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losangelista

Red Hollywood!

Come spesso avviene la memoria storica di Hollywood e’ contenuta nei necrologi del Los Angele Times. La morte di Millard Kaufman domenica e ieri di Betsy Blair essi hanno riesumato nel giro di una settimana uno spicchio di dolorosa, e onorevole,  storia hollywoodiana. Kaufman, scrittore, sceneggiatore nominato all’oscar per il neo-western antirazzista Bad Day at Black Rock con spencer Tracy e ideatore di Mr. Magoo, era stato ghost-writer per Dalton Trumbo su Gun Crazy, rischiando nel pieno della campagna maccartista la carriera per prestare il poprio nome  al perseguitato piu’ eccellente della blacklist. Variety ne ha riportato un brano di intervista fra cui tra l’altro ricordava: “ne parlammo con mia moglie e convenimmo che era una gran porcheria che un uomo non potesse firmare il proprio lavoro. Da allora non faccio che ripetere che non fui io a scrivere quel copione.” Altra testimonianza quella di Blair. L’ attrice che si e’ spenta a Londra a 86 anni  era stata nominata ad  un oscar per la performance in Marty di Delbert Mann. Per il ruolo era stata raccomandata dallo sceneggiatore Paddy Chayefsky ma anche il suo nome era sulla lista nera di McCarthy, onore meritato per via della militanza marxista sin dagli anni 30 e l’appartenenza a gruppi come il joint anti-fascist refugee committee  a favore della causa repubblicana nella guerra di spagna e il civil rights congress. “La mia lotta e i miei contributi, per piccoli che sono stati” scrisse nelle memorie, “furono sempre  contro il razzismo, a favore dei sindacati e per diritti delle donne. Cioe’ per la democrazia”. Quando il suo casting come Clara in Marty venne bloccato, il produttore Harold Hecht le disse che l’unica maniera per avere la parte sarebbe stata di scrivere una lettera di abiura ed eventualmente fare dei nomi, “magari  quelli gia’noti”. Blair ricorda nell’autobiografia  che siccome era un film a cui teneva molto una lettera effettivamente la scrisse, dal “tono di un compito in classe di educazione civica sull’importanza della liberta’ d’espressione garantita dalla costituzione”  e senza alcun nome, che naturalmente non ebbe effetto alcuno. Alla fine la parte fu sua quando suo marito all’epoca, Gene Kelly,  si presento’ nell’ufficio del dirigente MGM Dore Schary comunicandogli che se la moglie non poteva lavorare anche lui, stella di prim’ordine dello studio, se ne sarebbe andato.