo.
Insomma, sottomettersi alla teologia del mercato e del profitto, equivale a rendere l’uomo e la natura strumenti di dogmi imposti da un Dio cattivo, che lavora soltanto per il suo miraggio di un progresso e profitto infiniti.
Messo in risalto questo aspetto che emerge dalla vicenda dell’olio di palma, possiamo capire anche la vera portata del conflitto sociale, rispetto alla quale la lettura dell’esito del referendum risulta altrettanto fuorviante e fallace.

DIETRO AL REFERENDUM

Sì, perchè ad aver votato contro l’attuale governo non sono stati dei cittadini mossi dalla profonda conoscenza del testo costituzionale (nonchè delle riforme allo stesso testo uscite bocciate), bensì sono stati dei cittadini sempre più impoveriti ed esasperati.
Sono stati i giovani privati del futuro, tartassati (letteralmente) da balzelli e riforme del lavoro che li hanno condannati alla precarietà prolungata e a condizioni di lavoro miserrime all’insegna dello sfruttamento.
Senza che il merito possa emergere e far premiare i migliori.
A votare contro è stato un intero ceto medio e basso che si impoverisce ogni giorno di più, che vede smantellati i diritti sociali e distrutte quelle misure di equità che garantivano una più equanime distribuzione delle ricchezze.
Tutto questo mentre il governo si illudeva di salvare faccia e consenso grazie a mancette elargite a mo’ di elemosina. Mentre lo stesso governo aboliva l’Imu per tutti, ossia l’unica vera tassa patrimoniale presente in Italia. Di fatto non operando alcuna distinzione fra chi ha una casa piccola e umile e chi possiede un appartamento grande e ricco.
Ma se il punto è questo, se i veri termini del conflitto sociale esploso attraverso il referendum riguardano appunto la questione sociale (e in misura assai minore le raffinatezze costituzionali), allora emerge con chiarezza anche una maggiore complessità nell’individuare vincitori e vinti.
Certo, Renzi sembra aver perso. Ma i suoi avversari dentro al Pd e molti dei suoi avversari sul fronte del NO, non sono forse quelli che hanno appoggiato lo sciagurato governo Monti, con le sue “riforme” di chiara matrice neoliberista?!
Ma anche la sinistra cosiddetta radicale, non è forse quella ridotta allo stato di rametti divisi al proprio interno, feroci fra di loro e, soprattutto, privi di un progetto chiaro e concreto che individui un modello sociale alternativo e su questo unisca i ranghi di una forza antagonista, veramente in grado di incidere?!
Se la leggiamo in questi termini, capiamo bene che lo scontro è stato in realtà fra la politica sottomessa al sistema tecno-finanziario e la nuova politica (impropriamente bollata come “anti-politica”) rappresentata dal M5S.

VINCITORI E VINTI

Se vince la prima, cambierà comunque le regole del gioco in altro modo, tanto più che quelle sostanziali le ha già piegate ei propri interessi (non a caso si parla di epoca post-democratica). Se vince la seconda, ci aspetta il salto nel buio di un paese governato dal Movimento Cinque Stelle.
Di fatto oggi l’unico partito a essere riconosciuto come alternativo al sistema tecno-finanziario, seppur anch’esso non privo di contraddizioni interne, velleitarismi e soprattutto mancanza di progetti concreti su come sostituire questo stesso sistema che produce disuguaglianza sociale e disagio esistenziale diffuso con uno più giusto ed efficace.
Letta in questi termini, la situazione complessiva del Paese rivela due cose: dal referendum emerge che sul piano strettamente partitico ha perso Renzi ma non ha vinto nessun altro, fatta eccezione per il Movimento di Grillo.
Ma sul piano politico, quindi sociale e culturale, a uscirne comunque sconfitti, in mancanza di un’alternativa politica seria e coesa rispetto al dominio della finanza, con la sua logica del profitto assoluto, saranno tutte le classi sociali che non fanno parte della ristretta pleiade dei ricchi e tutelati.
Ossia larghissima parte di coloro che hanno votato tanto il SÍ quanto il NO.
A cui dovrebbe rimanere almeno la speranza della salute, grazie al fatto che non mangiano più olio di palma…

