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Street Politics

Putin, al-Sisi e le nuove frontiere nucleari

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Giuseppe Acconcia

Se i negoziatori dei P5+1 (Consiglio di sicurezza Onu e Germania) mettono il piede sull’acceleratore per chiudere i colloqui che risolvano finalmente la questione nucleare con l’Iran, l’Egitto potrebbe essere la nuova frontiera che sdogana l’energia atomica. Da una parte, il ministro degli Esteri di Tehran, Javad Zarif riferisce di progressi significativi e di una possibile soluzione che metta fine alle sanzioni internazionali entro marzo. Dall’altra, conservatori e radicali sono pronti a far saltare il tavolo negoziale. A partire dall’ayatollah Ali Khamenei che ha ancora una volta avvertito di diffidare dagli accordi fumosi, che non danno certezze al paese: sono tanti i pasdaran che hanno fatto affari con le sanzioni internazionali e non vi rinunceranno facilmente.

Se poi Tehran per fronteggiare la diminuzione dei prezzi del petrolio guarda a Russia, Cina e Giappone, lo stesso fa il Cairo. E così Hussein al-Shafei, consigliere per il Medio oriente dell’Agenzia spaziale russa, ha rivelato che nella storica visita del presidente Vladimir Putin al Cairo, uno dei punti principali degli accordi commerciali siglati con l’Egitto del sedicente nasserista al-Sisi è stata proprio la cessione di tecnologia in campo energetico con la costruzione della centrale nucleare di Dabaa. E si parte subito con una serie di programmi di training e visite ai rettori nucleari russi del personale del ministero dell’Energia egiziano. Non solo, in base al nuovo accordo commerciale, l’Egitto sarà esentato dal pagamento di dazi doganali negli scambi bilaterali con Mosca. Non è ancora chiaro quali prodotti beneficeranno delle agevolazioni ma il Cairo è il secondo acquirente al mondo di grano russo. Insomma è sempre Putin a salvare al-Sisi, e l’asse Mosca-Cairo si rafforza inesorabilmente come ai tempi di Gamal Abdel Nasser.