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Quinto Stato

Profumo contro Profumo

Una brutta storia. Difficile definire diversamente il ricorso al Tar che il ministro dell’università e della ricerca Francesco Profumo ha fatto contro il Politecnico di Torino, da lui diretto come rettore fino a metà novembre. L’oggetto della contesa è il nuovo statuto di uno dei più rinomati atenei, primo nelle classifiche per qualità della ricerca, fiore all’occhiello della città. La riforma Gelmini ne ha imposto la riscrittura, cosa che è regolarmente avvenuta nei mesi scorsi, tanto che il nuovo statuto firmato dall’allora rettore Profumo, è stato anche pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
Il 3 febbraio la sorpresa: il ministro Profumo ricorre contro la legittimità della decisione del rettore Profumo, chiedendo l’annullamento dell’articolo che prevede l’elezione dei membri del Consiglio di amministrazione. La notizia ufficiale è stata data da Marco Gilli, attuale prorettore e probabile sostituto di Profumo alla più alta carica di corso Duca degli Abruzzi. Le elezioni sono previste il 21 febbraio.
«Credo di condividere con voi – ha scritto Gilli in una lettera il 6 febbraio – la convinzione che il Politecnico abbia compiuto una scelta corretta, conforme alla normativa, capace di assicurare al nostro Ateneo un governo, che sia espressione dei valori della nostra comunità universitaria». Lo statuto prevede l’elezione dei membri del Cda a suffragio universale da parte dei docenti e del personale amministrativo. Al ministero, invece, vogliono che il Cda sia nominato dal rettore.
Al tempo della Gelmini, Roma aveva provato ad imporre questa linea ma il Politecnico, supportato da uno studio legale, aveva respinto le osservazioni. Profumo non era d’accordo, ma accettò comunque l’opinione prevalente tra i suoi colleghi. Gilli oggi assicura che difenderà «con fermezza» l’autonomia del suo ateneo contro la scelta dell’ex rettore, e attuale ministro, mentre il coordinamento dei ricercatori del Politecnico sostiene: «Forse Profumo ha semplicemente cambiato idea. Qualche mese fa credeva nell’autonomia responsabile delle università e nella libertà degli atenei. Ora invece pensa che gestire in modo  democratico un’istituzione universitaria sia un errore, da perseguire per vie legali».
La confusione prodotta dal rapido passaggio di Profumo da rettore a ministro, con una schizofrenica parentesi alla presidenza del Cnr, conosce dunque un nuovo capitolo. Il segnale è rivolto alla maggioranza degli atenei, impegnata nella faticosa ricerca di un equilibrio tra l’accentramento dei poteri conferito al rettore dalla riforma e la necessità di garantire la rappresentanza alle componenti della vita universitaria.
«Che al Miur regni la confusione più assoluta lo avevamo capito – commenta Domenico Pantaleo, segretario Flc-Cgil – La scelta di mantenere in piedi l’impianto gelminiamo della legge ha prodotto un cortocircuito. È insostenibile procedere in questa direzione». Esprime rammarico Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd in commissione cultura alla Camera: «Avevo valutato favorevolmente la scelta operata dal Politecnico che, pur muovendosi nel rispetto della legge, declinava democraticamente la composizione del Cda. Con una legge che depotenzia il ruolo del Senato accademico, la scelta dei membri del cda è dirimente, visto che è l’organo che decide la politica dell’ateneo. Mi stupisce questa decisione di Profumo contro uno statuto da lui emanato».

Circola anche un’altra ipotesi: che Profumo sia prigioniero della burocrazia ministeriale che lo ha spinto a prendere una posizione contro il suo stesso ateneo. Poteva scegliere una posizione politica. Ha scelto di garantire la continuità con il governo precedente.