closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Quinto Stato

Atenei: il finanziamento pubblico è finito

Quella di ieri è stata una nuova giornata di annunci per il ministro dell’istruzione Francesco Profumo. Riformerà il diritto allo studio e il dottorato e, davanti alla commissione cultura alla Camera, ha promesso quella del finanziamento degli atenei. In sostanza ha confermato che la riforma Gelmini giungerà in porto e i tagli a scuola e università non verranno cancellati. Nel 2012 solo 300 milioni di euro andranno a rimpinguare il Fondo per gli atenei (Ffo) decurtato di 1,3 miliardi di euro, nulla compenserà gli 8 miliardi tagliati alla scuola.

Per allontanare l’attenzione da questi fatti, Profumo ha detto la verità: l’Ffo, che nel 2012 ammonterà a 6,1 miliardi di euro (nel 2008 era di 7,4 miliardi), non «sarà la fonte prevalente» del finanziamento degli atenei. Dovrà essere affiancato alle risorse della programmazione triennale, ai 200 milioni derivanti dal blocco del turn-over nell’ultimo anno, la misura decisa da Tremonti per ridimensionare la pubblica amministrazione e ridurre drasticamente il precariato.

Considerato anche il pensionamento di 7 mila docenti entro il 2015, sarebbe una decisione positiva se questi soldi venissero usati per un nuovo reclutamento, di cui però Profumo ha evitato accuratamente di parlare, così come sull’opportunità di mantenere il blocco del turn-over. Nei fatti questa è la conferma che l’Ffo non sarà più rifinanziato e inizierà l’era della competizione sulle risorse disponibili.
In compenso, farà ricorso al «Fondo Letta» per finanziare l’edilizia universitaria. L’auspicio del ministro è costruire nuove case per gli studenti, sperando che le risorse non servano invece ad ampliare ancora i campus. Allo studio con Inps e Inail c’è anche un «progetto paese» per costruire nuove scuole. Il totale delle risorse  per l’università sarebbe di 12.500 miliardi, di cui 3.222 da erogare come incentivi alla ricerca  attraverso un sistema che rischia di premiare  gli atenei più forti e le cordate accademiche influenti, penalizzando le università più piccole, indebitate e i gruppi di ricerca meno influenti.

In realtà da questa cifra devono essere scomputati almeno 1 miliardo del taglio agli atenei e altri 1700 per l’edilizia scolastica a Sud che, in realtà, sono 974,3 milioni, più circa 700 in una complessa partita di giro con la Cassa Depositi e Prestiti.
L’inquilino di Viale Trastevere ha inoltre sorvolato sul tetto del 90% tra spese fisse e finanziamenti che obbligherà almeno 37 atenei a chiudere in rosso i bilanci nel 2012, anche se hanno una gestione «virtuosa». Si è invece soffermato sugli 80 miliardi stanziati dall’Unione Europea con il progetto «Horizon 2020» nel 2014. In vista di un simile evento, il ministro ha consigliato ai ricercatori italiani di tenersi in «allenamento» con i bandi Prin appena pubblicati (e quelli Firb), anche per evitare l’emorragia avvenuta negli anni del VII programma quadro durante i quali sono stati persi 500 milioni di euro (8%), a fronte di un contributo pari al 14%. In attesa che la ricerca riscopra le antiche virtù atletiche, è certo però che la  road map indicata da Profumo per migliorare la «policy» della ricerca è proibitiva.
Giuseppe De Nicolao, sul sito Roars.it , definisce la soluzione approntata dal neo-ministro dell’istruzione come la strategia del “kakuro”. Ad un’analisi approfondita sembra infatti che il numero dei progetti approvati sul Prin di quest’anno saranno ridotti a non più di 435, cioè tra il 13 e il 40% in meno di quelli presentati nel 2009. I 175 milioni di euro stanziati verranno erogati secondo una procedura così irrazionale da rendere questi fondi inaccessibili. Una situazione che ha spinto la responsabile ricerca del Pd, Maria Chiara Carrozza, a chiedere spiegazioni a Profumo, ma al momento senza risultati. Dopo poche ore anche i principali esponenti delle discipline umanistiche rivolgono al ministro Profumo una serie, non troppo velata, di critiche. Il mondo accademico, insomma, è in subbuglio contro una “policy” che assomiglia sempre più all’attività di un enigmista. Salvo un improbabile ritiro del decreto sui Prin, l’allenamento è già oggi una fatica inutile.

***

Un resconto esaustivo delle linee esposte da Profumo sè quello di Tutto Scuola.

  • Marco Benini

    Vorrei segnalare un refuso che andrebbe corretto: nel terzo paragrafo si parla di 12.500 miliardi (dodicimila e conquecento!) e di 3.222 miliardi (treduecenteventidue). E’ evidente che si tratta di cifre sbagliate…

    Per il resto, ottimo articolo che documenta bene lo stato comatoso dei bilanci universitari – a fronte di una imbarazzante settima piazza della ricerca italiana nel panorama mondiale.

  • http://furiacervelli.blogspot.com/ Roberto

    caro marco, a me non risulta che sia un refuso. I 12.500 euro sarebbero per profumo il risultato della somma dell’Ufo più recupero del blocco del turn over e i soldi della programmazione triennale (che darebbe secondo il ministro il risultato di 7,5 miliardi – esagerato); poi ci sarebbero i 3222 miliardi di incentivi alla ricerca, e in particolare alle biotecnologie, alla ricerca marittima, insomma agli spin off prodotti nell’ambito dei politecnici, e infine una complessa partita di giro di 1700 miliardi da fondi per l’edilizia universitaria dal fondo letta (lo stesso dei fondi per l’editoria, e molto altro) oltre che i fondi cipe stanziati per le 8 regioni obiettivo 1. Ecco, nell’audizione di ieri secondo il ministro il risultato dovrebbe essere quello di 12,500 miliardi. all’anno.