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Lo scienziato borderline

Quel vuoto a Parigi

Nessuno a Parigi - foto 1

Nessuno a Parigi – foto 1

Ad aprire il corteo a Parigi c’erano tutti i capi di stato e di governo“, dal Tale, al Talaltro, a Quellaltro, a Quellaltrancora. Netagnau, la Merchel sottobraccio a Renzie.

“Tutti uniti, i 50 capi di stato, per dire no al terrorismo, nel nome della libertà e della fratellanza universale

Et voilà. Così pure io ho fatto l’obbligatorio copiaincolla della vulgata generale, da brava meretrice giornalistico-intellettuale quale dovrei essere.

Una risposta forte, nel nome della democrazia, contro l’integralismo“. Fine articolo. Ah no, chiedo scusa: #jesuischarlie. Ecco, ora la marchetta è completa e posso passare alla cassa.


Purtroppo però io non prendo stipendi e non seguo direttive.

Così, pubblico anche una vista dall’alto della stessa fotografia, che non credo avremo modo di vedere altrove.

Nessuno a Parigi - foto 2

Nessuno a Parigi – foto 2

Allargando la fotografia, si vedono i 50 capi di stato tutti schierati in prima fila per farsi il selfie collettivo per i media, quello che appunto vedrete domani, con tutti i commenti Buoni e Giusti, da parte dei Grandi Editorialisti di tutti i Grandi Giornali.

Dietro i capi di stato, NESSUNO. Cioè: una piccola schiera di persone, probabilmente poveri guardaspalle e agenti in borghese che lavoravano. Poi, il VUOTO.

La gente che manifestava, davvero, era tenuta a distanza di qualche centinaio di metri. I Nostri Rappresentanti, fra i quali spicca alla destra per chi guarda Matteo Renzi, colto in una sua tipica espressione di grande intelligenza, hanno fatto un po’ di metri, tutti rigorosamente in prima fila, nel vuoto totale, e poi tutti a casa. O in aeroporto. O a cena.

In quel vuoto, dietro di loro, c’erano:

– Raif Badawi. Un attivista saudita condannato alla galera per dieci anni perché la pensa diversamente. Ogni venerdì, ogni maledetto venerdì che Dio o Allah mette in terra, Raif Badawi è stato e verrà frustato 50 volte sulla pubblica piazza a Jeddah. A cura del governo dell’Arabia Saudita con il quale Noi, attraverso i Nostri Rappresentanti, quelli schierati oggi, intratteniamo Cordiali Rapporti Diplomatici. Nessuno di costoro dice una mezza parola su Raif Badawi e le migliaia di prigionieri politici trattenuti o torturati nei paesi “occidentali”, quale l’Arabia Saudita è.

Duemila persone senza nome trucidate, negli stessi giorni dei dodici di Charlie Hebdo, in Nigeria, a cura di altri “integralisti islamici”. Ovviamente, si tratta di “negri”, islamici pure loro, poi, e che hanno commesso l’errore di non morire uccisi a Parigi. Ammazzati a uno a uno a colpi d’arma da fuoco o con i machete, uomini anziani, donne e bambini inseguiti nelle strade e nella foresta, finiti dopo essere stati atrocemente mutilati. Ma nella lontana città di Baqa, nel nord-est della Nigeria. Il bilancio però non è preciso, perché decine di cadaveri restano abbandonati nelle strade senza che nessuno abbia il coraggio o la forza di seppellirli.  Poi, abitanti della città devastata sono fuggiti a bordo di piccole imbarcazioni affrontando le acque del lago Ciad, hanno raggiunto isolotti prima che le barche affondassero e da giorni sono privi di qualunque mezzo di sussistenza. Stanno morendo di fame e di stenti. L’altroieri e oggi, poi, ragazzine kamikaze inconsapevoli si sono fatte saltare in aria negli stessi luoghi, con altre decine di morti. Va beh, ma non c’è il video su youtube, e poi mica si sa se sono proprio morti tutti, magari sono solo 1900. Transit.

– Due giornalisti, rapiti da settembre, ammazzati in Libia sempre negli stessi giorni di Charlie Hebdo. Ma sono tunisini, però. Quindi, direi, non ci interessano molto, né a noi e neppure ai manifestanti parigini. Ovvio.

Mi spiace di essere così poco condivisibile, e poco Unito Nella Lotta coi governanti che hanno fatto oggi la loro manifestazione-selfie. Ma sto anche io, insieme ai pochi esempi sopra citati, e a molti altri, nel vuoto dietro di loro. Me lo sentivo, appena ho avuto notizia del massacro orribile di quei dodici a Parigi, che sarebbe finita così. Forse per quello, istintivamente, ho detto che #iononsonocharlie. Conoscendo la loro irriverenza, al di là di certe vignette che facevano e di come la pensavano su molte cose, che non condividevo, credo che anche loro, quelli di Charlie Hebdo, sarebbero stati d’accordo con me: avrebbero mandato una sonora pernacchia a quelli in prima fila e si sarebbero piazzati – anche loro – nel vuoto.

E magari, avrebbero fatto questa vignetta:

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