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Islamismo

Qual è l’età da matrimonio?

Un recente emendamento alla legge che riguarda le donne e i bambini nello Yemen ha stabilito che una ragazza debba avere 17 anni per sposarsi. Tuttavia l’emendamento ha suscitato reazioni tra i deputati estremisti del parlamento che ritengono l’emendamento contrario alla sharia (legge coranica), infatti il testo sacro non stabilisce l’età da matrimonio, e minacciano la riapertura della discussione. Del resto quando Maometto sposò la sua ultima moglie Aicha, questa aveva solo nove anni. I tempi sono cambiati e anche lo Yemen, che finora non aveva stabilito una età legale per il matrimonio (prima della riunificazione era di 15 anni sia al sud che al nord). Lo Yemen è finito tredicesimo  tra i primi venti paesi ritenuti i peggiori al mondo proprio per i matrimoni in tenera età.  Infatti, secondo un rapporto dell’International centre for Research on Women, nel 2007 il 48,4 per cento delle donne nello Yemen si erano sposate prima dei 18 anni. Sono bambine che non possono avere una infanzia, giochi, educazione e uno sviluppo adeguato. La legge tuttavia non basterà, occorrerà una campagna di sensibilizzazione, come ha sottolineato Horiah Mashour presidente del Comitato nazionale delle donne. Perché in molti casi la data di nascita non è conosciuta e potrà facilmente essere falsificata.  Ora tra i paesi arabi resta solo l’Arabia saudita a non aver ancora fissato l’età minima per il matrimonio.

giuliana

  • Antonella

    Mi piacerebbe conoscere meglio la storia dei movimenti delle donne in questi paesi. Perché nell’immaginario occidentale le donne mussulmane, se hanno una qualche visibilità, vengono rappresentate come silenti. Nel peggiore dei casi, l’esistenza del femminile è praticamente cancellato.
    Sarebbe bene conoscere queste realtà perché le battaglie delle donne, da noi, solidarizzino e sostengano anche le loro battaglie. Innanzitutto quella di non essere spose-infanti. Essere “date” in spose da bambine credo sia quanto di più orribile possa accadere.
    E comunque non dimentichiamo (a proposito di patriarcato e cultura cattolica) che fino a qualche anno fa nei riti religiosi che celebravano i matrimoni esisteva ancora la formula: “chi dà in sposa questa donna?”.
    Francamente è agghiacciante.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    Dare conto dei movimenti delle donne, oltre che delle discriminazioni che subiscono, è l’obiettivo del mio libro Il prezzo del velo pubblicato da Feltrinelli, penso che se avrai voglia di leggerlo potrai trovare informazioni che ti interessano.
    giuliana

  • Antonella

    Purtroppo momentaneamente vivo all’estero. Ma durante le mie prossime “vacanze italiane” (non torno in Italia da due anni) lo comprerò senz’altro. Grazie della segnalazione.

  • http://web.tiscali.it/fam.bassotti/ stefano

    Credo, ritengo opportuno e irrimandabile, che si debba intervenire più pesantemente e capillarmente ad ogni livello, con una campagna mondiale di laicizzazione della vita pubblica, politica e commerciale…
    se qualcuno vuol credere in un essere supremo che vive nell’alto dei cieli lo faccia in casa sua senza imporre le sue fantasie …ops, convinzioni (spesso solo maschiliste) a chicchessia.

