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Quinto Stato

Fornero: posto fisso, illusione per molti, ma non per tutti

Qualcuno, su twitter, ha proposto di «fare il test antidoping» al governo Monti dopo le affermazioni dell’insospettabile ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri:

«Gli italiani sono fermi, come struttura mentale, al posto fisso, nella stessa città e magari accanto a mamma e papà, ma occorre fare un salto culturale».

Ma questa non è, forse, una questione di alterazione delle coscienze, nè solo di «cinismo» che da più parti – a sinistra, da Diliberto a Bonelli – viene rinfacciato al governo. La campagna contro il «posto fisso», iniziata dal presidente del Consiglio Monti (ha cercato di calmare le acque, inutilmente), è totalmente sfuggita di mano agli spin-doctors che alimentano l’immagine di un governo austero, l’avatar dei riformatori lombardi di fine Settecento alla Melzi D’Eril che trattavano sprezzantemente il «popolo» come il legno storto dell’umanità.

Nel memorabile ritratto che ne fece Giulio Bollati ne “L’Italiano“, si capisce che non ebbero alcun riscontro, quei riformatori senza popolo, isolati moralisti bistrattati da austriaci e francesi (ogni analogia con l’oggi è casuale). In compenso diventarono il simbolo di una certa «classe dirigente», inflessibile sui principi, insofferente dei limiti altrui e amante del progetto di un paese ideale senza riscontro nella realtà: erano i teorici dell’«Italia senza gli italiani».

Come quella casta di patrizi illuminati, anche gli esponenti del governo Monti – molti dei quali sono professori ordinari all’università – pensano di usare lo stesso approccio: stigmatizzare i «costumi» degli italiani, veri o presunti, per imporre una scossa antropologica al loro destino di lazzaroni, sfigati, falliti o, per essere generosi (qualità che sembra mancare a questo governo) “sfortunati”.

Oggi questo approccio sta producendo contraccolpi imprevedibili e rivelatori. Prendiamo la dichiarazione del ministro del Welfare Elsa Fornero che, sempre ieri dalla natìa Torino, ha messo un altro carico da novanta sull’ossessione sul posto fisso:

«Uno degli scopi di questo governo è spalmare le tutele su tutti. Chi oggi promette un posto fisso a vita promette facili illusioni».

Questa frase è composta da due concetti: il primo sarebbe positivo, visto che è difficile immaginare di assumere a tempo indeterminato un esercito di 3,315.580 precari (con busta paga media di 836 euro), dati della Cgia di Mestre. Ma, affiancato alla condanna delle illusioni delle garanzie a vita, assume un altro significato: sono i figli degli altri a dovere abbandonare queste illusioni, non quelli dei ministri in carica.

Dopo il caso di Michel Martone è infatti spuntato quello della figlia di Elsa Fornero e Mario Deaglio, entrambi ordinari. Si chiama Silvia Deaglio, e incarna quello che il ministro Cancellieri scongiura: il posto fisso accanto a mamma e papà. Professore associato in genetica medica all’università di Torino, la stessa dove lavorano madre e padre, Silvia Deaglio ha un Cv di 21 pagine e 93 pubblicazioni. La sua biografia è stata ricostruita dal blog «demata» che ha raccolto notizie apparse sullo «Spiffero», su «Dagospia» e sul «popolo viola».

L’indagine non si è soffermata sul Cv, quanto sulla carriera sprint della figlia d’arte. Nel suo «biographical sketch», risaltano diverse anomalie: quella di una dottoranda (2002-2006) che, nel gennaio 2005 diventa «assistant professor», cioè ricercatrice (poi confermata il 1 gennaio 2008). Nello stesso periodo, la figlia di Elsa Fornero lavorava come «Instructor» e «Visiting Professor» a Harvard.

Avrebbe dunque assunto tre cariche: dottoranda, ricercatrice e professore, disattendendo al divieto di cumulo del dottorato con altri assegni. Gli incarichi possono esserle stati conferiti nell’ambito del dottorato, ma ci si chiede con quali titoli una dottoranda, sia pur meritevole, possa avere vinto un concorso da ricercatrice. Nel 2010 la figlia di Elsa Fornero è diventata responsabile della Immunogenetics Research Unit torinese finanziata dalla HuGef, una fondazione della Compagnia di San Paolo, di cui sua madre Elsa è stata vicepresidente dal 2008 al 2010. Ultima curiosità: il numero di insegnamenti ricoperti dalla professoressa Deaglio: sarebbero 7.

Sorge il sospetto che, oggi, sono le mamme al governo a volere, solo per i propri figli, il posto fisso accanto a loro.