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Regola aurea, spareggio di bilancio

Scontro Pd-Pdl sull’authority di vigilanza dei conti pubblici Stallo tra camera e senato sulle norme della «regola aurea». Oggi a Montecitorio la decisione definitiva.

Traballa il via libera al provvedimento più «tecnico» eppure più «politico» della legislatura: la legge di attuazione alla riforma costituzionale sul pareggio (equilibrio) di bilancio inserito all’articolo 81 della nostra Carta.

Sulle norme previste dal fiscal compact per l’emergenza finanziaria e introdotte nella Costituzione senza alcun dibattito né pubblico né parlamentare si innesca l’ultimo braccio di ferro della legislatura tra Pdl-Lega da una parte e Pd-Udc dall’altra. Alla camera il ministro dell’Economia Grilli ribadisce che il provvedimento è prioritario e va approvato prima della campanella di fine legislatura. L’aula di Montecitorio infatti è pronta al via libera dopo l’ok all’unanimità in commissione della settimana scorsa. Ma in mattinata, dal senato, il Pd fa sapere che per quel provvedimento non c’è spazio nel calendario dei lavori fissato dalla capigruppo. In effetti, i tempi sono molto stretti: tra ddl stabilità, Ilva e riforma forense l’unico «varco» disponibile nell’agenda dei senatori è mercoledì pomeriggio o al più tardi giovedì mattina. Uno spazio tanto ristretto da far presupporre esclusivamente un accordo politico blindato che porti ad accorciare i tempi al massimo.

La norma, benché misconosciuta, è molto complessa e molto importante.

Schematizzando, riforma la finanziaria e impone il deficit zero a tutti gli enti pubblici, dallo stato agli enti locali fino alle università e a tutti gli altri soggetti pubblici. Le nuove regole, com’è noto, sono state richieste dall’Unione europea, dall’eurogruppo e dalla Bce, ritenute centrali per il sì tedesco agli aiuti per i debiti sovrani dei Pigs. Senza le norme di attuazione, la regola aurea nella Costituzione rimarrebbe un auspicio, un guscio vuoto da riempire nella prossima legislatura.

Sul principio del pareggio di bilancio, al di là della retorica da campagna elettorale, sono tutti d’accordo, Lega e Idv inclusi. Ma se si tratta di attuarlo ovviamente il discorso cambia.

Vero nodo del contendere sono ruolo e nomi della nuova super authority di controllo sui conti pubblici prevista dalla legge e richiesta dall’Europa.

Nel testo approvato alla camera è previsto un ufficio parlamentare di bilancio (l’Upb) composto da tre persone in carica per 6 anni, una laica trinità che si presterebbe a essere «lottizzata» come accade in tutte le authority pubbliche collegiali. Senza contare che se il ddl fosse approvato in questo parlamento il Pd correrebbe il serio rischio di lasciare due dei tre nomi a Pdl e Udc, legandosi mani e piedi per tutta la prossima legislatura e oltre. Nel ddl in discussione in senato, infatti, l’organismo di controllo è monocamerale, composto solo da un presidente interpretato come un’unica figura di garanzia. Con questa “scusa”, i democratici hanno bloccato il testo saturando il calendario del senato.

In serata però si fa strada un’ipotesi di mediazione sotterranea tra camera e senato: sì alla legge ma stralciando solo la parte relativa all’Upb, in modo da lasciare la regolamentazione di questo ufficio al prossimo parlamento. La camera si è presa una notte per pensarci su con una pausa dei lavori. L’eventuale via libera al ddl (modificato o meno) ci sarà soltanto nella giornata di oggi.