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FranciaEuropa

Referendum svizzero: Sarkozy senza precauzioni, “la gente non vuole un paese snaturato”

Nicolas Sarkozy ha reagito senza precauzioni al referendum svizzero. “In Svizzera, come in Francia, la gente non vuole che il loro paese cambi, che venga snaturato. Vogliono conservare la loro identità. Non vogliono donne con il burqa in strada, ma questo non vuol dire che siano ostili alla pratica dell’islam”, avrebbe detto martedi’ sera, secondo testimonianze concordanti, alla riunione del “club della bussola”, che riunisce parlamentari del partito di maggioranza (Ump), di tutte le correnti. Mentre il paese è immerso  in una discutibile – e sempre più discussa – campagna di dibattito attorno al tema dell’ “identità nazionale”, il presidente, contrariamente a quello che pensano alcuni consiglieri dell’Eliseo, ha deciso di spingere fino in fondo sui temi cari al Fronte nazionale. A marzo ci sono le elezioni regionali, difficili per la maggioranza e Sarkozy si è impegnato in prima linea, mentre i sondaggi annunciano una ripresa dell’estrema destra.   

“Non bisogna fare lo struzzo”, ha affermato Sarkozy rispetto al risultato del voto svizzero, “è un messaggio che il popolo invia alle élites”. Ma la posizione del presidente non convince neppure all’interno della maggioranza. Dove non è piaciuto il commento a caldo del segretario dell’Ump, Xavier Bertrand: “non è che detto che abbiamo per forza bisogno dei minareti”. Molti sindaci affermano: “se ci fosse un analogo referendum in Francia, avremmo probabilmente lo stesos risultato”. M poi cercano di gettare acqua sulo fuoco, per paura che lo scontro degeneri.

“Non perdonero’ mai a  Nicolas Sarkozy di aver confuso identità nazionale e immgrazione” ha affermato la segretaria del Ps, Martine Aubry. Difatti, il dibattito sull’identità nazionale voluto dal ministro del’immigrazione e dell’identià nazionale Eric Besson, una specie di terapia collettiva che dovrebbe concludersi il 4 febbraio prossimo, è ormai tutto centrato sulla questione dell’immigrazione. “Un terreno pericoloso” avvertono i sindaci, anche a destra. “Eric Besson ha provocato un dibattito malsano – afferma il socialista Jean-Marie Le Guen – non ha previsto il voto svizzero, che adesso gli esplode in faccia dando delle armi al Fronte nazionale”.  Sarkozy, contrariamente a quanto promesso,  ha rinunciato a concludere un convegno dell’Institut Montaigne, venerdi”, intitolato “Cos’è essere francesi?” . L’Eliseo si giustifica con problemi di agenda e afferma che, comunque, il presidente ha già affrontato la questione solo il 12 novembre scorso, con un discorso nel Vercors. “A forza di coltivare l’odio di sé, abbiamo chiuso le porte dell’avvenire” aveva detto Sarkozy. Ma il malessere, anche nella maggioranza, guadagna terreno rispetto all’impostazione del dibattito. Sul sito del ministero, dove si possono lasciare commenti sul tema, la questione dell’identità nazionale sfuma di fronte alle reazioni sull’immigrazione, preponderanti. E’ come se la parola si fosse liberata, nel peggior modo possibile, con il beneplacito dell’Eliseo (e la felicità di Marine Le Pen, che vede riprendere e diffondere i suoi argomenti).