    Ciao

    Stefano

  • sara rossi

    molti uomini italiani ritengono che il mmatrimonio combinato faccia parte di una tradizione che nonsi può cambiare. Perchè non adottiamo sanzioni economicche nei confronti di questi paesi ? la mia è una provocazionema credo che non si faccia abbastanza nella comunità internazionale.,

  • Antonella

    Non si fa abbastanza. Anzi non si fa quasi niente. La sorte delle donne, dei bambini, degli anziani e in genere degli umani che vivono in condizioni aberranti, interessa solo se può essere usata come emblema della “cattiveria” del nemico.
    Per cui vengono sollevati polveroni giornalistici, ma solo a scopo propagandistico. Passate le urgenze si dissolvono, come per magia, anche le indignazioni per la sorte delle sfortunate (o sfortunati) poverette alla mercé di bruti.
    Vi ricordate le donne afghane, improvvisamente liberate dal burka dalle intelligenti bombe della coalizione di volenterosi?
    E quello che è tragico è che certe propagande funzionano bene.

  • alvise

    quante di voi Signore sono state , non per turismo, ma per lavoro e per un tempo non di qualche giorno in un paese islamico ?

    Ve lo chiedo perchè pare non abbiate contezza della realtà.

    A Teheran ho visitato case dove la moglie, pur avendo studiato in Gran Bretagna, si rintanava in cucina e ne usciva solo per servire a tavola.

    Conoscevano benissimo le idee delle donne occidentali e i loro usi, ma nemmeno a casa loro si permettevano di lasciarsi andare.
    (Quando andavano ad aprire la porta, si mettevano un velo in testa )

    Mi pare che nei comemnti che leggo vi sia un certo “colonialismo” , ovvero quel modo di giudicare e sanzionare che apparteneva al “civilizzatore” dell’Ottocento.
    (Vedo che qualcuna vorrebbe imporre sanzioni economiche…)

    Solo andando a vivere in mezzo a loro potreste capire di cosa state parlando.
    AB

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    io ci sono stata e per parecchio tempo
    giuliana

  • alvise

    Se lei è stata in Iran, forse avrebbe potuto concludere che non si possono dare risposte ideologiche a problemi che nascono da radici dottrinali.
    Ideologia politica e dottrina religiosa sono per definizione non comparabili.

    Se mi permette, le propongo una riflessione che parte dal confronto tra cristianesimo e islam, o meglio dai loro Sacri Testi. Le culture che poi ne sono derivate, tra cui anche le nostre ideologie, ne riflettono i presupposti.

    Pur avendo la comune radice abramitica e molte altre similitudini, di cui troppi si accontentano, nel Corano non si parla mai del gesto di Adamo di cogliere e mangiare la fatidica mela. Si cita l’allontanamento di Adamo dal Paradiso, ma mai si espongono le ragioni del fatto. A prima vista, e per un laico europeo, sembra un aspetto minore e insignificante, ma in realtà è decisivo e basilare.

    Per tutto il mondo ebraico-cristiano (oserei dire “occidentale”) questo evento è il principale e più radicale atto di sfida dell’uomo a Dio e alla sua legge: è la fonte del peccato originale.

    Anche il mondo greco aveva una mito simile. Adamo assomiglia straordinariamente a Prometeo. Ambedue vengono scoperti, condannati e puniti per aver sfidato l’Onnipotente.
    Essi sono la dimostrazione che il modello del rapporto con il divino, che noi occidentali abbiamo ereditato, riconosce all’uomo una libertà individuale insopprimibile. L’uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio (per il Corano non è dato sapere se lo siamo, ed è anche per questo che le Sue immagini sono severamente vietate !) deve poter liberamente scegliere il bene o il male, assumendosene la responsabilità.
    Il concetto di responsabilità personale che deriva da quella colpa, e che darà poi seguito all’attesa della Venuta e motivo al Cristo di nascere tra noi e per noi, come pure all’Alleanza che Dio stabilisce con l’uomo, sono fatti e concetti di origine biblica, assolutamente non condivisi dal Libro dell’islam. Sono enormi bestemmie.
    Se io o lei le professassimo al Cairo, a Teheran o a Karachi verremmo messi a morte immediatamente.

    Ci condannerebbero perché, per un credente musulmano, la parola islam significa sottomissione a Dio. E la sottomissione islamica non è compatibile con la responsabilità cristiana.

