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FranciaEuropa

Quando la linea dura paga

E’ successo alla FCI Microconnections di Mantes-la-Jolie, che da ieri ha ripreso il lavoro. I 400 operai hanno ricevuto la garanzia della “perennità” del sito di produzione fino al 2010, senza nessun licenziamento. In seguito “tutto sarà fatto” per favorire la crescita economica di questa fabbrica, che un tempo era di Areva, il gigante del nucleare e ora appartiene al fondo di investimenti statunitense Bain Capital. La FCI impiega 14.300 persone, in 30 paesi del mondo. 

Per arrivare ad ottenere queste garanzie, la strada è stata lunga. Gli operai hanno difatti occupato la fabbrica di Mantes-la-Jolie il 24 febbraio scorso, esasperati dai silenzi della direzione sul futuro del sito: temevano, sulla base di alcune informazioni raccolte dalla Cgt, che ci fosse il progetto di spostare la produzione di Mantes-la-Jolie  nella fabbrica gemella di Singapore, che produce anch’essa microcircuiti. La direzione si rivolge al tribunale che, il 26 marzo, dà 24 ore agli operai per “lasciare spontaneamente” i luoghi. Ma gli operai – 200 sui 400 dipendenti – non cedono. Anzi, il 30 marzo un gruppo va alla sede della direzione della FCI, a Versailles, e “sequestra”, cioè blocca per 4 ore nell’ufficio il direttore Jean Duhirel. La direzione, però, continua a non voler trattare nè rivelare le proprie intenzioni. L’esasperazione è al culmine quando la Cgt, il 3 aprile, scopre un piano dettagliato che prevede praticamente la chiusura del sito per novembre e il trasferimento della produzione a Singapore. La determinazione degli operai fraancesi ha costretto la direzione ad aprire delle trattative. Non solo gli operai hanno ottenuto la sicurezza del posto fino al 2010 e la vaga promessa di investimenti in seguito, ma gli sono stati pagati 27 giorni di sciopero sui 34 durante i quali la produzione è stata bloccata. Adesso, anche se il lavoro è ripreso,  la vigilanza continua per ottenere “la trasparenza sull’attività di Singapore”, spiega un sindacalista della Cgt.