closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Bar Condicio

Povertà culturale e scomparsa dei giornali #riaprirelunita

Dedichiamo un brindisi augurale ai colleghi dell’Unità, che in queste ore stanno sostenendo una dura battaglia per la riapertura del quotidiano fondato da Gramsci. Il tempo passa, i giornali, com’è naturale, nascono e muoiono. Da Gutenberg a Murdoch, è sempre stato così. Ma oggi occorre una riflessione più ampia, visto che sono sempre di più le teste che se ne vanno e sempre meno quelle che nascono e, soprattutto, vivono per anni. Non si può fare a meno di mettere in relazione la scomparsa dei giornali con il progressivo impoverimento culturale del dibattito politico, che oggi raggiunge le vette del sublime con la questione dell’estetista di Alessandra Moretti. I giornali di partito avevano una funzione importante oltre a quella di informare i lettori: aprire dei dibattiti interni, spesso laceranti, ma molto profondi. Sulle grandi questioni sociali, economiche, strategiche. Erano luoghi di confronto e di idee. Erano la trasposizione stampata della vita di un partito. Oggi no. I partiti, persino quelli popolari, tendono sempre di più alla personalizzazione (è la ‘grande’ vittoria culturale del berlusconismo, che ha sbancato anche dall’altra parte della barricata) e il dibattito interno è ridotto ad una rissa a colpi di slogan. Dura il tempo di un tweet e si consuma in un niente temporale. Ma produce effetti duraturi, come dimostra l’astensione record registrata nelle ultime tornate elettorali. L’automatismo ‘affermazione di internet-scomparsa della carta stampata’ è una solenne castroneria spacciata per visione da guru che hanno interessi nel web. I media hanno sempre interagito tra di loro, trovando spazi ed equilibri ad ogni innovazione tecnologica. Come i quotidiani non sono scomparsi dopo l’arrivo della radio, la quale è ben sopravvissuta all’avvento della televisione, così il web non provocherà l’estinzione dei quotidiani. Un cambiamento, certo, non la sparizione. Per fortuna. Ecco perché la crisi dei giornali è la crisi stessa della politica. Ecco perché riaprire l’Unità (ed Europa) non è solo un dovere politico, ma una necessità culturale. Su basi nuove. E solide, non salvando il ‘marchio’ e gettando a mare giornalisti e poligrafici. Cin!