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FranciaEuropa

Processo di un crimine antisemita

Il 13 febbraio 2006, un ragazzo di 23 anni, Ilan Halimi, viene ritrovato agonizzante vicino alla stazione di una cittadina della lontana periferia parigina. Ilan Halimi morirà poco dopo. Il ragazzo, che vendeva telefonini in un negozio di boulevard Voltaire, era stato rapito dalla “banda dei barbari” il 20 gennaio. Una ragazza iraniana aveva fatto da esca. Il “cervello” della banda è un uomo di 28 anni, Youssouf Fofana, originario della Costa d’Avorio. Da stamattina, 18 ragazzi e 9 ragazze sono giudicati a Parigi, dal tribunale dei minorenni (perché due di loro erano minorenni al momento dei fatti). Sono accusati di associazione di malfattori, di assassinio con atti di tortura e di barbarie. Con l’aggravante dell’antisemitismo.  Fofana aveva programmato un sequestro per estorcere del denaro. Nel corso delle trattative, mentre Ilan era ostaggio, aveva chiesto 450mila euro di riscatto. Aveva scelto la sua preda perché era ebrea, sulla base di un pregiudizio diffuso: aveva scelto la bella ragazza come esca, l’aveva accompagnata in “un quartiere ebraico” e le aveva spiegato di “voler prendere uno degli ebrei in ostaggio poiché gli ebrei sono solidali tra loro e pagheranno”.  Ilan aveva seguito la ragazza, che lo aveva invitato a bere un bicchiere a casa sua, in una cittadina della periferia. Ma un gruppo di giovani incappucciati lo aveva sequestrato. Seguiranno tre settimane terribili, di torture e umiliazioni, fino all’ultimo atto, l’assassinio, quando il capo della banda, Fofana, si rende conto che non riceverà il riscatto e deve sbarazzarsi dell’ostaggio diventato ingombrante. Ilan Halimi ha trascorso tre settimane sequestrato in un appartamento a Bagneux, molti sapevano, ma nessuno ha avuto il coraggio di rompere l’omertà.
Questo crimine aveva suscitato un’enorme emozione in Francia. Una grande manifestazione aveva attraversato Parigi dopo la scoperta del corpo torturato e senza vita di Ilan Halimi. Secondo il sociologo Michel Wieviorka, in questo assassinio “estremo e raro, il principale movente è il denaro e l’antisemitismo sovraccarica questo atto. All’inizio non si tratta di esprimere l’odio verso gli erbei. Ma il pregiudizio antisemita è evidente”. Per il sociologo Didier Lapeyronnie, “l’atto in sé è motivato dal denaro, ma è stato alimentato da un antisemitismo evidente: gli ebrei sarebbero ricchi, solidali, comunitari”. Un “socialismo degli imbecilli” diffuso tra i giovani dei quartieri difficili, che “trova le sue origini – spiega Lapeyronnie –  nelle condizioni sociali e nel vuoto politico che regnano in alcune

periferie”.