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Rovesci d'Arte

Renne drogate in mostra a Berlino

 

Una volta aveva presentato funghi giganteschi a testa in giù, spiazzando il visitatore in un mondo di Alice capovolto. Grandi e allucinogeni. Adesso Carsten Holler, alla Hamburger Bahnhof di Berlino, propone una dozzina di renne e un frigorifero pieno di droghe psichedeliche. Meglio, lo zoo è più variegato: renne, canarini, mosche e topi. I funghi non mancano, naturalmente, sono enormi, vengono rovesciati e maltrattati dalle corna delle natalizie renne. Un Amarita muscaria è addirittura un «albergo galleggiante», trasformato in letto su una piattaforma e il posto viene offerto per 1000 euro a notte (c’è anche una lotteria che mette in palio la “dormita” speciale). L’installazione del belga Holler, scienziato-artista sciamano, vuole essere un esperimento particolare, dato che la metà delle renne trangugiano funghetti che provocano visioni, gli stessi che consumano nella natura selvaggia della Siberia. Quando urinano sostanze da “trip”, i loro liquidi vengono piazzati in frigoriferi. Chi vince il concorso – tra gli umani – e può trascorrere la notte lì dentro (non si sa se in realtà è una punizione o un premio) può anche scegliere di dissetarsi con le bottigliette conservate, tentando di cambiare la propria percezione. Un vero e proprio test allucinogeno. Alla base di questa mostra con renne drogate c’è il “Soma” cui fa riferimento il titolo: è il nome della leggendaria bevanda, dai poteri magici e terapeutici, dei nomadi Vedici, che nel secondo millennio a.C. migrarono dalla Siberia all’India settentrionale. L’esperienza è ripetibile fino al 6 febbraio.

  • andrea fogli

    ….non vedo nessun commento tra i lettori, ma il problema è a mio avviso che non c’è neanche nel breve articolo-comunicazione stampa in testa;
    forse non è programmaticamente incluso in una breve rubrica come questa,
    come fossero dei flash “psichedelici” (per rimanere nel tema), ma credo che invece sia importante e decisivo, da parte di chi scrive (e sulla scia poi anche dei lettori), rielaborare, commentare, “digerire” la notizia……..se così non si fa si rischia di fare un “gioco” simile a quello di chi pubblica un blob di immagini senza riprendersi il coraggio di parlarne, come ad es è il “gioco” (così chiamato dagli stessi autori) del montaggio di 100 diverse immagini del 2010 ora su Repubblica.it in cui si vedono stragi, veline, guerre e morti, ballerine ed astronauti…..
    Eppure gli interventi-micro parabole di Adriana Zarri, collaboratrice de IL MANIFESTO morta di recente,avrebbero dovuto insegnare pur qualcosa: il fotogramma, il fatto,la fototessera,senza la nostra rielaborazione, senza passare per la coscienza, la carne e il cuore di scrive o legge è una terra di nessuno, che rischia inoltre d’assecondare la nostra omertà, la nostra apatica rassegnazione e sfiducia……