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FranciaEuropa

Psichiatria: proteste contro una legge securitaria

Il Collettivo dei 39, che già aveva raccolto più di 30mila firme per una petizione che reagiva a un discorso di Sarkozy nel 2008, dove il presidente assimilava la malattia mentale a un “pericolo sociale” da reprimere, combatte ora un progetto di legge, già passato in consiglio dei ministri a fine gennaio e che dovrebbe venire discusso dall’Assemblea il 15 marzo. Una petizione ha già raccolto più di 10mila firme e per il 15 è prevista una manfestazione. La nuova legge sulla psichiatria, se entrerà in vigore, istituisce le cure “obbligatorie” nel caso di “pericolo immediato” rappresentato dalla persona malata mentale. La quale potrà essere rinchiusta d’ufficio in una struttura psichiatrica per 72 ore, anche contro il suo volere. Un direttore di ospedale, un collegio di esperti, ma anche il prefetto o la famiglia possono decidere di rinchiudere il malato, che sarà sottoposto a cure obbligatorie. La legge istituisce anche le “cure obbligatorie” in abulatorio. Il Collettivo dei 39 denuncia le derive della psichiatria francese, già all’opera da quando Sarkozy, in seguito a un tragico fatto di cronaca – nel novembre 2008, a Grenoble, uno studente è pugnalato da un malato mentale in fuga dall’ospedale – ha deciso il giro di vite. Da allora, scrive la nuova petizione, “i luoghi di cura psichiatrica sono pieni di videocamere e di camere di isolamento, sono state messe delle griglie, dei protocolli di neutralizzazione fisica dei pazienti hanno visto la luce, i prefetti bloccano la sospensione degli internamenti”, le uscite “di prova” sono state bloccate. Il Collettivo dei 39 parla di “sorveglianza sociale pianificata” che verrà messa in atto con la nuova legge. “Non si tratta di un progetto di cura, ma di un ingranaggio che lede le libertà fondamentali in uno stato democratico”. Verrà anche istituita una  “schedatura psichiatrica” che raccoglierà i nomi di tutti colori che sono stati sottoposti all’obbligo di cura, anche una sola volta nella vita.  La legge, denuncia il collettivo, lascia pensare che la cura sia solo possibile attraverso una dose massiccia di medicinali. Un progetto di legge che travolge “una politica di cure psichiatriche rispettose delle libertà”. Secondo dei dati del 2008, in Francia 69mila persone, cioè il 23% dei pazienti di psichiatria, sono state internate senza il loro consenso almeno una volta nell’anno. Negli ospedali pubblici, la psichiatria è trascurata, manca il personale. Negli ultimi anni, sono stati chiusi 10mila letti. Sovente i malati e le famiglie sono abbandonati a se stessi. Ma “rispondere a questo con l’internamento non è la soluzione” dice il Collettivo dei 39. Alla petizione hanno aderito personalità come Stéphane Hessel (l’ex ambasciatore autore di “Indignatevi!”), il filosofo Edgar Morin o il fondatore di Médecins sans frontières Rony Brauman, oltre a psichiatri e psicanalisti noti, come Catherine Dolto o Elsabeth Roudinesco. L’appello è stato firmato anche da politici dell’opposizione, da magistrati, da personalità della cultura e da molti pazienti.