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losangelista

Promised Land: la falsa promessa del nuovo petrolio

Matt-Damon-Promised-Land

In Promised Land Matt Damon e’ un agente di una grande corporation del settore energetico, il suo lavoro e’ ampliare le operazioni acquistando le concessioni dai proprietari dei terreni sopra ai depositi, i modesti agricoltori di una cittadina rurale del Midwest. E’ un piazzista del fracking, cioe’ la “fratturazione idraulica” che da qualche anno permette di estrarre  idrocarburi (greggio pesante e gas naturale) da depositi bitumisnosi precedentemente inutilizzabili. La tecnica  implica l’iniezione in profondita’ di acqua pressurizzata  miscelata a solventi chimici altamente tossici con conseguenze ambientali potenzialmente devastanti. Ma anche la crisi ha devastato le gia’ misere prospettive economiche dei farmer  alle cui porte bussa ora in mancihe di camicia Damon con un sorriso smagliante e mazzetti di banconote fruscianti davanti a cui i coldiretti indebitati si affrettano a firmare i contratti che assieme all diritto di trivellazione cederanno ovviamente anche l’anima del paese,  ipotecando il futuro disastro ambientale. L’ultimo film di Gus Van Sant e’ un classico di denuncia sociale, il ricco filone di cinema USA che va da Furore a Norma Rae passando per Matewan di John Sayles. Quest’ultimo era la storia del massacro durante lo sciopero in una miniera  di carbone del West Virginia e i film dedicati ai soprusi dell’industria mineraria (specie nell’Appalachia) da se costituiscono praticamente un sottogenere a parte, come anche daltronde quelli a sfondo ambientalista (eg. Sindrome Cinese). Promised Land si riferisce ad entrambe, dato che il fracking e’ diventato la nuova frontiera sia dell’estrazione energetica che delle lotte per l’ambiente. Negli ultimi anni la lobby petrolifera  americana ha spinto la linea del rinascimento energetico  mediante l’estrazione non convenzionale di risorse domestiche. Gli “scisti bituminosi”  da cui e possibile estrarre greggio mediante la fratturazione hanno innescato dei boom petroliferi in Dakota, Montana e Colorado, le oil sands presenti principalmente in Canada (Alberta) e sfruttabili con le nuove tecniche (per il trasporto alle raffinerie e’ in via di costruzione l’oledotto Keystone XL bloccato, per ora, da Obama) potrebbero rappresentare addirittura secondo i dati dell’industria, due terzi delle  riserve mondiali. Da qui una campagna che promette un rinascimento energetico americano e l’anelata idipendenza energetica del paese. Una promessa amplificata a dovere da parte repubblicana nell’ultima campagna elettorale  e da organi industriali come il Wall Street Journal e secondo cui gli USA potrebbero superare entro un decennio addirittura la produzione saudita. Mentre i dati sono difficili da verificare e’ certo che con la visione della “rinascita” degli drocarburi l’industria conta di neutralizzare l’opposizone climatica e le fonti alternative con relativo immane costo ambientale. Il fracking era gia’ stato denunciato un paio di anni fa dal bel documentario di Josh Fox Gasland, ora tocca ad un regista “di prestigio” occuoarsene, uno come Van Sant, che si muove con facilita’ sia nel cinema degli ampi consensi anche commerciali, come Will Hunting e Milk, che in progetti di sensibilita’ artistica come Elephant e Last Days ( e come produttore spazia da Larry Clark a James Franco alla TV di qualita’ come in Boss). Con Promised Land adotta il  registro classico del genere “sociale” hollywoodiano, una formula non senza al sua quota  di melo’ ma pur sempre una voce importante che si aggiunge al coro di denuncia della nuova offensiva degli idrocarburi.