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Professore taci, il preside ti ascolta

Insegnanti come i magistrati: il Pdl vuole punizioni esemplari per quelli «politicizzati» Arriva alla camera la proposta di legge del responsabile scuola Pdl Garagnani: «Basta con la propaganda della Cgil, sì al catechismo in aula». I sindacati stavolta unanimi: «Un’idea delirante»

I professori che fanno «propaganda politica o ideologica» nelle scuole potranno essere puniti con la sospensione dell’insegnamento da 1 a 3 mesi. A vigilare sulla purezza delle lezioni in classe il dirigente scolastico.

La proposta di legge di Fabio Garagnani – deputato emiliano del Pdl e responsabile scuola del partito di Berlusconi – appena depositata in commissione cultura alla camera traduce alla lettera l’attacco del premier ai professori che «vogliono inculcare negli alunni principi che sono il contrario di quelli dei genitori».

L’idea è semplice. Se alle famiglie non piace un insegnante spifferano al preside qualche frase sgradita e parte l’inchiesta. Già che c’era, la modifica di Garagnani al testo unico sulla scuola del 1994 specifica anche che l’insegnamento della religione cattolica non può essere considerato semplicemente «lo studio della storia delle religioni». La pena prevista, sospensione fino a 90 giorni, è particolarmente aspra (attualmente il massimo è 6 mesi).Per dare un nome e cognome ai destinatari di questa legge, Garagnani specifica che «soprattutto in Emilia Romagna ci sono troppi professori della Cgil che fanno propaganda politica».

Il vulcanico deputato del Pdl non è nuovo a sparate di questo genere. Nel 2002 voleva denunciare per abuso d’ufficio i docenti che criticavano l’allora ministra Moratti (nel mirino anche i volantini sindacali nelle bacheche scolastiche). Praticamente da sempre l’onorevole ha nel mirino la laicità nelle aule: «L’egemonia della sinistra sulla cultura. E in particolare sulla storia» (parole sue) è quasi un’ossessione.
Le proposte di legge che ha depositato alla camera sono quasi un vademecum di un berlusconiano a la page: c’è il buono scuola a favore delle scuole private, una riforma dei programmi scolastici basata sulla centralità delle «radici giudaico-cristiane», una commissione di inchiesta sui delitti dei partigiani tra il ’44 e il ’48, il divieto di burqa (e caschi) in luoghi aperti o manifestazioni, una revisione manicomiale della «legge Basaglia», il bollino di idoneità «greco-romana, ebraica e cristiana» sui libri di storia, la separazione delle carriere e la responsabilità civile dei magistrati.

L’apoteosi (non a caso) è l’introduzione nel codice penale del reato «di vilipendio a una Divinità o confessione religiosa». Dove per confessione religiosa, attenzione, si intende: a) quella cattolica, b) quelle previste nell’8xmille, c) quelle riconosciute per via amministrative o con ministri di culto certificati. In breve, i maiali leghisti sui terreni delle moschee non “vilipendono” nessuno e abbasso Buddha.

Fino a pochi anni fa sparate come queste erano fenomeni da baraccone locali. Fiammate stemperate dal presunto liberalismo forzista. Ma ormai nell’immaginario berlusconiano magistrati e insegnanti vanno messi entrambi nell’ultimo girone dell’Inferno. Archetipi del male assoluto.

La proposta Garagnani, per una volta, mette d’accordo tutti i sindacati della scuola. Una scuola pubblica e statale, va ricordato, scelta e frequentata dal 93% dei ragazzi italiani. Nella scuola statale lavorano 1.100mila addetti, contro i 170mila delle scuole non statali (incluse le comunali). Per Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil «l’ultima esternazione di Garagnani è delirante, per usare un eufemismo. Abbia rispetto per gli insegnanti tutti e per la loro funzione e abbia rispetto per la Cgil, una organizzazione sindacale che ha fatto della difesa dei valori costituzionali un punto identitario». Mentre Francesco Scrima, segretario della Cisl-scuola, invita l’onorevole ad andare a… « studiare» .

Che Garagnani sia un anticomunista doc non ci piove. Ma sottovalutare uscite come questa (o come quella, recente, dell’onorevole Carlucci sui libri di testo ideologizzati) sarebbe sbagliato. Negli anni scorsi Garagnani si era dannato l’anima per introdurre per legge l’obbligo di festeggiare in tutte le scuole la caduta del muro di Berlino. Nel 2005 quel sogno è diventato realtà: una legge del 16 aprile ha santificato il 9 novembre come il «giorno della libertà». E non è inusuale che nelle scuole ci siano legittimi e legalizzati momenti di approfondimento contro tutti i totalitarismi.