  • mario

    Secondo me non serve fare analisi politiche. Non servono x capire in
    che modo siamo governati,ne quali sono le prospettive per il futuro. La
    politica e’ oggi giorno una mera appendice del potere finanziario.
    Quindi dobbiamo ragionare in termini macro economici per capire il tipo
    di scelte che vengono fatte da chi ci governa. Se Renzi ha perso e’ poco
    importante se capiamo che dopo di lui verra’ un altro Renzi,che
    continuera’ dove lui ha fallito. Il sistema capitalistico ha plagiato
    le menti del 90% della popolazione mondiale,quindi non se ne esce. Non
    verranno mai fatti gli interessi dei cittadini,perche’ ci sono interessi
    ben maggiori,che se non tutelati,mettono in ginocchio l’intero
    funzionamento di uno Stato. Parlo degli interessi delle varie caste
    politiche,tecno finanziarie e imprenditoriali. Sono questi soggetti che
    la spuntano sempre. Prima di tutto perche’ i politici sono prima di
    tutto grandi imprenditori,poi secondo perche’ anche se il politico
    girasse le spalle a chi lo finanzia,verrebbe silurato subito. Se non fa
    gli interessi delle banche,dell’europa,dei grandi investitori,il sistema
    si inceppa e le persone facenti parte del ceto medio basso non
    avrebbero nemmeno + uno Stato. Chi si preoccupa degli ultimi anelli
    della catena ? Chi si preoccupa dei lavoratori precari,degli statali,chi
    si preoccupa degli operai,dei quadri intermedi ? Nessuno. Se anche la
    politica volesse togliere gli ampi margini di guadagno agli
    imprenditori,troverebbe persone disposte a tutto pur di far si che
    questo non accada,anche mandare in default uno Stato e fuggire con i
    soldi che hanno rubato/guadagnato. Anzi,a dire il vero lo hanno gia’
    fatto da tempo,dato che molti grandi imprenditori li hanno fatti sparire
    nei paradisi fiscali gia’ prima che la barca affondi.

  • gerardo Garzone

    Come sempre Ercolani è molto acuto nelle analisi, ma poi sembra scettico nelle possibilità che le situazioni drammatiche che ci troviamo ad affrontare possano cambiare. Io invece ritengo che sia possibile, partendo non da schieramenti politici dati, ma da lotte concrete affrontate sul campo come illustra bene Marco Bersani nell’articolo sul Manifesto di oggi (7 dicembre):”Renzi è stato sconfitto, ora dobbiamo sconfiggere il liberismo”. Da queste lotte concrete potranno sorgere soggettività politiche o, come dice Ercolani “un alternativa politica seria e coesa rispetto al dominio della finanza” che porterà avanti gli obiettivi di superamento del sistema tecno-finanziario che è la causa del disastro sociale in cui viviamo.

  • Maurizio Furesi Satta

    Che un governo dei 5 Stelle sia un salto nel buio….mi sa tanto dello spauracchio come quello dell’annunciato disastro economico (che non si e” ne visto e ne sentito) nel caso di vittoria dei NO.
    Una grande vittoria c’e’ stata (qualche rosicone l’ha definita “vittoria populista”), quella di conservare il diritto e il dovere da parte dei cittadini di votare per il senato.
    Il M5S e’ pieno zeppo di idee, di programmi e e’ super pronto a governare il paese con grandissimo impegno e onesta’.

  • Maurizio Furesi Satta

    Chi e’ stato sconfitto ? Sicuramente il PD che non si e’ dimostrato all’altezza di governare, facendo peggio dei suoi predecessori, questa classe politica e questo tipo di politica, oggi i cittadini sono stufi e vogliono aria nuova, il nuovo si sa fa sempre un po’ di paura, ma e’ necessario.

  • Maurizio Furesi Satta

    Votare NO contro una riforma pasticciata, affrettata, ambigua e anche pericolosa, scritta da….lasciamo perdere, e’ stato un grande segno di maturita’ da parte di tutti noi.