closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
losangelista

Reality Jihad

Quando un reality suscita proteste, normalmente  riguardano il contenuto offensivo per l’intelligenza media o l’ingiuria alla reputazione della categoria rappresentata. E’ il senso  delle campagne degli italoamericani contro Jersey Shore, reo di perpetuare gli stereotipi sui guidos,  o quelle dei cittadini del New Jersey in senso lato contro i numerosi programmi che diffondono i luoghi comuni meno lusinghieri su gusti, abitudini e acconciature degli abitanti dello stato (al netto esportatore di coatti).  Non abbiamo ancora visto,  ma immaginiamo marcate proteste del PETA contro The Simple Life  per aver esposto inermi animali da fattoria a Paris Hilton e Nicole Ritchie. Assordante invece per ora il silenzio delle associazioni dei carozzieri di chopper, matrone suburbane plastificate e titolari di pawn shop sovrappeso (categorie evidentemente capaci di innato e self-control).  In questo panorama la protesta della Florida Family Foundation contro All American Muslim e’ in netta controtendenza, in quanto prima contestazione di un reality show che ne lamenta un contenuto di streotipi insufficiente.  All American Muslim e’ l’ultima produzione TLC, l’emittente all-reality il cui nome,  retaggio di un lontano passato di canale educativo (The Learning Channel), e’ un efferata beffa alla luce dell’odierno palinsesto che comprende programmi-verita’ su, fra gli altri,  nani, zingari, Sarah Palin e naturalmente “extreme couponers”, capaci di fare cose innominabili con buoni sconto.  Al confronto   All American Muslim e’ paludato, perfino impegnato: segue le vite quotidiane di 5 famiglie di origine libanese a Dearborn, ottava citta’ del  Michigan e la municiplita’ con la piu’ alta concentrazione di  musulmani d’America. Grazie all’immigrazione mediorientale cominciata negli anni ’20 col boom automobilistico (a Dearborn viveva Henry Ford)  e proseguita fino alla recente diaspora irachena, un terzo della popolazione di Dearborn, dove c’e’ la piu’ grande moschea d’America,  e’ ora di discendenza araba – una comunita’ ripetutamente atenzionata dall’FBI dopo l’11 settembre. I protaginisti dello show sono di seconda e terza generazione e, come suggerisce il titolo, americans pienamente assimilati, dediti a ordinarie vite middlle-american fatte di  shopping, fast-food, esercizio in palestra; si ostinano insomma a non conformarsi ai pregiudizi sui maomettiani  – al di dell’intercalare continuo di invocazioni a iddio onnipotente – consuetudine daltronde piuttosto comune nel Midwest.  Il programma, perlopiu’ benintenzionato, fa perno appunto sull’incongruenza fra prosaica normalita’ degli islamici da shopping mall e  il prevalente luogo comune che li dipinge come jihadisti in pectore. Una normalita’ ostentata che ha alquanto stizzito la Florida Family Association, una gioviale associazione di timorati di Dio (quell’altro) che dal sunshine state si batte contro l’oscuro disegno,  da molti ancora ignorato,  in atto per sovvertire la costituzione americana e con la connivenza dei laici progressisti, come si legge sul loro sito,  imporre la legge sharia in tutto il paese.  Il reality sui musulmani normodotati si inserisce, secondo la FFA, in questo perfido progetto: i personaggi apparentemente innocui del programma, fingono subdolamente di non essere dinamitardi o invasati. Come infidi ultracorpi, mirano a infiltrare le menti degli ignari  spettatori-voyeuristi facendo appello alla istintiva creulita’ dell’Americano medio, facilmente tratto in inganno da persone che come lui amano ile TV maxischermo e i SUV. Insomma un omissione di stereotipi evidentemente mirata ad imbonire il pubblico e fargli abbassare la guardia garantita dai  pregiudizi difensivi. Per queste ragioni la AFF ha lanciato il boicottaggio degli sponsor pubblicitari dello show, tattica che ha fruttato l’immediata adesione della catena di big box fai da te Lowe’s che ha subito ritirato le proprie inserzioni da TLC, la quale pero’ dichira che il programma proseguira’. Intanto lo scontro di civilta’ si e’ finlmente spostato su un terreno comune la TV reality.