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losangelista

Prisons Inc.

Fa notizia in questi giorni il rilascio anticipato di migliaia di detenuti in California. Una  singolare inversione di tendenza e vera e propria bestemmia nel panorama politico di un paese la cui deriva giustizialista negli ultimi 30 anni ha prodotto il piu’ alto tasso di carcerazione al mondo. Dove per  giustizialismo si intende la criminalizzazione come universale palliativo nell’assenza di sensate politiche sociali.  Gli Stati Uniti hanno il 5% della popolazione mondiale e il 15% dei detenuti grazie all’imperante retorica del hard-on crime, dell’ordine pubblico a tutti i costi, che in California ha prodotto le famigerate leggi 3 strike che impongono maxisentenze obbligatorie dopo tre condanne per infrazioni anche non violente. Il risultato e’  una faraonica infrastruttura della liberta’ vigilata e il boom delle prigioni che per anni hanno costituito uno  dei settori economici di massima crescita.  Negli anni ’90 il settore penitenziario e’ stato un nuovo Eldorado e l’ultima spiaggia per certe localita’ dell’ hinterland sottosviluppato dove la costruzione di una nuova prigione (pubblica o privata) poteva significare centinaia di impieghi e fare la fortuna di un comune o una contea. Ma lo scoppio della bolla liberista ha svelato l’amara realta’ di forzieri pubblici svuotati da anni di demagogia del ‘meno tasse’ e al pettine sono venuti anche i costi di manutenzione di un gulag costruito in gran parte per “ospitare” piccola criminalita’ legata agli stupefacenti. Si da il caso, come hanno scoperto amminsitratori alle prese con bilanci in bancarotta, che mantenere le 170000 persone detenute nelle 33 prigioni dello stato (piu’ una ventina di riformatori e campi di lavoro – un numero triplicato dal 1980) costa una montagna di soldi – una cosa come $10 miliardi l’anno (anche quetso il triplo di quello che si spendeva nel 1998) – ovvero, come da un po’ di tempo in qua va sottolineando anche il governatore Schwarzenegger, piu’ di quello che si spende per le scuole. Ecco dunque l’eretica idea di sfoltire la popolazione carcerata raccorciando le pene piu’ lievi, subito accolta da un prevedibile stracciamento di vesti. Il fatto e’ che con politiche penali sempre piu’ severe e la manipolazione dell’opinione pubblica il cosiddetto prison-industrial complex era assurto a florido settore economico in cui lavorano 70000 impiegati fra cariche politiche, amministratori, funzionari e guardie carcerarie – il cui sindacato e’ il piu’ potente della California e la sua piu’ efficace lobby politica. Col successivo sviluppo di un’altrettanto redditizio  settore privato ad affiancare i penitenziari statali,  i detenuti sono diventati materia prima di un eccellente business pubblicamente finanziato. La fotografia di una societa’ polarizzata, in cui la criminalizzazione delle ha sostituito l’integrazione dele classi emarginate e il mercato ha preso il posto del patto sociale. Ma recentemente col mercato che schricchiola il “business model” si e’ incrinato; le corti federali (solite dirigiste) ad esempio hanno intimato alla California  di fornire servizi sanitari di “livello costituzionale” ai propri prigionieri al costo di ulteriori $8 miliardi ed improvvisamente i politici hanno scoperto una insospettata misura di compassione d fino a contemplare l’impensabile – scarcerare  i detenuti.