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L'urto del pensiero

Renzi e le tre trivelle

RENZI

di PAOLO ERCOLANI

 

Due deficienze non fanno una presenza.

Due assenze di un progetto per il futuro, anche se una delle due prevale in una competizione elettorale, non faranno mai sbucare miracolosamente quel progetto mancante dal nulla che le caratterizza e circonda.

In politica non funziona come nella grammatica, dove due negazioni costituiscono un’affermazione.

Se poi a queste due deficienze si aggiunge una presenza rilevante, un progetto ben sostanziale che però opera nell’ombra alimentandosi di quelle due deficienze, e alimentandole perché gli tornano utili a operare nel buio, allora le cose si complicano ulteriormente.

Come tre trivelle che bucano il terreno sotto all’Italia, fino a che il nostro paese non sprofonderà negli abissi per mancanza totale di fondamenta.

Mai come oggi, scevri da pregiudizi, moralismi e persino ideologismi di sorta, si rivela fondamentale comprendere la natura di queste due assenze (e della presenza inquietante ma nascosta) che condannano l’Italia al ruolo di paese sull’orlo dello sprofondamento.

Due assenze e una presenza che, se analizzate insieme (e insieme comprese), dovrebbero far comprendere molte cose sullo stato dei fatti.

La prima assenza

 

Inutile girarci intorno. È il governo politico del paese a mancare. Un presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, che non si fa scrupolo a entrare a gamba tesa in una consultazione democratica per sottolineare la legittimità dell’astensione (forse dimentico di provenire da un partito che ha lottato per un secolo e mezzo per conquistare il diritto universale di voto).

Un presidente del consiglio che si vanta dell’ennesima vittoria personale ottenuta grazie all’assenza (o alla carenza) di voto, lui che per primo non siede su quella poltrona in seguito a una consultazione popolare.

Ma in generale un Paese che sta promulgando da anni le leggi più importanti, e operando i cambiamenti costituzionali più pesanti, per conto di governi non eletti dal popolo.

Governi legittimi, certo, in virtù della fiducia del Parlamento (peraltro ritenuto eletto con una legge incostituzionale), ma come dimenticare che si tratta di un Parlamento pieno di inquisiti nonché stravolto dai molteplici trasformismi e cambi di casacca?!

Quanto, ad essere onesti e obiettivi, possiamo ritenerlo espressione fedele della volontà popolare, in seguito a un voto in cui si sono scontrati partiti e coalizioni muniti di un rispettivo programma che ora starebbero coerentemente mettendo in atto?!

Certo, quello italiano è un popolo che in ottima parte ha ampiamente dimostrato di delegare con grande partecipazione (il gioco di parole è puramente voluto), di fregarsene della democrazia, di consentire col duce e ducetto di turno purché questi almeno gli prometta milioni di posti di lavoro o gli regali ottanta euro al momento giusto (cioè prima del voto, e sempre lì torniamo…).

Ma allora, e soprattutto, se non per conto della volontà popolare e quindi in nome della democrazia, per conto di chi questo nostro governo (e quelli che lo hanno preceduto) promulgano leggi così determinanti, stravolgono la costituzione e nel tempo libero si fanno pure beffe delle consultazioni elettorali?

Ma intanto occupiamoci della seconda trivella o assenza.

La seconda assenza

 

Anche qui è inutile girarci intorno. L’opposizione al non governo politico del nostro paese è una totale e sconfortante assenza. E non tanto per un referendum congegnato in maniera troppo tecnica e quindi politicamente inefficace (e ridicola).

Sto parlando di qualcosa di più importante, forse della legge fondamentale della politica: in assenza di un progetto teorico e programmatico definito e chiaro, una politica che si limita alla gestione del presente, al governo della contingenza e a una navigazione a vista priva di una mèta (ossia di un progetto del paese che si vuole costruire) si rivela a tutti gli effetti come una «non-politica».

A questo oggi si è condannata specialmente la Sinistra. Tanto quella di governo (che però almeno si può nascondere dietro al dito del «fare»), quanto quella di opposizione.

Quest’ultima non sa davvero che pesci pigliare anche in assenza di trivelle che inquinino le acque marine.

Costantemente divisa e litigiosa, velleitaria, minoritaria, votata all’irrilevanza programmatica, essa finge di procedere a truppe rigorosamente conflittuali fra loro verso il nulla più totale.

