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Primarie Repubblicane: Inizio della fine di Trump?

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Non poteva esserci scenografia migliore per il teatro politico che è il dibattito presidenziale della Reagan Library, l’altisonante nome della biblioteca presidenziale dell’ex presidente sulle colline di Simi Valley a 50 km da Los Angeles. Nella “dismaland” perfettamente kitsch trasformata in memoriale del presidente-attore i libri per il dire vero latitano  ma c’è una trancio di muro di Berlino, spaesato sotto il sole californiano a celebrare la guerra fredda “vinta” dal cowboy castiga comunisti . E c’è il vecchio Air Force One, l’aereo presidenziale parcheggiato nell’atrio davanti al quale si sono allineati 11 pretendenti alla nomination repubblicana (4 fanalini di coda nei sondaggi si erano precedentemente affrontati in un dibattito “minore”). Una vera processione di conservatori che hanno fatto a gara ad elogiare il titolare del santuario repubblicano e a superarsi in proclami retrogradi: il  mutamento climatico (un invenzione socialista), l’aborto (un complotto di trafficanti di organi), l’accordo con l’Iran (un tradimento di Israele), la riforma sanitaria (un ordito bolscevico), i matrimoni gay (un alto tradimento della corte suprema). I moderatori hanno fatto del loro meglio per scatenare la rissa in diretta, invitando ognuno a controbattere recenti denigrazioni sul conto di ognuno da parte del qui presente Donald Trump. Il miliardario screanzato ha subito assecondato elargendo altri insulti “on demand” per la gioia della CNN che si sfregava le mani per i ratings. Rand Paul e Jeb Bush hanno tentato di rispondere per le rime; Carly Fiorina c’è riuscita salendo più degli altri nelle quotazioni. Poi però le cose si sono calmate e Trump ha finito per fare la figura mediocre dello sbruffone d’ordinanza – si è intravista una possibile (e dagli avversari tanto attesa) caduta per logorio di formato. In un momento di slancio Trump si è scagliato contro i vaccini “propinati ai neonati con siringhe da cavallo che li fanno diventare autistici”. Ancora peggio i due medici sul palco, Rand Paul e Ben Carson, non lo hanno del tutto contraddetto pur di non perdere il supporto delle frange complottiste. Un Bush imbelle come mai ha ammesso di aver fumato una canna da giovane, provocando, di questi tempi di semi legalizzazione, al massimo una risatina di circostanza. Soprattutto è rimasto lo spettacolo di un partito che con in campo ben 15 candidati alle primarie, trasmette un segnale inequivocabile di sbando – specie considerando la sfilza di sconfitte politiche inanellate quest’anno pur avendo maggioranze in entrambe le camere del congresso. Eppure, a scanso di eccessivo compiacimento, malgrado tutto questo non è stata alla fine impossibile immaginare che uno di questi possa alla fine battere una Hillary Clinton tutt’altro che invincibile.