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Antiviolenza

Prima la sposa e poi l’ammazza

Come da manuale: lui e lei stanno insieme, sono una coppia, poi nasce un figlio, ma lui comincia a maltrattarla, a picchiarla, fino a quando lei non si stufa e se ne va. Lui allora perde il controllo, la sua identità di maschio dominante è gravemente minacciata dall’assenza della sua vittima prediletta e comincia a perseguitarla, a controllarla da lontano, fino a quando non decide di agire: l’aspetta fuori dal lavoro, la costringe a seguirlo, la violenta. Lei ha il coraggio di denunciarlo e lo sbatte in galera, ma non ce la fa, alla fine crolla e accetta il compromesso: viene convinta dall’avvocato che difende il suo aguzzino, e che pur di liberare il suo cliente mette a grave rischio la vita della donna, a ritirare la denuncia in cambio di un matrimonio riparatore: la pace. Lei lo fa, e lo fa perché pensa che forse dopo tutto è cambiato o può cambiare, lo fa perché ha un bambino e comunque quello è suo padre, lo fa nella speranza vana che forse  lei potrà, da ora in poi, controllare le cause degli scoppi d’ira del suo torturatore, lo fa perché non si rende conto che è in pericolo di vita, e non si rende conto del rischio: è diventata una donna resilente, abituata ad adeguarsi al pericolo costante, tanto da non riconoscerlo più. Ma non è una storia inventata questa, è una delle tantissime storie di violenza che nel mondo si concludono con un femicidio. E’ successo oggi, nella Giornata Internazionale dei Diritti Umani, a Carla Figueroa, 19 anni, uccisa dal suo novello sposo, Marcelo Tomaselli, 23 anni, nonché padre del suo bambino di due anni, che una volta uscito dal carcere ha ucciso la donna colpendola al collo e al torace con numerose coltellate, davanti al figlioletto dopo un mese e mezzo di matrimonio. Il fatto è successo a General Pico, nella provincia di Buenos Aires, in Argentina, a conclusione di una relazione cominciata 4 anni prima, un rapporto “conflittuale” che sembrava concluso 9 mesi fa, quando Carla aveva deciso di andarsene. La donna forse non aveva previsto che l’uomo l’avrebbe perseguitata fino allo stupro sotto la minaccia di un arma, un reato con cui in Argentina si rischiano dagli otto ai 20 anni di carcere, e soprattutto non aveva capito che a rischio c’era la sua vita. Senza protezione e senza tutela per le donne che subiscono violenza in casa, da mariti, partner, ex fidanzati, quante Carle dobbiamo ancora vedere prima che questo scempio finisca una volte per tutte?