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L'urto del pensiero

Quello che non si può dire sul caso Marino (e su come ci siamo ridotti)

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di PAOLO ERCOLANI

Il governo spagnolo, capitanato dal conservatore Rajoy, decide di ridimensionare fortemente lo studio della filosofia e dell’educazione civica ripristinando l’obbligo della religione.

Proprio mentre in Italia il Sindaco della Capitale, Ignazio Marino, è al centro di un attacco concentrico (mass media, partiti politici, alte sfere vaticane e persino il Papa in persona) che potrebbe condurlo alle dimissioni, sovvertendo di fatto il voto popolare che lo aveva messo al governo di Roma dopo la scandalosa, malavitosa e disastrosa giunta Alemanno.

Cosa c’entrano le due notizie, quale il collegamento? Procediamo con ordine.

LO VEDI, ECCO MARINO

Il Sindaco Marino, ad oggi, a fronte di un voto popolare che lo ha più che legittimato a governare la città, si trova sotto un attacco inaudito da parte della classe politica tutta (col Pd in prima fila), della grande stampa («Repubblica» addirittura ha intervistato il ristoratore che, meravigliato, si scandalizzava perché il Sindaco avrebbe ordinato un vino da 55 euro…), nonché delle alte sfere vaticane, con tanto di intervista perfida e perentoria in cui il Papa (in questo caso tutt’altro che caritatevole) scandisce le parole «a Philadelphia non l’ho invitato io né, che mi risulti, alcuno dell’organizzazione. È chiaro, no?!».

Insomma, il Sindaco di Roma alla stregua di un gaudente frequentatore di ristoranti a spese dei cittadini e che, per di più, non tralascia di imbucarsi alle feste organizzate in favore di qualcun altro.

Che il nostro sia diventato un Paese in cui si perdona tutto, ma proprio tutto, tranne una cena di pesce?!

Sì, perché con tutte le colpe che si possono attribuire a Marino (fra l’altro uscito personalmente indenne dallo scandalo nominato «mafia capitale»), che gli si devono attribuire e che magari rendono persino opportune le sue dimissioni, una mente minimamente critica e autonoma dovrebbe faticare a immaginare che il Sindaco di Roma possa realisticamente imbucarsi dovunque (invece che essere invitato con tutti gli onori, e persino decidere legittimamente di andare in qualunque città del mondo in rappresentanza del popolo romano).

Ma soprattutto, la suddetta mente autonoma e critica, dovrebbe vivere con un certo disagio un’intera classe politica, l’intero potere dei giornali, e persino il Vaticano che, con il contributo essenziale dell’Associazione ristoratori, si impegna a triturare in maniera inaudita, metodica e capillare un Sindaco che ha appena sostituito Alemanno.

CHI CONTROLLAVA ALEMANNO?

Gianni Alemanno, quello a cui si è lasciata distruggere Roma, facendola letteralmente inginocchiare di fronte a un intreccio di malavita, potere politico e alte sfere di ogni ordine e grado purché operanti rigorosamente al di fuori della legge.

Dov’era tutto questo zelo, tutta questa coesione politica, tutta questa professionalità giornalistica quando Alemanno (lui più di tutti, ma conserviamo qualche lecito dubbio anche sui Sindaci precedenti) stava operando questo scempio in cui, però, si preparava una torta le cui fette (abbondanti) andavano un po’ a tutti?

Come mai stavolta (proprio stavolta), i grandi poteri che solitamente sbeffeggiano le pur nobili e sacrosante denunce dei grillini, sono partiti proprio dalle loro denunce per mettere in piedi una macchina del fango di dimensioni tali che, in confronto, quella rappresentata dalla corte di Berlusconi a suo tempo sembra una Cinquecento del secolo scorso?!

Insomma: è più che lecito sospettare che l’«incapacità politica» di Marino, perché di questo si sta di fatto parlando, pur non priva di un certo fondamento «tecnico» (che renderebbe opportune le dimissioni di cui sopra) si riveli in realtà come la ridicola, tragica e forse anche patetica parabola di un uomo indisposto a sottomettersi a quei poteri forti (e malavitosi, e distruttivi per Roma e non solo) che pure sono stati lasciati operare e prosperare senza particolari disturbi da parte della «politica», dei mass media, delle alte sfere vaticane.

Non si tratta di operare un relativismo inopportuno, oltre che da quattro soldi, ma davvero vogliamo credere che gli anticorpi di onestà politica, professionalità giornalistica e dottrina morale si attivino con tale solerzia e professionalità per qualche cena di troppo e non per tutto il marciume che stava (e probabilmente sta) covando sotto le rovine della Capitale?!

LA «LEZIONE» SPAGNOLA

E qui torniamo alla Spagna, al governo iberico che decide di ridimensionare fortemente lo studio della filosofia e dell’educazione civica nelle scuole, a fronte di una riproposizione alla grande della religione.

Sarebbe sciocco girarci intorno: siamo di fronte all’esempio più lampante di un Potere che anela sempre di più a formare teste «religiose» (dedite alle credenze fideistiche, prone ai dogmi, incapaci di pensiero critico e autonomo rispetto ai messaggi dell’ideologia dominante e del mainstream mediatico).

A discapito di teste avvezze al ragionamento, aperte alla critica e al dubbio, indisposte a lasciarsi dettare le verità da un sistema informativo mediamente ridotto al ruolo di «passacarte» di questo o quel potere più o meno occulto.

Ma soprattutto, teste che fondino i propri pensieri su un’educazione civica (al consesso sociale) di cui si sono perse le tracce dalla notte dei tempi.

Gli stessi filosofi, del resto, sembrano appoggiare indirettamente questo disegno.

O concentrati soltanto sul proprio tornaconto e sulla propria visibilità mediatica, oppure testardamente impegnati a discettare (e strologare) su argomenti lontani dalla realtà, propri di un circoletto di eletti che non si comprendono neppure fra di loro, i «custodi del pensiero» hanno rinunciato da molto, troppo tempo a tenere alta la bandiera della critica a ogni potere che si presenti come dogmatico, indiscutibile, demagogico.

COSA STIAMO FACENDO, DOVE STIAMO ANDANDO?

Il risultato è quello di una società civile, di un’opinione pubblica a cui (bene che vada) non interessa alcun argomento che esuli dal proprio ristretto campo di affari e dei relazioni.

Male che vada, invece, la suddetta opinione pubblica non possiede più gli strumenti e l’educazione al pensiero autonomo e critico, a una formazione civica e civile che gli consenta di controllare seriamente l’operato dei propri governanti senza lasciarsi ammutolire, guidare e controllare dal mainstream mediatico.

Spogliandosi da un’ottica di corto raggio, recuperando per un attimo responsabilità e lungimiranza, dobbiamo chiederci davvero cosa stiamo facendo. Dove stiamo andando.

Che mondo stiamo costruendo, dove il pensiero e la critica non trovano più spazio, perché questo spazio è stato monopolizzato dal Potere tecno-economico e dai suoi zelanti e genuflessi corifei.