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FranciaEuropa

“Porte chiuse sul Net”: risultati scontati

Si è concluso l’esperimento “Porte chiuse sul net” dei cinque giornalisti radiofonici (cinque radio francofone: France Inter, France Info, Radio Canada, Rsf svizzera e Rtbf belga), che per cinque giorni, la scorsa settimana, si sono chiusi in una fattoria del Périgord, senza giornali, senza radio e senza collegamento Internet sui siti di informazione, per informarsi solo sulle reti sociali, Twiter e Facebook. Le conclusioni sono degne di monsieur de Lapalisse, cioè c’è stata conferma di quello che già tutti sapevano. La qualità dell’infomazione dipende dalla qualità della rete di collegamento. L’sperimento è stato un po’ falsato, perché mediatizzato. Cosi’, c’è stata una reazione che ha fatto si’ che dalle reti sociali sono arrivate maggiori informazioni. Secondo uno dei giornalisti che hanno partecipato all’esperimento, “c’è un’enrome differenza tra le informazioni trattate dai giornalisti e quelle messe in evidenza su Twitter, che interessano la gente. E questo pone dei problemi”. C’è stato molto rumore su una esplosione a Lille, che in realtà era un forte boato, che sembra essere stato prodotto da un aereo. Una notizia che per i media tradizionali non è quasi degna di nota. La conclusione più interessante è che non c’è vera rivalità tra i media tradizionali e le reti sociali: i primi sono produttori di “notizie”, mentre   i secondi sono soprattutto dei “vettori”, dei canali di diffusione. A volte importantissimi, come si è visto con il terremoto a Haiti, per esempio. Quello che risulta è che sul net è diffiicle mettere in prospettiva le notizie. In sostanza, l’esperimento conferma che i media tradizionali hanno ancora uno spazio vitale: quello di approfondire, spiegare, inserire l’ultima informazione in un contesto più ampio, per capirla.