Anche qui: quale paese si vuole o vorrebbe costruire? Quale sistema economico alternativo a quello che sta riallargando paurosamente la forbice sociale condannando intere famiglie e tantissime persone a precipitare nel baratro della povertà e della disoccupazione? Ma davvero la cosiddetta sinistra del Pd pensa di essere credibile quando attacca Renzi, avendo concesso a personaggi come Monti di fare anche peggio quando da essa dipendevano le sorti di quello sciagurato governo anch’esso imposto dall’alto?!

O forse pensa di essere più credibile la Sinistra alternativa a Renzi, quella che si guarda bene dal costituire perfino un partito serio e coeso, fornito di un programma chiaro e netto intorno a cui chiamare il consenso popolare, trovando la presunta (e passeggera, molto passeggera) unità soltanto attorno a un referendum, neanche fra i più chiari della storia patria, concepito apposta per fare un dispetto al Presidente del consiglio e ai poteri forti a lui vicini?!

Dalle lotte per l’emancipazione umana al dispettuccio a Matteo «ciaone» Renzi ne è passata un po’ troppa di acqua sotto ai ponti desolati della Sinistra…

Insomma, siamo seri e onesti: ma davvero pensiamo che il popolo italiano (quando mai gli sarà concesso di tornare a esprimersi), certamente con tutti i suoi difetti, la sua accidia, la totale assenza di una visione collettiva etc., preferirà a Renzi il vuoto ideologico e programmatico nonché la demagogia e il populismo violento che gli ruotano intorno?!

Davvero pensiamo che oggi, proprio oggi, in possesso di una fantomatica bacchetta magica converrebbe defenestrare Matteo Renzi e sostituirlo…con chi?! Per fare cosa?! Con quale partito unitario o progetto serio e credibile di governo del nostro paese?! Con quale capacità e credibilità nell’incidere rispetto alle logiche sovranazionali che governano questa epoca globalizzata?!

La presenza nascosta (e inquietante)

 

Qui arriviamo al terzo punto, o alla terza trivella che mina dalle fondamenta la costruzione dell’impianto governativo del nostro paese. La presenza nascosta e inquietante in possesso di un disegno ben preciso e in grado di incidere tanto sulle politiche internazionali quanto su quelle delle singole nazioni, rispetto alle quali la nostra non fa eccezione.

Posso descriverla attraverso una notizia passata in secondo piano nella gran parte dei media nazionali, zelantemente impegnati a provocare, gestire e infine celebrare l’ennesima sconfitta democratica del nostro paese.

Il ministro Maria Elena Boschi, quindi non una personalità qualunque, che interviene alla riunione italiana della cosiddetta commissione «Trilaterale». Ossia il think tank fondato nel 1973 e composto da intellettuali, uomini di affari e politici americani, europei e giapponesi, il nucleo di quei paesi che geo-politicamente ed economicamente sono usciti trionfanti dal secondo conflitto mondiale.

Insomma, uno dei «poteri forti» di ambito e composizione sovranazionali che, composto da personalità per lo più non elette attraverso alcuna consultazione elettorale, cionondimeno sono in grado di influenzare pesantemente quelle politiche direttive e decisionali che altri grandi organi sovranazionali (come l’Fmi, l’Ocse, la Banca mondiale, anch’esse dirette da personalità per nulla scelte dai popoli) impongono de facto ai governi europei e non solo.

Avrò modo di tornare su questa realtà conosciuta col nome di «Trilaterale», ma per ora mi limito a elencarne i punti fondanti, a mo’ di chiusura di questo articolo: questa commissione, a partire dagli anni Settanta del Novecento, aveva deciso che le democrazie occidentali erano in crisi per eccesso di democrazia. Eccesso di partecipazione da parte di masse mediamente sempre più acculturate e quindi pretenziose rispetto al ruolo dei rispettivi governi (naturalmente a discapito della libertà di azione della finanza).

Cittadini, quelli occidentali, che insomma stavano diventando troppo colti e informati, troppo desiderosi di partecipare al processo democratico. Che eleggevano governi troppo protesi a intervenire per contenere e guidare lo sviluppo economico e finanziario.

Era l’alba di quel potere neo-liberista che oggi ha conquistato tutti i gangli vitali della macchina governativa mondiale.

Una presenza oggi estremamente potente e in grado di agire pressoché indisturbata anche grazie alle due «assenze» di cui abbiamo parlato sopra.

  • Luigi

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