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Nuvoletta rossa

Quando eravamo beat: accordi, ricordi e disaccordi a strisce

Tat-tat-tat-tschhh, rullo di tamburi. E si certifichi il prepotente incalzare del quattro quarti anche nel campo apparentemente lo-fi delle strisce. Apparentemente, appunto: perché è vero che solo pochi lustri fa i “musicarelli” scritti e disegnati si contavano sulle dita di una mano (vengono in mente Love & Rockets degli Hernandez Bros., la Billie Holiday di Muñoz & Sampayo o il fulminante Voodoo Child di Bill Sienkiewicz…). Ma negli ultimi anni il legame si è fatto più complesso, sfumato e interessante, con produzioni in cui finalmente la musica si sente forte e chiaro anche a volume insospettabilmente soft. Fatta la legge delle biografie pop e rock, autori ed editori hanno scoperto l’inganno del sampling. E oggi, brani e interpreti che hanno fatto la storia tornano sotto forma di veri e propri loop in storie a fumetti nate per andare oltre ogni (micro)solco, in un’operazione di sincretismo culturale di grande potenza iconica ed evocativa.

L'estate Diabolika © Bao Publishing

L’estate Diabolika © Bao Publishing

L’estate Diabolika è il nuovo magnum opus di Thierry Smolderen e Aléxandre Clerisse, rispettivamente sceneggiatore e disegnatore di uno dei più intriganti romanzi grafici fantascientifici del 2014, Souvenir dell’impero dell’Atomo. Se in quel caso la premessa era fantascientifica, qui il clima evoca atmosfere a metà fra il cinema nouvelle vague di Truffaut e quello più sanguigno e artigianale di Mario Bava. L’estate diabolika è quella vissuta nel 1964 vicino Biarritz da Antoine, diciassettenne irrequieto pronto al salto quantico fra adolescenza ed età adulta. Sembra una vacanza apparentemente uguale a tante altre quella raccontata dagli autori attraverso una tavolozza pop che sembra riprendere gli stilemi hippy e la gabbia grafica assolutamente e dispoticamente anarchica della miglior Grazia Nidasio, in un tripudio di colori, licenze gestuali e citazioni optical. Ma fra frammenti dei Procol Harum, partite a tennis e pedalate sul lungomare fa capolino l’ombra del nero criminale creato dalle Sorelle Giussani, preso a prestito dall’omonimo tascabile per trascinare il protagonista della storia in una iperbolica spy story… a livello di testi e disegni, difficile trovare di meglio dello splendido cartonato edito da Bao Publishing. Prezzo non popolarissimo, € 22, ma pienamente giustificato dalla foliazione di 168 pagine a colori, dalla magnifica veste editoriale e dalla qualità della lettura.

Ettore © 24 Ore Cultura

Ettore © 24 Ore Cultura

Adulte e consapevoli inflessioni pop anche in Ettore, nuovo libro dell’artista, fumettaro, designer, musicista, performer Massimo Giacon. Il personaggio che dà il titolo al volume è il designer Ettore Sottsass, compasso d’oro 1959, storico creatore di forme per icone dello stile italiano come Olivetti e fondatore del leggendario studio Memphis, atelier protagonista di una stagione irripetibile del disegno industriale italiano. “Ettore e i primitives”, titola un capitolo del volume di 48 pagine per € 17,90 pubblicato per i tipi di 24 Ore Cultura: ma più che il suono dei Sixties, qui a farsi sentire è la new wave tutta sintetizzatori e drum machine del decennio fra gli 80 e i 90. Decennio in cui l’autore del volume si è trovato a collaborare con Sottsass in vari ambiti, da quello ovvio dell’illustrazione, alla progettazione, fino alla musica, con l’estemporanea performance in Prendi l’osso e corri dei sedicenti I nipoti del faraone. Un’agiografia a fumetti? Macché: l’approccio di Giacon è né più né meno lo stesso di quello usato a suo tempo da Pazienza per Pertini, una sorta di omaggio disegnato in colori vivaci ricco di ironia e sentimento. Un ritratto intellettuale divertente, rispettoso e filologicamente corretto, da leggere (sorprendentemente) tutto d’un fiato.

Il quinto Beatle © Panini 9L

Il quinto Beatle © Panini 9L

Zona Evergreen. Il Quinto Beatle (Panini Comics 9L, € 6,40), fumettisticamente parlando, è storia antica. Ma data la qualità del volume scritto da Vivek J. Tiwary e disegnato da Andrew G. Robinson e Kyle Baker, vale la pena di tornare a parlarne, anche solo per anticipare l’edizione definitiva riveduta e corretta in arrivo entro il 2016. Come da sottotitolo, la storia è quella di Brian Epstein, storico manager dei Fab Four e artefice del loro successo dagli esordi al Cavern Club di Liverpool fino all’uscita di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. La parte del leone spetta al lavoro di documentazione monstre condotto da Tiwary durante la realizzazione della sceneggiatura, ma anche dalle molteplici anime grafiche dei disegni, ora realistici, ora caricaturali, ora ridotti a pura astrazione grafica, a riflettere le atmosfere dei brani del quartetto di Liverpool e le cronache dei tempi. Ma anche i tormenti di Epstein, segretamente omosessuale, workaholic e sempre pronto a spostare i confini del successo un po’ più in là. Un azzardo, però perfettamente funzionale al flusso di coscienza di una narrazione tutta in levare; e un ennesimo centro della Dark Horse Comics di Mike Richardson, fra le realtà indipendenti più durature e interessanti della scena statunitense.