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FranciaEuropa

Radio France: lo sciopero continua

Lo sciopero nelle reti di Radio France è entrato nella seconda settimana. France Inter, France Info, France Culture, France Musique ecc. funzionano a singhiozzo da otto giorni. Si tratta del più grosso movimento di protesta degli ultimi dieci anni. Sono i sindacati dei tecnici ad aver indetto la protesta, i giornalisti formalmente non sono in sciopero, ma sostengono il movimento, spiegandone le ragioni, quando i programmi riprendono ad intermittenza. All’origine c’è la crisi che sta vivendo Radio France e le proposte della direzione per farvi fronte. Radio France deve economizzare 50 milioni nel budget entro il 2019. I conti sono in rosso, precipitati anche dalla costosa ristrutturazione della sede, il bell’edificio rotondo della Maison de la Radio nel XVI arrondissement. Il cantiere è in ritardo, i lavori sembrano non finire mai e i soldi mancano: si pensa adesso di ricorrere a un mega-prestito, di 150 milioni, per farvi fronte. Ma lo stato, che ha difficoltà finanziarie e deve rispettare il parametro del 3% di deficit e ne è lontano, chiede tagli. La direzione risponde proponendo di ridurre l’occupazione, 200-300 posti in meno, in particolare attraverso pre-pensionamenti. I dipendenti di Radio France respingono questa ipotesi, che priverebbe le reti pubbliche della loro qualità. Inoltre contestano le altre idee del presidente, Mathieu Gallet, che pensa di limitare la trasmissione sulle onde Fm escludendo quelle medie e lunghe, o di aumentare la pubblicità (che è quasi assente e limitata a pubblicità istituzionali). In più Gallet vorrebbe “liberarsi” anche del peso di una delle due orchestre che dipendono da Radio France.

La personalità di Gallet è molto criticata. E’ un giovane ambizioso, nominato alla testa di Radio France nel 2014, che in precedenza aveva fatto carriera sotto Sarkozy. E’ accusato d aver rotto il dialogo con i sindacati. E’ criticato per aver fatto ristrutturare il suo ufficio alla Maison de la Radio, cambiando moquette (che era nuova) e riparando le boiseries, spendendo una cifra astronomica, 100mila euro (un incidente analogo è successo anche all’ex segretario della Cgt, che aveva fatto ristrutturare a un prezzo astronomico il suo appartamento di funzione e ha dovuto dimettersi). Poi è venuto fuori che Gallet avrebbe voluto persino far cambiare i sedili dell’auto di funzione, e avendo ottenuto un rifiuto ha obbligato la struttura a fornirgli una macchina nuova, con autista. Ha anche assunto un consigliere per la comunicazione – quando a Radio France esiste una grossa struttura che segue questa attività – pagato 90mila euro l’anno. L’ispezione generale delle finanze ha aperto un’inchiesta su queste spese.

Radio France è sotto tutela del ministero della cultura. La ministra, Fleur Pellerin, ha convocato Gallet e gli ha dato quindici giorni per presentare un progetto “strategico e finanziario stabile” per il futuro. Il ministero chiede economie, come sono state chieste ad altri settori. Ma pretende che Gallet si impegni con un progetto che non sia solo di tagli e che riallacci il dialogo con chi lavoro a Radio France.