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Raitre, Ruffini fu epurato

Paolo Ruffini fu allontanato dalla direzione di Raitre solo per motivi politici, un’epurazione decisa da Silvio Berlusconi attuata dal fedele dg Mauro Masi. Un licenziamento illegittimo per cui Ruffini va reintegrato o gli va affidata una «mansione equivalente». Da ieri quello che i corridoi di Montecitorio e viale Mazzini sapevano con certezza è diventato un’ordinanza esecutiva della giudice Eliana Pacia, della terza sezione civile del tribunale del lavoro di Roma, che ha accolto tutte le tesi del legale di Ruffini Domenico D’Amati.

L’inventore di Ballarò, Chetempoche fa e Parla con me è stato «epurato» solo perché sgradito al presidente del consiglio. Nel condannare la Rai il tribunale non usa giri di parole: ci sono «indizi gravi, precisi e concordanti» su un «collegamento obiettivo» tra la sostituzione di Ruffini e «l’aperta critica (di Berlusconi, del Pdl e anche del dg Mauro Masi, ndr) ai programmi da lui voluti e potenziati» a Raitre.

Rai peggio dello Zimbabwe

A riprova, il giudice ha indicato le dichiarazioni di Berlusconi a Porta a porta (15/09/09) e a Ballarò (27/10/09), agenzie Ansa, articoli di Grasso e Maltese su Corsera e Repubblica e, le audizioni di Masi in vigilanza. Soprattutto quella del 20/11/09 – pochi giorni prima dell’epurazione effettivamente votata nel cda il 23 – in cui cui il dg collegava «l’incertezza sulla sorte di Ruffini con un non auspicato utilizzo dello spoil system».

Masi ammetteva in una sede istituzionale tutto quel furore di Berlusconi contro Serena Dandini, Michele Santoro e in generale contro Raitre che solo le successive intercettazioni di Trani hanno svelato in tutto il loro tenore. Conversazioni in cui il presidente del consiglio telefonava a mezzo mondo chiedendo di cancellare giornalisti e trasmissioni a lui ostili. Conversazioni che il giudice di Roma non ha potuto utilizzare perché chieste in un procedimento diverso da quello di Ruffini. Ma il testo di quei dialoghi è immortale.

Masi si difendeva dicendo che cose così non si facevano «nemmeno in Zimbabwe». E il commissario Agcom Innocenzi si lamentava di Berlusconi dicendo in giro «che gli stava facendo un culo così». In una di queste, il 17 marzo scorso, i due si confidavano a vicenda. «Che cazzo ci state a fare tutti quanti!», tuonava il premier contro un Innocenzi che si difendeva dipingendosi «come un tupamaro con le bombe addosso». E che poi racconta tutto a Masi . Il dg lo consola, «stiamo facendo di tutto, abbiamo mandato via pure Ruffini, insomma, qualcosa siamo riusciti a fare…». Da oggi quel qualcosa è illegittimo. La sentenza Ruffini è identica a quella che ha reintegrato Santoro, ma in più il giudice ha accolto il carattere discriminatorio, politico, della sua rimozione. Un fatto senza precedenti.

Cda nel pantano

Ruffini esulta e annuncia che lunedì chiederà un incontro a Masi «per concordare» il ritorno a Raitre. La Rai però ha già annunciato ricorso e l’avvocato Carlo Scognamiglio dice che l’azienda darà a Ruffini una direzione equivalente a quella di Raitre, dove al suo posto è arrivato Antonio Di Bella, a sua volta defenestrato dal Tg3.

Quali sono le alternative? In teoria Ruffini doveva diventare il responsabile del digitale terrestre. Così avevano assicurato Masi e il presidente Garimberti in cda e in pubbliche interviste. Peccato che quella delega è del vicedg Antonio Marano (quota Lega) che non ha alcuna intenzione di rinunciarvi. Risolvere il rebus senza altri ricorsi e scontenti non sarà facile.

Nino Rizzo Nervo (membro cda del Pd, l’unico a votare contro l’avvicendamento a Raitre) invita a reintegrare subito Ruffini senza trasformare «la vicenda in una contesa tra due ottimi professionisti». Di Bella – incolpevole e in comprensibile imbarazzo – si limita a dire che «studierà le carte».

Il Pd rischia di ripetere il derby dello scorso anno, con i dalemiani che tifavano contro Ruffini per portare Bianca Berlinguer al Tg3. All’epoca il responsabile comunicazione Matteo Orfini avallò il tutto dicendo al Riformista che «un ricambio in prima linea è fisiologico». Ieri lo stesso Orfini ha chiesto al cda Rai di «rimediare subito a questa assurda figuraccia» insistendo per le deleghe sul digitale come fu promesso. La stessa identica linea del presidente Paolo Garimberti: «Le decisioni della magistratura vanno sempre rispettate così come sul futuro di Ruffini pacta sunt servanda». Insomma, il Pd prova a mettere zizzania nelle poltrone di Pdl e Lega, la maggioranza mette il dito nelle eterne divisioni tra i democratici.

Traballano Mauro Masi e i palinsesti

Anche Di Bella non sta messo benissimo. In queste ore deve vedersela con il «piano anti-Dandini» concordato tra il viceministro Romani e i membri del cda di centrodestra.

In questo caos il 15 giugno la Rai-Sipra deve presentare i palinsesti del prossimo anno. Senza chiarezza su Raitre, su Santoro e nemmeno su Raidue, dove l’attuale direttore Massimo Liofredi traballa. Buio fitto per due reti su tre. L’Idv e una parte del Pd chiedono le dimissioni di Masi. Ma anche Berlusconi, si dice, dell’attuale dg sarebbe ormai stufo.

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L’ordinanza del tribunale di Roma su Paolo Ruffini (emessa il 28.05.2010)

(da www.ilmanifesto.it)