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Quello che Maestro Aldo ci ha detto

di Valentino Parlato

Aldo Natoli, Un commiato diverso che ci riguarda

Nella mattinata di ieri c’è stato il saluto al compagno Aldo Natoli. Il Tempietto Egizio del Verano traboccava di persone, anziani e giovani, gente del popolo e personaggi della politica e della cultura. Avrebbe potuta esserci una rappresentanza ufficiale del Pd, ma non c’era. Tuttavia Claudio Natoli ha ringraziato i gruppi parlamentari del Pd che in questi giorni in alcune sedi istituzionali hanno voluto ricordarlo.
È stato un evento emozionante e importante. Non era affatto un addio al compagno Aldo Natoli, ma una forte volontà di continuare insieme, di ritrovare le virtù e l’intelligenza di un tempo.

L’assemblea – non mi va di scrivere cerimonia – è stata aperta da Claudio Natoli, figlio di Aldo e storico di professione. Claudio ha dato subito la parola a Celeste, figlia di Pietro Ingrao che, con Chiara Ingrao, ha portato il messaggio del padre, impossibilitato a venire, ma prima di passare alla lettura ha voluto ricordare l’amicizia tra le due famiglie, soprattutto tra le due madri e l’importanza di Aldo Natoli anche nella sua vita di figlia. Il messaggio di Pietro Ingrao, un testo di politica e sentimenti, è tornato alle origini della passione e della ragione politica, alle fondamenta e agli eventi storici che motivarono una nuova vita militante e comunista per Aldo e per lui. E non ha voluto dimenticare, anche in questa occasione, le divisioni «dolorose» che si aprirono nel Pci ai tempi della nascita della rivista il manifesto, che portò alla radiazione dal Pci di Aldo, Rossana Rossanda, Luciana Castellina, Lucio Magri e di tutto il suo gruppo fondativo.

Dopo c’è stato il mio breve ricordo, un po’ sconnesso, centrato sulla palude del presente e sul valore del pessimismo dell’intelligenza di Aldo Natoli, che proprio perché pessimista, indagava, analizzava la realtà (come a Roma nella lotta storica contro la speculazione edilizia) e trovava le vie di positive iniziative politiche. Una virtù ora talmente indebolita, da non saper più bene come è fatta l’Italia.

Molto impegnato è seguito l’intervento di Giuseppe Vacca, dell’Istituto Gramsci, sullo straordinario lavoro compiuto da Aldo Natoli negli anni di vita su Gramsci, il suo pensiero, i suoi rapporti con Togliatti e il partito. Si tratta dei libri «Antigone e il prigioniero», «L’età dello stalinismo» e «Lettere 1926-1933/Antonio Gramsci, Tatiana Schucht», che sarebbe bene rileggere. E sulla fortissima e tagliente moralità di Aldo, sulla sua eleganza e sul suo rigore, Sandro Portelli ha lanciato una provocazione: «Ve lo immaginereste Aldo Natoli a Porta a Porta?», ha chiesto al pubblico.

Davvero una rivelazione il contributo di Enzo Collotti, che ha svelato l’esistenza del giacimento di 160 lettere di Aldo Natoli dal carcere di Civitavecchia, scritte tra la fine degli anni ’30 e i primi dei ’40, quando la situazione era più che disperata – assai più buia dell’oggi che ci circonda.
Così Collotti ha letto due lettere, una di carattere privato, nel ricordo della moglie Mirella, della famiglia e con uno sguardo «leopardiano» sulla natura vista attraverso le sbarre della cella dove il fascismo lo aveva recluso. Un testo moderno, di grande valore letterario. L’altra aveva per argomento il romanzo «Viaggio in Sicilia» di Elio Vittorini, con una attenzione al valore dei particolari e degli affetti inusitata.

Luciana Castellina ha ricordato il ruolo importantissimo di Aldo nella vicenda del manifesto «perché Aldo Natoli – ha sottolineato Luciana – aveva nel Pci di allora un peso che nessuno di noi aveva, più giovani e fuori del centro di potere del partito». Quanto alla partecipazione di Aldo al manifesto – una partecipazione non semplice e anche con conflitti profondi – voglio ricordare che quando lanciammo il quotidiano potevamo esibire una sezione esteri di straordinario prestigio: Aldo Natoli, Rossana Rossanda, K. S. Karol, Lisa Foa, Luca Trevisani. Roba che ci veniva invidiata.

L’emozione è venuta dai saluti «privati» di Peter Kammerer e di Stefano Prosperi. E soprattutto dei nipoti. Che hanno parlato tutti di un Aldo non ufficiale, ma non per questo meno originale e meno punto di riferimento: quello che regalava libri importanti, quello che recitava in greco i versi di Alcmane, quello che giocava «alla tenda» e a nascondino. Quello che polemizzava su scelte letterarie o musicali. Sempre, discretamente, presente e pieno d’amore.

A questa grande assemblea in un salone pressoché gelato è intervenuto anche il popolare Duo di Piadena che, ringraziando Aldo, ha voluto segnalare due sue straordinarie virtù: quella di convincere, influenzare e formare i più giovani, ma insieme un’ancora più straordinaria capacità, quella di ascoltare. Un ascolto dell’altro che ormai non tenta più nessuno.

Una manifestazione che ad Aldo sarebbe piaciuta: calma, razionale, meditativa, senza bandiere e senza canzoni. Tranne Mozart presente sullo sfondo, perché «dopo Mozart, che altro?», ribadiva aspro Aldo.

Su questa straordinaria giornata di giovedì 11 novembre al Verano, dovremo tornare, perché è stata importante: lì ci sono radici che ci riguardano. E anche perché questo mio resoconto è troppo affrettato e amichevole.

Tuttavia provo ad aggiungere alcune mie schematiche considerazioni. Siamo in una situazione difficile, paludosa, che frena l’intelligenza e l’azione. La giornata di ieri, almeno in me, ha maturato due considerazioni.

La prima è che conoscere la storia serve a tentare qualcosa per il futuro. Rivedere la storia vissuta da Aldo e anche i suoi successi e insuccessi, dovrebbe farci capire in che situazione siamo, con quali forze e quali possibilità.

La seconda considerazione è che stiamo facendo politica e anche giornalismo, lavorando e anche impegnandoci sugli epifenomeni, scandali e quant’altro. Ma poco sappiamo e cerchiamo sullo stato effettivo del mondo del lavoro, della scuola, del sistema sanitario, del fisco e di quant’altro. Come giornale dovremmo avere un piccolo gruppo di compagni che faccia inchieste. Inchieste che chiedono studio, impegno, lavoro e anche soldi. Ma anche il «saper ascoltare».

Ieri Maestro Aldo ci ha detto un po’ tutte queste cose.

dal manifesto del 12 novembre 2010