    Il Dio giudaico-cristiano vuole essere “scelto” dall’uomo per amore; quello islamico esige solo la sua sottomissione. Il primo ci propone e sostiene un’Alleanza con l’uomo, (ha presente l’Arca dell’Alleanza?) elevandolo ad uno status che non ha eguali sulla terra; quello islamico si accontenta del rispetto dei ben noti cinque precetti, quasi che l’uomo fosse solo un servo.

    Le due società che nei secoli si sono costruite su questi presupposti di fede, non hanno molto in comune.
    Il tema culturale del rapporto tra l’uomo e Dio, che le due religioni propongono, non potremo evitarlo a lungo in Europa, perché questo è il vero terreno su cui sviluppare o far annegare il “dialogo”. Immagino sappia anche lei che affermare, come gran parte della cultura europea sostiene, che possiamo vivere “senza Dio” è la cosa più rivoltante e assurda per un islamico. Moderato o fanatico che sia.
    Per chi ha vissuto tra loro, l’esempio più calzante per dare un senso del disgusto che provano davanti a questa idea è come invitare qualcuno a pranzo e mettergli un escremento nel piatto.

    Chi quindi presuppone che nel mondo islamico esista una massa moderata, distinta e distante, commette un grave errore. Lì i principi religiosi non sono trattabili. Non esiste “il dare a Cesare…..”
    E chi tra loro lo fa, rischia la vita. O quella dei suoi cari, come è accaduto all’attrice afgana, che si è vista uccidere il marito.

    Supporre che esista una soluzione “politica”, quasi che il modello del rapporto Uomo-Dio, che le religioni propongono, sia un argomento trattabile come un accordo internazionale, è altrettanto illusorio. L’islam non separa mai Fede e Politica. Non sarebbe più islam. Non sarebbe più una religione.
    ( Non pensa anche lei che bisognerà tenerne conto quanto si discuterà in Parlamento di diritti di voto politico agli islamici)

    Ecco perché io credo che la cultura europea non potrà evitare a lungo la scelta tra le due sponde “religiose”. Dovrà cioè compiere un atto politico che fino a qualche anno avrebbe rifiutato a priori.
    Perché si può anche essere italiani e arabi al contempo, ma NON – culturalmente – metà cristiani e metà islamici.
    Saluti
    AB

  • Giampiero

    A proposito di età minima per il matrimonio, vorrei ricordare che la Chiesa cattolica stabilisce il limite dei 16 anni e accetta che una ragazza possa spostarsi, in forza di una apposita ‘dispensa’, anche al compimento del 14mo anno di età. Recentemente, in Inghilterra, si è avuto il caso della ragazza madre a 15 anni, e se il fatto ha sollevato un certo rumore nella società civile non mi risulta alcun particolare commento da parte della Chiesa anglicana.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    risposta a AB. Innanzitutto penso che si possa essere benissimo italiani o arabi laici senza differenza. E’ vero il mondo musulmano non ha ancora affrontato un processo di secolarizzazione per separare la religione dalla politica, ma, sostengono alcuni religiosi musulmani, che lo scontro nell’islam è così violento in questo momento proprio perché si sta affrontando questo processo, che è stato sanguinoso anche per i cristiani. Per garantire una libertà religiosa occorre uno stato veramente laico, così saranno garantiti anche i non credenti.
    giuliana

  • alvise

    risposta a Giuliana.
    La libertà, religiosa, economica o qualsiasi altro diritto, non è un bene che una volta raggiunto lo conservi in eterno.

    Invocare l’esistenza di uno Stato laico in un paese islamico è quasi una contraddizione in termini.
    Basti guardare a come si sta trasformando la Turchia, che per 80 anni ha imposto con le buone o le cattive il laicismo di Ataturk.
    E se guardiamo alla Russia, che ne è stato dell’ateismo di Stato ?

    Perchè lei vuole insistere su quella proposta ?
    Nel lungo periodo non funziona e non lo dico io, ma la Storia.

