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«Porcellum bis», l’ira degli esclusi sulla legge elettorale

Gli sherpa di Pd, Pdl e Udc vanno avanti sulle riforme costituzionali e sul «porcellum bis». Certo il conforto del capo dello stato dovrebbe far gonfiare le vele dei «riformatori» ma in realtà la situazione è critica ancora prima di cominciare.

Prima di tutto per ragioni interne al Pdl. Tutti i critici di Alfano (ex An ma anche ex forzisti) sono usciti allo scoperto e usano il presunto accordo del segretario con Bersani e Casini sul «porcellum bis» per demolire una leadership ancora tutta da digerire. Capifila i «colonnelli-generali» Altero Matteoli e Ignazio La Russa, che nella riforma vedono troppe concessioni all’Udc e di conseguenza temono un ridimensionamento cospicuo del proprio peso politico.

Ancora ieri Violante, Quagliariello, Adornato, Pisicchio e Bocchino si sono visti per due ore a Roma per limare almeno il testo “definitivo” delle riforme costituzionali: nove nuovi articoli della Carta da presentare al senato.

Ma nella riunione sulla legge elettorale è piombato a sorpresa proprio La Russa che, di fatto, ha scavalcato Quagliariello rimettendo in discussione praticamente tutti i punti dell’intesa: collegi, consistenza del premio di maggioranza, percentuale della quota proporzionale, metodo di ripartizione, etc. Malumori non isolati. Anche la galassia forzista è esplosa, come dimostrano le mille liste «forza qualcosa» in rampa di lancio alle amministrative. Alfano prova a correre ai ripari e ha convocato per il 3 aprile un ufficio di presidenza del Pdl.

Non meglio sta il Pd, da sempre diviso su alleanze e legge elettorale. Grazie allo scontro con Monti sull’articolo 18 che ha ricompattato tutti, per ora la discussione sul «porcellum bis» scorre sotto traccia. In pochi, e tra questi il prodiano Arturo Parisi che minaccia addirittura la scissione, contestano apertamente il segretario.

Sul piede di guerra, invece, Lega e Idv («dal porcellum al bordellum», sintetizza Donadi), perché la riforma (con sbarramenti molto alti, sia palesi che occulti) è scritta appositamente per cancellarli dalla faccia della terra. E anche Vendola critica un’operazione che, nel migliore dei casi, lo renderebbe un puro ornamento nel listone democratico.

A sinistra sprizza gioia Rifondazione, che con la legge attuale probabilmente sarebbe di nuovo esclusa dal parlamento: Ferrero giudica «positivamente» l’accordo ed esulta per la (possibile) fine del bipolarismo coatto.

Nel merito, una delle poche cose sulle quali sembra sia stata raggiunta una sorta di intesa di massima tra gli imbarazzatissimi partiti sostenitori del «porcellum bis» è quella del collegio unico nazionale. Tutto in alto mare, invece, sul premio di maggioranza e sulla sua ripartizione tra il primo e il secondo partito. Niente accordo nemmeno sul nome del premier sulla scheda (Pd è contrario). Sulla soglia di sbarramento circolano ipotesi varie: si dice il 5%. E’ molto alta, circa 1,5 mln di voti (attualmente è al 2% per chi è coalizzato).

Gli «sherpa» lavorano in queste condizioni. E intendono chiudere la bozza entro la prossima settimana.

dal manifesto del 29 marzo 2012