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FranciaEuropa

Provocazione contro l’università

Gli oppositori parlano di “provocazione”. In piene vacanze di primavera, il governo ha approvato parte della riforma universitaria che da gennaio sta suscitando proteste e che a febbraio ha portato fino a 100mila persone in piazza. E’ passata la riforma dello statuto degli insegnanti-ricercatori, un po’ ritocata rispetto al testo iniziale, ma che impone ai circa 57mila ricercatori francesi, dal prossimo anno accademico, le nuove regole: praticamente, lo svolgimento delle carriere sarà nelle mani dei presidenti di università. I ricercatori temono di perdere l’autonomia nella ricerca, di dover sottostare a scelte economiche e non culturali, di venire asserviti a decisioni prese altrove a scapito della libertà. Ma il primo ministro Fillon ha liquidato la contestazione, che dura da mesi, affermando che ormai è “minoritaria” e che il testo della riforma, dopo i ritocchi impoosti dal lungo braccio di ferro, è ormai “perfettamente conforme alle attese della comunità scientifica”.

Si vedrà  cosa succede da martedì prossimo, nuova giornata di protesta nazionale (anche se un terzo del paese è ancora in vacanza fino al 5 maggio). Gli universitari sono sotto pressione, perchè gli esami si avvicinano e gli studenti sono preoccupati per il loro anno accademico. Ma il più grosso movimento che le università francesi abbiano conosciuto da anni è stato inventivo nella protesta. Corsi per strada, letture pubbliche e, l’azione che più suscita curiosità, la “ronda infinita degli ostinati” di fronte allHotel de ville a Parigi. Sono quasi 800 ore che degli universitari, raggiunti da studenti, cittadini, semplici passanti o addirittura turisti, girano in tondo di fronte al palazzo del comune della capitale. C’è chi cammina per ore, chi viene di notte, chi si fa due giri e se ne va, chi si prenota su Internet, chi arriva per caso. La marcia degli ostinati, che non dovrebbe fermarsi presto, vuole essere il testimone vivente della protesta contro un governo che, a piccoli passi, mira a portare le esigenze del mercato all’interno dell’università. I ricercatori, che stando a Sarkozy “cercano ma non trovano niente” (frase sprezzante pronunciata a gennaio), contestano l’approccio eminentemente quantitativo che il governo vuole imporre.