    Il crollo delle ideologie politiche ha rimesso in sella le dottrine religiose ed è a partire da quelle e dalle culture che ne sono nate che la invito a riflettere e a riconsiderare il mio precedente messaggio.
    Al quale mi pare non abbia risposto.
    Grazie
    AB

  • Giampiero

    Commento alla risposta ad AB. Condivido assolutamente la tesi secondo la quale la violenza in atto nel mondo islamico nasce appunto dal tentativo di una parte di questo mondo di separare religione e politica. Ritengo però questo processo ancora più difficile e sanguinoso di quanto non lo sia stato nel mondo cristiano. Tra il XV e il XVII secolo in Europa ci si è scannati tra cattolici, ugonotti, riformati e ‘papisti’ pur essendo, come si dice, ‘una faccia e una razza’. Nel XXI secolo la velocità di diffusione delle idee accelera enormemente i tempi di ogni processo culturale, ma è un’arma a doppio taglio perché agisce su entrambi i fronti (anzi, a quanto pare, l’Internet è oggi più al servizio degli estremisti religiosi che dei moderati). Per questo non credo che si possa essere ‘benissimo’ italiani o arabi laici, se non a livello di rapporti personali ed individuali. Ma anche a questo livello, gli unici arabi laici che potrebbero essere benissimo italiano sono quelli che sono fuggiti dai loro paesi o vi vivono senza poter esternare la propria laicità, il che non rende il rapporto paritetico. Grazie per l’attenzione

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    auspicavo uno stato laico innanzitutto in Italia…
    g.

  • alvise

    Che senso ha limitarsi all’auspicio di uno Stato laico in Italia, quasi come se vivessimo in una società chiusa e impermeabile all’esterno ?
    Chi arriva da immigrato non sa che farsene di uno Stato laico, anche quando si sistema con la famiglia.
    (In Germania i turchi preferiscono votare per la CDU, perchè dichiara valori religiosi, non atei. Quale invece è stato il ritorno elettorale per i socialdemocratici, dopo aver concesso con il governo Schroeder la nazionalità e diritti di voto agli immigrati ?)

    Ricordo una frase di Markx che più o meno sentenziava : “chi ragiona su ciò che vorrebbe fosse , invece di partire dalla realtà, è solo un piccolo-borghese.”
    Forse è lì che si perdono o si vincono le elezioni.
    AB

  • Antonella

    Sarebbe davvero curioso che alla negazione di diritti si opponesse solo un atteggiamento eticamente neutro.
    Mutilare i genitali femminili, obbligare le bambine al matrimonio (da noi quelli che scelgono di avere relazioni con minori si chiamano pedofili. Basta cambiare religione per non esserlo? Non fatelo sapere in giro), obbligare le donne a coprire il proprio corpo, attribuire loro diritti per conto terzi (se hai un uomo in famiglia ti rilascio il certificato, altrimenti ti arrangi) sono negazioni di libertà di fronte alle quali mi rifiuto di “osservare silenzio”.

    Se questo fosse stato l’atteggiamento dei legislatori italiani, dalle mie parti (sono meridionale) saremmo ancora al delitto d’onore. Lo stupro in Italia sarebbe ancora delitto contro la morale e non contro la persona. Gli avventori dei bar del mio piccolo paesello sarebbero tutti di sesso maschile e via discorrendo.

    Ho come l’impressione che attribuire una mentalità colonialista serva, in questo caso, ad avvalorare una tesi che porta tutti i connotati del pensiero coloniale: le società islamiche sono statiche, la loro esistenza è irrimediabilmente fissata in un quadro di passato immutabile.
    La conclusione sarebbe l’invito ad accettare, insieme al resto, la barbarie della sharia. Con buona pace per le donne mussulmane che vivono in paesi dove respirare potrebbe diventare un lusso per maschi timorati.