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FranciaEuropa

Promessa mancata: nessuna regolazione per i grossi stipendi

Era uno dei 60 impegni presi da Hollande durante la campagna elettorale: regolare per legge gli alti salari dei manager, per evitare le remunerazioni abusive. Ma il ministro delle finanze, Pierre Moscovici, già indebolito dallo scandalo Cahuzac (l’ex ministro del bilancio con il conto occulto in Svizzera e a Singapore), ha rinunciato. Moscovici afferma che il governo vuole concentrarsi sulla tassa al 75% degli stipendi che superano il milione di euro l’anno. Anche questa era una promessa di Hollande, che è stata pero’ un po’ spuntata dal Consiglio costituzionale (ha giudicato il tasso una confisca). La tassa verrà pagata dalle imprese e non dal fortunato contribuente, riguarderà quindi solo gli stipendi e non i redditi da capitale. Sarà votata nella finanziaria 2014 e avrà una durata di soli due anni, il tempo per uscire dall’emergenza della crisi. Ma i grandi manager del settore privato possono stare tranquilli: lo stato non metterà il naso nelle loro remunerazioni. Moscovici ha ceduto alle pressioni del Medef, che ha promesso una “autoregolazione esigente”. Eppure, in Svizzera con un referendum del 3 marzo scorso è stato approvato un controllo sulle remunerazioni abusive e sono stati messi al bando i “paracadute d’oro” per i grandi manager. In Francia lo scorso luglio è stato imposto un tetto alla remunerazione dei manager pubblici – 450mila euro l’anno – ma per il settore privato il governo si affida al benvolere dell’autoregolazione. La destra applaude. A sinistra ci sono forti mugugni nel Ps e il Front de Gauche ironizza su Hollande che aveva affermato che la finanza era il suo nemico e adesso non osa neppure tirare un po’ le briglie. “Non è un arretramento – cerca di giustificarsi il deputato socialista Jean-Christophe Cambadelis – ma è evidente che non siamo al livello che ci eravamo proposti”.

  • Spartacus

    Hollande purtroppo è tutto un mancamento, al punto che anche le cose più che buone che il governo Ayrault ha fatto, non si riesce a vederle, ad apprezzarle.
    Ciò che mi sorprende è la distanza del presidente rispetto all’opinione pubblica: comunica poco e male, e pensa di non dover spiegare le sue scelte. In questo modo tutto è dIventato surreale, come se da una parte e dall’altra non s’intendessero che degli echi lontani.
    C’è qualcuno che può svegliare il bamboccione e dirgli che le cose stanno andando a rotoli?

    Questi sono gli incovenienti creati dalla concezione monarchica del potere nata con la Quinta Repubblica.
    E pensare che in Italia vorrebbero adottarla! Roba da non credere!